"Jannik è un tipo focoso, ma sa gestire le emozioni. E quei piccoli crolli? Dobbiamo imparare a conviverci". Simone Vagnozzi racconta così il numero uno del mondo in una lunga intervista concessa a Walter Veltroni sul Corriere della Sera. Il tecnico marchigiano, che segue Jannik Sinner dal 2022 insieme a Darren Cahill, ripercorre il cammino che lo ha portato da Castorano, piccolo paese dell'Ascolano, fino al tetto del tennis mondiale. "Ci ho pensato migliaia di volte. Nella vita ci sono tremila incroci e seimila coincidenze che possono decidere il tuo destino — racconta Vagnozzi, ricordando gli inizi — Con mio padre passavo davanti a un piccolo circolo di tennis e un giorno gli dissi che volevo provare quel gioco. Da lì mi è venuta la febbre del tennis”.
L'incontro con Sinner arriva grazie al manager Alex Vittur: "Mi chiamò nel 2022 quando Jannik decise di separarsi da Piatti. Mi misero in prova ma, evidentemente, ha funzionato". Fin dal primo confronto capisce quale fosse l'obiettivo del campione azzurro: "Speravo non mi dicesse che era contento di essere il numero 10 del mondo. Così non fu. Voleva diventare il numero uno”.
Secondo Vagnozzi, il salto di qualità è stato soprattutto mentale e tattico: "Era già un fenomeno, ma gli mancava flessibilità — spiega l’ascolano — Oggi sono cambiati il servizio, la gestione del punto, il gioco a rete, la capacità di leggere gli avversari. Tutto questo è frutto di tanto lavoro". Un merito che attribuisce anche alla disponibilità del suo allievo: "Forse in cinque anni avrò dovuto motivarlo due o tre volte. È sempre il primo a voler migliorare e la sua qualità più grande è circondarsi di persone che gli dicano quello che non vuole sentirsi dire”.
L'allenatore affronta poi uno dei temi più discussi degli ultimi mesi, i malori accusati da Sinner durante alcune partite: "Non penso ci sia una sola causa. Caldo, stanchezza e tensione possono sommarsi. Sono stati quattro episodi in cinque anni e dobbiamo convivere con questa situazione, cercando di limitarla". Per Vagnozzi il carattere del campione resta però la sua arma migliore: "Jannik non molla mai. Sa quanto si sacrifica ogni giorno e questo gli dà la forza di reagire sempre”. Infine una rivelazione sul carattere dell'altoatesino, spesso considerato glaciale: "In realtà è un tipo focoso. La differenza è che riesce a gestire molto bene le sue emozioni". E sul tennis non ha dubbi: "Può esistere un giocatore forte e stupido, ma non potrà mai esistere un campione stupido”.