Leonardo Fabbri arriva agli Europei di atletica (10-16 agosto a Birmingham)con la fiducia di chi oggi lancia più lontano di tutti. Atleta del Gruppo Sportivo dell’Aeronautica Militare, appena laureatosi campione italiano di lancio del peso con 22.43 metri, detiene la migliore misura mondiale dell’anno: 22.74 a Eugene. Numero uno del ranking di World Athletics, argento iridato nel 2023 e bronzo nel 2025, a Birmingham difenderà il titolo vinto a Roma nel 2024.
Si sente il favorito per gli Europei? È più difficile vincere o confermarsi?
«Sì, credo di essere il favorito, ma non voglio caricarmi di troppa pressione. Vincere è sempre difficile. Penso però che sia più complicato riuscirci la prima volta, perché affronti qualcosa che non hai mai fatto e non sai che cosa aspettarti. Quando hai già vinto, invece, sai di potercela fare e puoi richiamare le sensazioni positive vissute allora. A Roma fui aiutato anche dall’emozione di gareggiare in casa».
Come si arriva da Bagno a Ripoli, dove suo padre la portò su una pista di atletica a sei anni, a diventare il numero uno mondiale del lancio del peso?
«La strada è stata lunga, ma ci ho sempre creduto. Sono cresciuto in una casa nella quale si masticava sport: in televisione guardavamo sport o film. Ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi hanno sempre sostenuto e aiutato a credere in me, senza mettermi pressione. Mio padre conosceva bene Alessandro Andrei, mio primo allenatore, perché si erano allenati insieme, e fin da piccolo mi parlava del peso. Nella mia carriera ho commesso tanti errori, ma credo che tutte le cose negative mi abbiano aiutato a diventare l’atleta che sono oggi».
Quando ha capito che il lancio del peso sarebbe diventato la sua vita?
«Non c’è stato un momento preciso. Forse il passaggio decisivo risale al 2016: praticavo sia il peso sia il lancio del disco, poi Paolo Dal Soglio mi contattò. Ero ancora un civile dell’Atletica Firenze Marathon e si aprì la possibilità di entrare in un gruppo sportivo militare come pesista. Lo interpretai come un segno del destino. Quell’anno il peso mi piaceva di più e scelsi senza pensarci troppo. Sono molto istintivo: se una possibilità mi trasmette energia positiva, mi lascio andare e ci credo».
Chi è Paolo Dal Soglio per lei?
«È come un secondo padre, oltre che il mio allenatore. Mi ha dato tantissimo e insieme stiamo facendo cose incredibili. Quando decisi di affidarmi a lui non impiegai neppure cinque minuti a chiedermi se fosse la scelta giusta: mi fidai del mio istinto. Da allora ho continuato a crescere».
Che significato ha avuto la sconfitta olimpica di Parigi?
«Parigi significa tanto: è l’emblema di come non si debba affrontare una gara. Arrivai pieno di energie: avevo vinto tutte le gare e la settimana prima avevo battuto Ryan Crouser (americano suo primo rivale, poi oro olimpico, ndr). Il primo lancio, anche se nullo, mi piacque moltissimo: credo fosse vicino ai 23 metri e probabilmente mi avrebbe fatto vincere. Dopo quel nullo ebbi paura di sbagliare ancora e al secondo tentativo rallentai per controllare il gesto. Persi il ritmo e sbagliai anche il terzo. Al quarto recuperai, poi cominciò a piovere. Il primo lo rifarei nello stesso modo, perché in una finale bisogna rischiare; sono il secondo e il terzo che non gestii bene. È stata una lezione quel 5° posto».
Che cosa rappresentano i Giochi di Los Angeles 2028?
«L’occasione della vita. Quella per mettere una ciliegina davvero bella su ciò che ho costruito. Per quanto sto dimostrando, credo che questo percorso meriti quella ciliegina».
Cosa direbbe a un bambino che prende in mano un peso per la prima volta?
«Di divertirsi, credere in se stesso, fidarsi completamente dell’allenatore e godersi ogni allenamento, senza caricarsi di pressioni inutili. Ognuno ha le proprie passioni: capisco che il peso possa non sembrare lo sport più bello del mondo, ma è una disciplina che mi ha sempre divertito».
Quando esce dalla pedana cosa fa?
«Mi piace giocare a Fifa e sono molto nostalgico. Durante i Mondiali in Giappone ho ricominciato a collezionare le carte dei Pokemon, che compravo da bambino la domenica prima di andare a messa assieme ai miei genitori. E poi guardo tutti i film Disney: il mio preferito è Il Re Leone».