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All’asta il pallone della “mano di Dio”

di Andrea Fatibene domenica 9 agosto 2026

2' di lettura

Quel 22 giugno 1986 all’Estadio Azteca di Città del Messico Argentina e Inghilterra si sfidavano per la prima volta dopo la Guerra delle Falkland/Malvinas del 1982. Non era solo calcio, come ricorda bene chi ha vissuto quei momenti visti attraverso il vetro spesso e ricurvo delle Tv di allora, con l’immagine che sfarfallava per il sole accecante di Città del Messico e quel tubo catodico che scaldava ulteriormente le stanze affollate.

Bisogna aspettare l’inizio del secondo tempo per assistere alla storia. Al 51’ un rinvio incerto della difesa inglese alza un campanile inaspettato in aria. Diego Armando Maradona è l’unico che, per un istinto che qualcuno vorrebbe definire mistico, quel pallone se lo aspetta. In porta c’è Peter Shilton, un gigante di un metro e ottantacinque, ma col suo metro e sessantacinque di pura magia Diego salta e arriva prima del suo avversario sul pallone. È lo stesso Maradona, con quella frase entrata nel mito, a confessare più tardi: “Un po' con la testa di Maradona e un po' con la mano di Dio”. Appena quattro minuti dopo Diego regalerà al calcio i dieci secondi più poetici della sua storia, il “barrilete cósmico” che con quei sessanta metri di corsa e undici tocchi miracolosi, tutti col sinistro, beffò più di mezza Inghilterra, sedendo il portiere e segnando il gol del secolo. Il pallone che, mentre il mondo guardava sospeso lo storico quarto di finale dei Mondiali, Maradona sfiorò con il pugno nascosto sopra la testa, andrà all’asta dal 21 al 23 agosto tramite la casa d’aste texana Heritage Auctions. Una vendita evento che parte da un’offerta base di 2,5 milioni di dollari, ma con stime di aggiudicazione che puntano dritto a una cifra a otto zeri, sfiorando o potenzialmente anche superando i 10 milioni di dollari. Molto più di un semplice pezzo da collezionismo secondo Dan Imler, vicepresidente del settore sportivo di Heritage Auctions, che lo ha definito senza mezzi termini “il pallone più storico nel mondo del calcio”.

Il modello è un Adidas Azteca, il primo pallone interamente sintetico nella storia della competizione. Il design si ispirava ai murales e all’architettura azteca, ospite della manifestazione. E fu esattamente quel pezzo oggi all’asta a trascinare l’Argentina fino al titolo mondiale: una reliquia che promette di infrangere ogni record, arrivando a superare persino la maglia blu numero 10 che Maradona indossava in quella stessa partita, già venduta per la cifra capogiro di 9,3 milioni di dollari. D’altronde, quel pezzo incarna l’essenza più pura del campione che fu Maradona, un uomo dalla doppia anima al meglio esemplificata proprio da quel quarto di finale: in soli 4 minuti lo stesso pallone toccò il punto più alto della furberia popolana dello scugnizzo di Buenos Aires e il punto più alto, si direbbe divino, dell’arte calcistica. 

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