Non tutte le distanze nell’atletica si misurano allo stesso modo. Quelle dei fuoriclasse non hanno bisogno di centimetri o metri. Per Nadia Battocletti il metro è il tempo che passa prima che decida di vincere. Cinquemila o diecimila cambia poco: resta in gara, lascia consumare le altre, poi sceglie dove tutto deve finire. A Birmingham l’ha fatto due volte, con la naturalezza feroce dei più forti: controllano, aspettano, cambiano passo. Nessuno li segue.
Nei 10.000 Nadia ha chiuso in 31’41”17 governando la corsa. Megan Keith ha alzato il ritmo al settimo chilometro, Jana Van Lent ha allungato nell’ultimo, ma Battocletti le è rimasta accanto senza mostrare fatica. Poi, a circa 250 metri dal traguardo, la sentenza: accelerazione secca, falcata distesa e uno sguardo alle rivali come a dire «la più forte sono io». E la più forte è davvero lei. Argento a Maureen Koster, bronzo a Van Lent; Palmero quinta, Del Buono sesta. Tre giorni prima era accaduto lo stesso nei 5000: gara tattica, Nadia nascosta quanto basta e poi imprendibile negli ultimi 250 metri, oro in 15’37”84. Due finali, due cambi di marcia, due vittorie. Dopo Roma 2024, Battocletti ha centrato ancora la doppietta 5000-10.000: prima atleta della storia, uomini compresi, a riuscirci in due Europei consecutivi. Quattro gare e quattro ori: il continente ha una sola padrona. Sono distanze che da sempre appartengono agli altopiani africani, a campionesse cresciute dove l’aria è sottile e la corsa una cultura. Battocletti è la risposta europea a quel dominio. Anche lei viene dalle montagne, quelle della Val di Non: tra boschi e salite del Trentino ha imparato a trasformare ogni molecola di ossigeno nella distanza tra sé e le altre. Gli argenti olimpico e mondiale nei 10.000 e il bronzo iridato nei 5000 dicono che l’Europa è ormai un confine da superare. «Mi rendo conto che, al di là dei risultati, c’è la risposta delle persone che mi seguono. Mi hanno sempre insegnato a fare del bene e la vita migliora se sei circondata da persone felici. Trovo la forza nelle loro parole. Devo ringraziare la mia famiglia e tutto il mio staff».
NOTTE MAGICA
In una notte così soltanto Gianmarco Tamberi poteva salire più in alto. Gimbo ha superato 2,32 al secondo tentativo e si è preso il quarto titolo europeo, il terzo consecutivo. Poi ha alzato il pettorale: «Guess who is back?!». Indovinate chi è tornato. Il re ha rimesso la corona e ha dedicato l’oro alla figlia Camilla, nel giorno del suo primo compleanno. Prima della finale le aveva promesso: «Tornerò a volare per te». Parola mantenuta. Alle sue spalle Oleh Doroshchuk, argento a 2,30, e Matteo Sioli, bronzo a 2,27 nonostante il problema muscolare che lo ha fermato. In tanta abbondanza rischia quasi di passare in secondo piano il bronzo di Fausto Desalu nei 200, tra l’altro arrivato quasi in contemporanea con il trionfo di Tamberi. Sarebbe un errore: il campione olimpico della staffetta di Tokyo ha conquistato una medaglia individuale in 20”26, terzo ex aequo con lo svizzero Timothé Mumenthaler dopo il fotofinish, che vale il coronamento di una carriera. Oggi tocca a Stano, Palmisano e Fortunato nella marcia; Iapichino nel lungo, Gerevini nell’eptathlon, Frattini nel giavellotto, Pieroni e Tavernini nell’alto, Diaz, Dallavalle e Biasutti nel triplo, Crippa, Guerra e Selvarolo nei 10.000, Arese nei 1500 e alle 4x100. Insomma, un classico Ferragosto italiano.