Jannik Sinner ha scelto ancora una volta la linea del silenzio. L’annuncio del forfait dagli US Open 2026, necessario per recuperare dal problema al ginocchio destro, ha chiarito la decisione ma non ha sciolto tutti i dubbi sulle sue condizioni. E nel tennis, a differenza di quanto accade spesso nel calcio, non è affatto una stranezza. Su Sinner si è parlato molto nelle ultime settimane proprio perché mancavano informazioni precise. Controlli, terapie e visite specialistiche hanno alimentato indiscrezioni, mentre il suo staff ha continuato a comunicare soltanto lo stretto necessario. L’ipotesi di una sindrome da sovraccarico al ginocchio destro è emersa da fonti esterne al giocatore e al suo entourage.
I primi problemi sarebbero comparsi dopo Wimbledon, quando Jannik ha ripreso ad allenarsi con maggiore intensità. La riservatezza, peraltro, non è una novità. Anche in occasione del precedente problema all’anca il numero uno del mondo aveva preferito non entrare nei dettagli. E non è l’unico. Nel tennis, salvo casi particolarmente seri, la comunicazione sugli infortuni resta spesso molto generica. Carlos Alcaraz, per esempio, in altre circostanze ha scelto di spiegare maggiormente la natura dei propri problemi fisici, ma non esiste un obbligo generale che imponga ai giocatori di rendere pubblici i propri dati sanitari.
La differenza rispetto al calcio è importante. Sinner è un professionista individuale e non deve rispondere a una società che comunica quotidianamente con tifosi, media e mercato. Per giustificare un ritiro o un forfait sono sufficienti le procedure previste dagli organismi del tennis. Il resto appartiene alla sfera personale dell’atleta. C'è poi una ragione strettamente sportiva: raccontare troppo può diventare un vantaggio per gli avversari. Sapere quale movimento provoca dolore, quale zona è più vulnerabile o quanto potrebbe durare lo stop può incidere sulla preparazione di una partita o sulla programmazione dei tornei. Nel caso di Sinner pesa infine anche il suo carattere. Ha sempre scelto poche parole e molta cautela quando si tratta della propria salute. Il mistero, quindi, non è necessariamente un mistero: nel tennis è spesso semplicemente una scelta di tutela.