Il ruggito del Cabroncito sconvolge gli equilibri della MotoGP e lancia un chiarissimo segnale al campionato. Con una prova di forza d’altri tempi, Marc Marquez domina ancora ad Aragon, ottavo successo, e si candida prepotentemente al ruolo di anti-Martín, ieri ancora opaco quinto come nella Sprint di sabato. Il fuoriclasse della Ducati, dopo aver piegato la resistenza iniziale di Marco Bezzecchi (3°) e Pedro Acosta (2°), ha imposto un ritmo insostenibile per chiunque, volando verso un trionfo in solitaria che riapre i giochi iridati. In top-10 Alex Marquez (4°), Fermin Aldeguer (6°), Fabio Di Giannantonio (7°), Enea Bastianini (8°), Diego Moreira (9°) e Brad Bender (10°). Complice il pesante zero di Pecco Bagnaia, rovinosamente caduto al sesto giro, lo spagnolo si porta ora a sole 19 lunghezze da Martín.
Un weekend trionfale per Borgo Panigale, in attesa di Misano (gara il 13 settembre) che contrasta con il «catenaccio» forzato dell’Aprilia, come lo ha definito l’ad di Noale, Massimo Rivola. Con la classifica cortissima, il Mondiale si accorcia a nove tappe ma con un esito apertissimo. Il cui esito sarà deciso dalla perfetta simbiosi tra il layout dei circuiti e le caratteristiche tecniche delle moto in pista.
PRONOSTICO
La Desmosedici parte con i favori del pronostico sui tracciati di stampo «stop-and-go», dove la stabilità dell'avantreno e la devastante potenza del motore fanno scuola. Al Red Bull Ring, per il GP d’Austria, i rettilinei interrotti da frenate a 90 gradi esalteranno la trazione della moto bolognese. Scenario analogo per il GP del Giappone a Motegi e il GP della Malesia a Sepang, piste nemiche del ritmo dove le furiose accelerazioni da marce basse esaltano l’anti-spin emiliano. Anche il GP del Qatar a Lusail, forte di un rettilineo principale da oltre un chilometro, spingerà al massimo i cavalli della rossa, capace di fare la differenza nei tratti velocissimi. La RS-GP di Noale risponderà colpo su colpo nei “feudi” della percorrenza pura e dell’efficienza aerodinamica. Il terreno di caccia ideale è il GP d’Australia a Phillip Island: un circuito privo di ripartenze da prima marcia e costellato di curvoni ad altissima velocità dove il carico dell’Aprilia promette di fare il vuoto.
Spazio alla fluidità ciclistica anche nel GP di Valencia al Ricardo Tormo: un “toboga” stretto e tormentato che, azzerando i lunghi rettilinei, premierà l’agilità nello stretto e la rapidità nei cambi di direzione della moto veneta. Infine, tre tappe si preannunciano come territori di totale equilibrio. Il GP a Misano alternerà frenate secche a un terzo settore da pelo sullo stomaco, mentre il GP d’Indonesia a Mandalika spaccherà a metà i favori tecnici tra un avvio tormentato e un finale guidato. L’incognita totale resta il GP del Portogallo a Portimão: le pendenze e i continui saliscendi della pista lusitana richiederanno un compromesso millimetrico tra la stabilità in discesa della Ducati e la percorrenza nei curvoni dell'Aprilia. Una guerra tecnica totale che decreterà il re del 2026.