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L’enorme differenza tra comprare e costruire

di Fabrizio Biasin martedì 1 settembre 2026

2' di lettura

Stasera chiude il carrozzone. Evviva. C’è chi pensa il contrario. C’è chi non riesce a stare senza mercato. C’è chi è triste. C’è chi adora il bla bla delle compravendite e ormai se ne fotte del campo. Non è un’esagerazione, è così per davvero. In genere costoro sono anche gli innamorati pazzi delle panzane mediatiche, quelle che ci hanno accompagnato per tutta l’estate. Sono osservatori malati, pensano che la forza di una squadra sia direttamente proporzionale al numero dei giocatori mossi in entrata e uscita e alla quantità di denaro investito. Compri una dozzina di giocatori?

Sei bravo e vuoi bene ai tuoi tifosi. Spendi cento milioni per un terzino e un attaccante? Sei un fenomeno. Prendi solo i giocatori necessari per completare l’organico secondo la regola sensatissima del “due pezzi per ruolo”? Sei un dirigente stitico che non fa sognare la sua gente. Tiri sul prezzo e aspetti il momento buono per risparmiare qualcosa? Ti devi vergognare. Hai costruito una rosa con sei centrocampisti? Ne servivano sette. Prendi il settimo? Ne servivano otto.

Il mercato è una malattia e confonde tutti quanti, persino coloro che dovrebbero avere un minimo di senno. Per tutta l’estate abbiamo celebrato la Fiorentina e il suo mercato cannibalesco, fatto di acquisti a raffica e movimenti infiniti. «Va’ che bravi a Firenze» e magari sarà anche così, ma al momento il risultato è una confusione che metà basta e va contro il comandamento più importante del direttore sportivo (questo sì troppo poco celebrato): esiste un’enorme differenza tra il comprare giocatori (anche fortissimi) e costruire rose logiche e di prospettiva. Far la spesa è semplice, soprattutto in presenza di grano, incastrare i pezzi invece contempla competenze che vanno oltre l’effetto scenico e prevedono l’acquisto di pezzi specifici che magari non grattano la panza al tifoso ma - pensa un po’ - portano risultati, ovvero tutto quello che conta.

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