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Kimi Antonelli, la fortuna del mito: non essere diventato ferrarista

di Paolo Macarti martedì 8 settembre 2026

3' di lettura

Kimi Andrea Antonelli, ovvero il nuovo fenomeno del Motorsport mondiale ripudiato dalla Ferrari quando aveva 13 anni e poi finito (fortunello lui...) in Mercedes, non ha totalizzato 26 sorpassi nella sua esaltante domenica di Monza. Ne ha centrato uno in più, fondamentale: non in pista ma nel cuore di tutti gli appassionati italiani. Al termine della rimonta incredibile con la quale ha infilato campioni del mondo come Verstappen, Hamilton e Norris e buggerato il rivale Russell, questo Peter Pan nato a Bologna nel 2006, anno in cui Alonso vinse il suo secondo titolo iridato, ha scalato il Paradiso e infiammato tutta Monza, anche quella vestita di rosso: ora ha 66 punti di vantaggio sul compagno di Mercedes e 76 su Sir Lewis e domenica prossima affronterà a cuor leggero il Gp di Madrid dopo essere stato celebrato sui giornali di mezzo mondo: in Francia l’Èquipe lo ha eletto “Re d’Italia”, in Germania e Inghilterra parlano di lui come di un “eroe” e di un “maestro”.

Giusto così. Il 27° sorpasso fatto nel cuore dei tifosi Ferrari è stato un qualcosa di emotivamente unico: Kimi ha sì realizzato un’impresa memorabile in pista riportando alla mente le gesta di Gilles Villeneuve, Ayrton Senna, Michael Schumacher e dello stesso Hamilton. Ma ha centrato quello che tutti pensavano impossibile nel cuore degli italiani, storicamente fedeli alla religione della Ferrari. Li ha ammaliati.

Per fortuna Kimi Antonelli non è (ancora) alla guida della Rossa di Maranello

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PETER PAN
Il fatto di guidare non una Rossa ma la monoposto rivale, ovvero la Mercedes, aveva inizialmente portato molti italiani a rimanere freddini nei confronti di questo Peter Pan perché Maranello era pur sempre qualcosa amare incondizionatamente anche se da 18 anni non arrivano mondiali.

A Monza, però, le due Rosse hanno inanellato l’ennesima figuraccia con un Leclerc da zero in condotta e un Hamilton, solo sesto e infuriato: «Voglio regole scritte, io sono corretto e Leclerc mi ha buttato fuori pista!», ha urlato l’inglese ai microfono di Sky UK.

La frattura fra i due piloti è ormai evidente, non cova più sotto le ceneri. E i tifosi della Ferrari hanno cominciato a scocciarsi. Questo disagio che si respira ai box della Ferrari sta avvilendo l’intero popolo delle Rosse sempre più attratto, gara dopo gara, da Kimi anche se costui indossa una tuta color argento e guida una Mercedes. A Monza è così avvenuta la storica conversione, il sorpasso emotivo di cui sopra: sono sembrati improvvisamente lontani i tempi in cui 150.000 tifosi Ferrari esultarono a Imola per l’uscita di pista di Riccardo Patrese (su Williams) a favore di una Ferrari pilotata dal francese Tambay. Quei fischi per Patrese segnarono uno spartiacque, i tifosi pensarono fosse giusto parteggiare sempre per una Rossa anche se alla guida c’era uno straniero.

Domenica si è verificata la nemesi: i fan accorsi sotto il podio, la maggioranza con maglietta rossa, hanno dimenticato d’incanto le disgrazie delle SF-26, rapiti da Kimi hanno dedicato “Sarà perché ti amo” a questo magnifico ventenne che incarna, con Sinner e Bezzecchi, la nuova generazione di fenomeni. Tutto cambia, quindi, tutto ruota anche in Formula 1 e se la Ferrari non si sveglia, non sanifica i rapporti fra Leclerc e Sir Lewis e, soprattutto, non costruisce una monoposto finalmente competitiva per il 2027, rischia di perdere i campionati e buona parte dei propri tifosi. Perché l’amore è eterno ma finché dura.

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