Ci sono campioni che appartengono alla storia dello sport e altri che, con il tempo, finiscono per diventare parte della memoria collettiva di una Nazione. Sandro Mazzola appartiene a questa seconda categoria. Con lui se ne va una leggenda del calcio, un campione straordinario che ha saputo scrivere pagine indimenticabili e, soprattutto, entrare nel cuore di più generazioni.
Il suo nome caro a tutti gli italiani per la indimenticata tragedia di Superga che mise fine al Grande Torino in cui perì anche suo padre, Valentino, è indissolubilmente legato a quello dell’Inter, di cui è stato bandiera, simbolo e anima per tanti anni e in senso più stretto alla Grande Inter di Helenio Herrera, una delle squadre che hanno fatto la storia del calcio italiano e internazionale. In quella formazione straordinaria, Mazzola rappresentava uno dei volti più riconoscibili e autorevoli, insieme a campioni come Giacinto Facchetti, Mario Corso, Luis Suárez, Tarcisio Burgnich, Armando Picchi e Jair. Era una squadra capace di unire talento, disciplina, personalità e spirito di gruppo, costruita da Herrera attorno a uomini diventati vere e proprie icone del calcio. E Mazzola ne fu protagonista assoluto: con la sua tecnica, la sua velocità e la sua capacità di essere decisivo nelle grandi partite contribuì a portare l’Inter ai vertici del calcio italiano ed europeo, conquistando Scudetti, Coppe dei Campioni e Coppe Intercontinentali.
Ma ridurre la sua grandezza all’elenco dei trofei sarebbe non solo impossibile ma anche ingiusto. Sandro Mazzola è stato molto di più: è stato un modo di interpretare il calcio, con classe, eleganza, intelligenza e quella capacità tutta sua di accendere la partita con una giocata, un inserimento, un gol. Sandro ha portato sulle spalle un cognome pesante, riuscendo però a costruire una storia tutta sua. Non è stato soltanto il figlio di una leggenda: è diventato, a sua volta, una leggenda. È stato anche un grande protagonista della Nazionale. Con la maglia azzurra ha rappresentato l’Italia nei momenti più importanti, fino alla conquista del titolo europeo nel 1968 e alla finale mondiale del 1970 in Messico. Anche lì, in quella squadra rimasta nella memoria di tutti. Ma forse ciò che resta più di ogni statistica, di ogni trofeo e di ogni fotografia è il ricordo dell’uomo che non aveva bisogno di atteggiamenti sopra le righe per imporsi. Bastavano il talento, il carattere e quella maglia nerazzurra.
Sandro Mazzola ha attraversato un’epoca irripetibile del calcio italiano, quando le grandi sfide sportive erano anche grandi racconti popolari, capaci di unire famiglie, generazioni e intere città. Per questo la sua scomparsa non riguarda soltanto il mondo del calcio: riguarda un pezzo della nostra storia. A chi come me ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente e vederlo giocare resteranno per sempre impresse le sue corse, i suoi gol, il suo stile. E a chi lo ha conosciuto attraverso i racconti resterà il mito di una delle grandi figure del nostro calcio. E resterà soprattutto una maglia, quella nerazzurra, e un nome che non smetterà di esserne simbolo.
Ciao Sandro, ciao bandiera eterna. E grazie per averci resi tanto felici.