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Jannik Sinner, il tam tam del cerchio magico: "A lui interessa solo una cosa"

di Carlo Galati martedì 22 settembre 2026

3' di lettura

Jannik Sinner fa 90, ma il traguardo ha il retrogusto di un conto alla rovescia. L’azzurro comincia la sua novantesima settimana complessiva da numero uno del mondo e consolida il posto tra i giganti: da quando il ranking computerizzato è stato introdotto, nel 1973, soltanto nove giocatori hanno trascorso più tempo di lui al comando. Ha già superato Lleyton Hewitt, fermo a 80, e ora vede Andre Agassi, nono a quota 101, ma l’altro dato che pesa, oggi, è un altro: i 1.810 punti di vantaggio rimasti su Alexander Zverev.

Sinner guida la classifica con 11.500 punti contro i 9.690 del tedesco, rinvigorito dal titolo conquistato allo US Open. Un margine ancora consistente e sufficiente a garantire a Jannik il primato almeno fino al 18 ottobre, ultimo giorno del Masters 1000 di Shanghai. Subito dopo, però, il trono del numero 1 al mondo potrebbe cambiare padrone. Da qui alle ATP Finals l’altoatesino deve difendere 3.550 punti: 500 a Pechino, 50 a Shanghai, 500 a Vienna, 1.000 a Parigi e i 1.500 del percorso immacolato a Torino. Zverev ne mette in scadenza appena 1.080: 100, 50, 330, 400 e 200 negli stessi cinque appuntamenti. La differenza è di 2.470 punti, più del vantaggio che oggi separa i due.

STORIA CAPOVOLTA

La Race, che considera soltanto i risultati del 2026, racconta una storia già capovolta. Sasha è davanti 8.650 a 7.950: settecento lunghezze che lo mettono in pole per chiudere l’anno al numero uno. Alcaraz, reduce da quattro mesi di stop per il polso, ha perso 1.600 punti allo US Open ed è fuori dai giochi: è terzo nel ranking con 5.560 punti, mentre nella Race è fermo a 4.050. Il duello d’autunno ha due soli protagonisti.

Ed è qui che entra in gioco la decisione più delicata. Sinner è iscritto all’ATP 500 di Pechino, al via il 30 settembre, ed è tornato ad allenarsi a Monte Carlo dopo le terapie al ginocchio destro, ma dal suo staff non è ancora arrivata la conferma definitiva della partenza per la Cina: l’obiettivo è rientrare, non farlo a qualsiasi costo. L’ultima partita ufficiale resta la finale di Wimbledon vinta il 12 luglio proprio su Zverev. Quasi ottanta giorni senza competizione sono una pausa lunga; trasformare il primo torneo in un esame decisivo per il primato sarebbe il modo peggiore per ritrovare ritmo. Saltare Pechino, tuttavia, significherebbe lasciare sul tavolo i 500 punti del titolo 2025 e presentarsi a Shanghai senza partite nelle gambe.

Se rinunciasse all’intera tournée asiatica, Sinner perderebbe 550 punti; Zverev, che in Cina ne difende soltanto 150, avrebbe invece spazio per guadagnarne fino a 1.350 rispetto allo scorso anno.
Per completare il sorpasso già dopo Shanghai, il tedesco dovrebbe vincere entrambi i tornei e Jannik raccogliere meno di 90 punti. Ovviamente è uno scenario estremo, ma non più impossibile.
La prudenza del team ha però ragioni solide. Dopo Pechino e Shanghai il programma prevede il Six Kings Slam a Riad, Vienna, Parigi e le ATP Finals di Torino: sei appuntamenti tra il 30 settembre e il 22 novembre, senza neppure considerare la Davis.

A Shanghai caldo e umidità possono diventare avversari da non sottovalutare soprattutto affidandosi alla memoria: un anno fa Sinner si ritirò per i crampi. Forzare ora il rientro per difendere la classifica potrebbe mettere a rischio tutto il resto. È il paradosso del numero uno: per conservarlo bisogna giocare, ma per restare il miglior Sinner bisogna anche saper aspettare. Le 90 settimane certificano ciò che Jannik è già stato, la scelta sulla Cina dirà quanto a lungo potrà restarlo.

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