Cambiano i circuiti, mutano le condizioni atmosferiche, si modificano le scelte tecniche ai box ma la scena è sempre la stessa: motori accesi e via, le Mercedes comandano con un’arroganza che livella tutta la Formula 1. Ovviamente stiamo parlando di una giornata, come quella di ieri, che ha visto solo due sessioni di prove libere a Baku, in attesa delle qualifiche di oggi (alle 14, diretta su Sky Sport) e della gara di domani (ore 13). Il gran premio d’Azerbaijan si correrà eccezionalmente di sabato per rispettare il giorno della memoria di questo lontano paese che ospita la F1. Dicevamo che nulla pare aver rovesciato i valori della pista visto che al primo e secondo posto si sono piazzate le due Frecce d’Argento che stanno surclassando la stagione (10 successi in 14 gare).
Per una volta non c’è il nostro Kimi Antonelli a guidare i tempi bensì il suo depressissimo compagno di squadra George Russell. Sul tracciato azero che presenta un rettilineo di quasi 2 chilometri, nel quale è premiata la salute delle power-unit, l’inglese ha staccato Kimi di mezzo secondo. Il bolognese ha dalla sua un alibi: ha patito problemi idraulici sulla W17 nelle prime libere e ha girato poco. Terzo troviamo Verstappen che, come la solito, cava il sangue dalla rapa che guida, ovvero la Red Bull. E le Ferrari? Solita noiosa solfa; quarto Leclerc ad oltre un secondo da Russell, quinto Hamilton.
«Abbiamo cercato di fare il massimo con quello che avevamo», ha spiegato Antonelli. «Ho perso parecchi giri in FP1 e anche metà in FP2 e questo non è mai l’ideale, specialmente in un circuito come questo. Nel complesso però abbiamo fatto un buon lavoro: in macchina mi sono sentito bene. Ci sono certamente aspetti su cui lavorare, ma guardiamo alle qualifiche e alla gara». La giornata ha però alimentato una riflessione proprio su Kimi e su cosa stia diventando questo ragazzo d’oro al volante che... ragazzo d’oro nella classifica dei guadagni non è di certo. Pensate, Kimi è a un passo dal coronare un sogno, quello di diventare campione del mondo a 20 anni.
La cosa buffa è che resta, per ora, uno dei piloti meno pagati dell’intero Circus. Proprio così: quando Toto Wolff lo ha scoperto, messo sotto contratto e fatto debuttare in Formula 1 gli ha riconosciuto uno stipendio di 2 milioni di euro. Insieme a pochi altri (Lindblad, Colapinto, Bearman), Kimi ha una paga base che si alza solo in virtù dei risultati ottenuti, cosa che sta accadendo e in modo clamoroso. Questo significa che vincendo il mondiale la cifra finale arricchita da sontuosi bonus e da premi toccherebbe i 15 milioni ma resterebbe lontanissima dai maxi-ingaggi di colleghi che Antonelli batte regolarmente in pista. Verstappen, grazie ai quattro titoli iridati vinti consecutivamente, ha strappato alla Red Bull uno stipendio annuo di 70 milioni. Hamilton è sui 60 come il campione del mondo Norris in McLaren, Leclerc sui 34 ma a salire sino a 50 per il suo complesso accordo economico con Maranello che scadrà nel 2030. E lo stesso Russell porta a casa una cifra che è già il doppio di quella riconosciuta ad Antonelli in caso di vittoria del titolo. Per ora Kimi ha pazienza: vince, sorride e non se ne cura troppo anche se papà Marco, calcolatrice alla mano, sta facendo bene i conti avendo capito che il figlio fenomeno è una gallina dalle uova non d’oro ma di platino.