Cavilli burocratici e grossi nomi sul tavolo nella clamorosa guerra di potere che si è scatenata intorno al pallone italiano. La nomina di Giovanni Malagò a presidente della Figc è sub iudice e si rischia un drammatico cortocircuito che coinvolge, oltre alla Federcalcio, anche il Coni e il governo, con il ministro per lo Sport Andrea Abodi che preme per il commissariamento.
"Un atto dovuto del Coni per legge, essendo emerse incontestabilmente gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi della Figc", incalza l'avvocato Renato Miele, che ha diffida tutti i membri del Coni - dal presidente ai componenti di Giunta e Consiglio nazionale passando per il segretario generale - a procedere al commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio. E' quanto si legge nella diffida inviata ai membri del Coni, che l'agenzia Agi ha preso in visione: Miele è stato il candidato non ammesso alle elezioni per la presidenza della Figc del 22 giugno che hanno eletto Malagò, risultato poi non tesserato.
Martedì 6 ottobre la Giunta nazionale del Coni deciderà sull'eventuale commissariamento. Miele ha concluso le sette pagine, scrivendo, in mancanza del provvedimento del commissariamento, "lo scrivente si vedrà costretto, senza più alcun indugio, a rivolgersi alle autorità ritenute competenti, in ogni sede amministrativa e giudiziaria, al fine di tutelare i propri interessi".
Nel frattempo Malagò, ex presidente del Coni, non è rimasto con le mani in mano. Forte del 70% di preferenze ottenute alla votazione di giugno, ha raccolto 5 pareri di peso contro il commissariamento, che come sottolinea Dagospia sono "vergati da professori e giuristi del calibro di Bernardo Giorgio Mattarella (figlio del presidente della Repubblica), Sabino Cassese, Antonio Nuzzo, Saverio Ruperto e Pietro Sirena".
Non solo: in ballo c'è anche un possibile, esplosivo caso di "conflitto d'interessi", come fa emergere la Gazzetta dello Sport, che riguarderebbe addirittura l'attuale presidente Coni Luciano Buonfiglio, che preme per l'esclusione dalla votazione di martedì di Diana Bianchedi (fedelissima di Malagò e capo delegazione azzurra dimissionaria dopo l'attacco di Abodi): "Suo figlio Marco è direttore commerciale di Kings League Italia, il torneo ideato da Piqué - al di fuori da ogni contesto federale - che in passato a più riprese si è scontrato con la Lega Dilettanti (dunque la componente della Figc che più tutela il calcio di base, nonché la più numerosa in Consiglio federale) per il coinvolgimento di giocatori di Serie D e Eccellenza (molte società si sono opposte alla partecipazione dei propri tesserati temendo infortuni, stanchezza e distrazione)". Una bella bomba, una nuova tappa nella "caccia al cavillo" che potrebbe costar caro a Malagò.