"Quando allenavo Simone Bolelli mi è arrivata una lettera a casa e meno male che l'ho aperta io, perché non stavo spesso a Roma". Claudio Pistolesi racconta un episodio inquietante vissuto nel 2008, tornando sulle minacce ricevute da Flavio Cobolli dopo la sconfitta contro Adrian Mannarino a Shanghai. L'ex tennista e allenatore, intervistato da Fanpage, denuncia una piaga sempre più diffusa, alimentata anche dal mondo delle scommesse.
Il ricordo è ancora nitido: "C'erano minacce di morte, c'era il disegnino della bara. Diceva: 'Tu finirai qua dentro, fai schifo'. E l'ho portata ai carabinieri, sperando che potessero fare qualcosa". La denuncia, però, non portò a risultati: "Denuncia contro ignoti, che però è andata nel vuoto. Questa, col francobollo, era una lettera spedita da Brescia, quindi non so chi potesse essere, non ne avevo idea”. Pistolesi ricorda soprattutto la paura per la famiglia: "Se l'avesse aperta mia mamma, non voglio nemmeno pensarci. Anche Simone mi diceva che era perseguitato, e parliamo del 2008 ovvero quasi vent'anni fa".
Il caso Cobolli ha riaperto la questione. Dopo l'eliminazione a Shanghai, il padre e allenatore Stefano ha denunciato pubblicamente gli insulti e gli auguri di morte indirizzati al figlio. Pistolesi si schiera dalla loro parte: "Spero che Flavio cancelli in fretta queste situazioni che sono criminali. Ha la sua bellissima vita, deve essere orgoglioso di quello che sta facendo e di quello che ha fatto, con tutti gli alti e bassi che sono normali”. Per l'ex coach non basta più invitare gli atleti a ignorare gli attacchi. "È la tecnologia di oggi che dà accesso a comunicare direttamente con i giocatori", osserva, chiedendo interventi concreti contro i responsabili. E respinge chi minimizza le intimidazioni richiamando i guadagni dei professionisti: "Non importa quanti soldi hai, se soffri, se ti senti attaccato, ti senti perseguitato, non cambia niente, sei sempre un essere umano”.
Infine un commento anche sugli scommettitori che girano nel tennis, che poco centrano con lo sport: "Ricordo quell'episodio di Raul Brancaccio al Challenger di Napoli, in cui aveva tutti i tifosi che erano a favore dell'avversario straniero — le sue parole — Lui ebbe uno sfogo quella volta, inascoltato. Provai molta empatia per lui e guarda caso la sua carriera stava decollando, non è più decollata. Sarà per quello? Non lo so. Però di certo bene non gli ha fatto, insomma. Io vorrei ci fossero solo cose belle, ma questa cosa è una cosa aberrante".