Jannik Sinner si è rimesso al lavoro, ma il primo impatto con le immagini arrivate da Montecarlo racconta anche quanto sia cambiato il suo fisico in questi mesi. Come racconta il Correre della Sera è più magro, ha perso tono muscolare e deve ricostruire la condizione che gli aveva permesso di vincere Wimbledon il 12 luglio, nell’ultima partita prima dello stop. Al Country Club è tornato in palestra insieme ai suoi allenatori, Darren Cahill e Simone Vagnozzi. Non è ancora il momento di spingere: adesso conta rimettere in sesto il ginocchio destro e recuperare la forza.
Il problema che lo tiene lontano dal circuito da oltre tre mesi ha cancellato una lunga serie di appuntamenti, dagli Us Open alle Atp Finals di Torino. Sinner aveva già annunciato che non tornerà a giocare nel 2026 e che la priorità è arrivare alla prossima stagione nelle condizioni migliori. Il programma prevede ancora lavoro fisico e riabilitazione, con l’alta intensità che potrebbe tornare in agenda a dicembre. Ma ogni passaggio dipenderà dalla risposta del ginocchio. Il fisico, però, non è l’unico avversario in questa fase. Per uno abituato a programmare ogni dettaglio e a misurarsi ogni settimana con i migliori, stare fuori dal circuito significa anche convivere con l’incertezza. Quando tornerà? E soprattutto, riuscirà a fidarsi subito del proprio corpo? Sono domande che non si risolvono con una seduta in palestra.
Novak Djokovic, che di infortuni e rientri ne ha attraversati parecchi, ha descritto bene il problema: “Fisicamente, quando sei pronto lo sai. Ma poi c’è la testa”. Il serbo ha raccontato quanto sia difficile ritrovarsi in campo dopo mesi di assenza e chiedersi, durante uno scambio, se si sia davvero pronti a giocare un colpo o a rincorrere una palla. Il recupero non finisce quando il dolore scompare: bisogna anche ritrovare la sicurezza nei movimenti. Federica Brignone, che conosce bene i tempi lunghi della riabilitazione, ha invitato Sinner a non perdere di vista la cosa più importante: “Guarire bene, al cento per cento”. Anche un periodo così complicato, ha spiegato, può offrire l’occasione di dedicarsi ad altro, senza dimenticare che il traguardo resta tornare in salute.
La psichiatra e psicoterapeuta Romana Caruso, che in passato ha aiutato Sofia Goggia ad affrontare lunghi stop, mette l’accento sul rapporto tra l’atleta e i suoi risultati. “Spesso l’errore, soprattutto nelle discipline individuali, è credersi i propri risultati”, osserva. Quando l’identità finisce per coincidere con le vittorie, un infortunio rischia di diventare qualcosa di più di un problema fisico. Sinner deve quindi recuperare muscoli e fiducia, senza lasciare che l’attesa si trasformi in un assillo. Il calendario può aspettare, anche se per un campione abituato a vivere di competizione non è semplice accettarlo. A Montecarlo il lavoro è ricominciato. La partita più delicata, per ora, è quella contro la fretta e i pensieri che arrivano quando il campo resta lontano.