Sulla morte di Jesús de Miguel, le parole del professor Carlo Alessandro Russo Frattasi restituiscono la dimensione dello scontro che è costato la vita all’attaccante del Tenerife, morto a 30 anni dopo un incidente di gioco contro il portiere dell’Andorra: "Mai visto un trauma così violento. Come un frontale tra due auto". Un impatto talmente devastante da provocare un arresto cardiaco, come spiegato dal chirurgo ortopedico e medico legale dell'Università di Torino nell'intervista a Fanpage.
Ma cosa è successo? Riavvolgendo indietro il nastro tutto è accaduto al 96' della partita di Segunda División spagnola dello scorso weekend. De Miguel e il portiere Jesus Owono sono andati incontro allo stesso pallone ad altissima velocità. Nel tentativo di anticipare l'attaccante, l'estremo difensore lo ha colpito con il ginocchio in pieno petto. Il giocatore è crollato a terra e la gara è stata interrotta per consentire i soccorsi. Trasportato d'urgenza in ospedale, non è riuscito a superare le conseguenze dell’incidente.
Russo Frattasi ha descritto la dinamica spiegando che due atleti, ciascuno del peso di 70-75 chili o anche superiore, correvano l'uno contro l'altro. “Tutta quella violenza si concentra in un punto solo, ovvero il ginocchio, tutta lì. In quei pochi centimetri». L'impatto ha schiacciato il torace contro la colonna vertebrale, comprimendo il cuore. “Il torace è elastico. Si appiattisce. Va a sbattere contro la colonna vertebrale. In mezzo c'è il cuore. Viene schiacciato completamente. E si ferma per un motivo meccanico, non cardiaco”.
Il professore ha chiarito anche la differenza rispetto alle morti improvvise legate a patologie: “Questa non è una morte cardiaca. È una morte traumatica che provoca un arresto cardiaco diretto”. Il cuore era stato rianimato, ma l'interruzione della circolazione aveva provocato un danno neurologico irreversibile. Una dinamica eccezionale, secondo lo specialista, frutto di una combinazione di velocità, traiettorie e punto d'impatto difficilmente ripetibile: “Se una persona è ferma e l’altra arriva uno a 40 all'ora col ginocchio sul petto, la butterebbe lontano tre metri, e buttandola lontano, scarica la forza - conclude - Qui no, è stato un frontale. Come due macchine che si prendono in pieno. Il cofano si accartoccia. Tutta l'energia resta dentro. Ecco, è quello che è successo”.