Il caso

Cutro, adesso la sinistra si deve rimangiare gli insulti alla Meloni

Sandro Iacometti

Avete fatto morire donne e bambini innocenti». No, davanti al dito puntato dell’iraniano Rezappourmoghaddam Motjabu, uno dei sopravvissuti al drammatico naufragio del 26 febbraio vicino alla costa di Cutro, che ieri ha testimoniato di fronte al gip di Crotone, non c’è Giorgia Meloni e neppure qualche ministro del governo “stragista”. Ci sono, guarda un po’, gli scafisti. Quelli contro cui l’esecutivo ha deciso di concentrare da subito le sue attenzioni, inasprendo le pene e rendendo punibili le morti in mare anche fuori dalle acque territoriali. Quelli che secondo la sinistra, gli intellò e gli espertoni di migranti sono povere vittime incolpevoli, uno specchietto per le allodole, il dito che lo stolto continua a guardare al posto della luna. Sarà difficile che qualcuno dell’opposizione, dopo aver per quasi due mesi cavalcato con frivola spregiudicatezza l’onda dell’indignazione sulla pelle di 94 morti, si rimangi gli insulti e le accuse vomitati senza sosta e senza ritegno. 

Ma sarà difficile anche continuare, come se nulla fosse, a tenere la testa sotto le macerie di un castello di mistificazioni e menzogne mandato in frantumi dalle parole di un superstite che sul caicco a rischiare la vita e a veder morire amici e parenti c’era. E alla guida dell’imbarcazione non ha visto dei compagni di sventura, ma degli aguzzini che costrinsero i migranti ad inneggiare al loro agente di viaggio, in una terrificante sceneggiata stile Valtour, per girare un video «promozionale» con cui attirare altri malcapitati sulla crociera della morte. Basterebbe questo. Ma non è tutto.

 


Già, perché Rezappourmoghaddam Motjabu ha anche raccontato altro. «Quando chiedevamo di chiamare la polizia», ha spiegato, «ci dicevano che dovevano far tornare la barca in Turchia. La tempesta era forte, era pericoloso, abbiamo pensato di morire. L’acqua entrava dagli oblò. Ma il problema non è stato il mare, è stata la secca contro cui è finita l'imbarcazione». Insomma, i migranti si potevano salvare? Certamente sì. Ma a condannarli a morte non è stata l’ignavia del governo o delle forze dell’ordine, bensì lo spietato cinismo degli scafisti. Quelli con cui non a caso se l’è presa anche Papa Francesco, chiamandoli col loro nome: «Trafficanti di esseri umani». A dirci il prezzo di quelle 94 vittime è ancora lui, Rezappourmoghaddam Motjabu, che nell’aula del tribunale di Crotone ad un tratto ha puntato gli occhi sui carnefici e gli ha detto: «Per una imbarcazione che valeva al massimo 20mila euro, che volevate riportare in Turchia avete fatto morire donne e bimbi innocenti per guadagnare milioni di euro. Come fa la vostra coscienza a stare tranquilla?». Una frase simile (“How do you sleep at night?”) campeggia in un post che si può ancora trovare sull’account instagram dei socialisti europei. L’immagine, manco a dirlo, è di Giorgia Meloni.