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Ong fermata, i giudici condannano l'Italia

di Lorenzo Cafarchio domenica 15 marzo 2026

3' di lettura

Stessa storia, stesso posto, stessa sentenza. Il governo Meloni, nella fattispecie il ministero dell’Interno, è stato condannato dal Tribunale civile di Ragusa a risarcire con 2.518 euro la ong tedesca Sea Eye 5. La motivazione? Il palazzo di giustizia del capoluogo ibleo ha accolto il ricorso presentato dall’organizzazione non governativa per il fermo della propria nave bloccata per 20 giorni a Pozzallo. Il blocco dell’imbarcazione iniziato lo scorso 16 giugno, data del primo verbale di contestazione, secondo l’organo giudiziario è ritenuto illegittimo.

Così è stato disconosciuto il provvedimento messo in campo dalla Prefettura ragusana, datato 19 giugno 2025, annullando il verbale e la multa contestata all’organizzazione teutonica. Ma ricostruiamo la dinamica. Ci riferiamo al salvataggio in mare di un gommone con a bordo 65 immigrati in un tratto di mare libico. La nave dopo aver individuato la zattera ha fatto salire a bordo le persone iniziando una rete di comunicazione con i centri di coordinamento dei soccorsi (acronimo di Mrcc) della Libia, della Germania e dell’Italia. Lo stato africano non ha dato alcuna risposta, così il Mrcc della nostra Nazione è entrato in contatto con la Sea Eye 5. Sono iniziate in quel modo le operazioni di soccorso. L’indicazione di attracco? Taranto, porto situato a 390 miglia nautiche da dove era posizionato il bastimento dell’ong.

IL CONTENZIOSO
A quel punto parte un contenzioso tra le autorità italiane e la nave durato nove ore. Il comandante, lo spagnolo Josep Lucchetti Lorente, si rifiuta di recarsi fino in Puglia e chiede di poter sbarcare nelle vicinanze. Racconta di persone ustionate, disidratate e in ipotermia. Proprio in quel frangente la Guardia costiera italiana effettua due evacuazioni mediche urgenti per soccorrere alcuni immigrati. Allora il cargo si avvicina alla costa e a quel punto le autorità dell’Italia chiedono alla Sea Eye 5 di selezionare le persone con bisogno di cure mediche immediate, in modo da trasbordarle a Pozzallo per poi proseguire verso Taranto. Il comandante rifiuta di seguire le indicazioni ricevute e alla fine il Mrcc di Roma concede il via libera per lo sbarco di tutti gli immigrati nel porto di Pozzallo. Successivamente la Prefettura provvede al sequestro del mezzo e sanziona l’ong. Fino a ieri. Perché i giudici del tribunale ibleo hanno ritenuto che l’equipaggio della Sea Eye 5 abbia svolto tutte le pratiche in maniera corretta.

Compresa quella dell’attracco nel ragusano. Nella sentenza possiamo leggere che quella fatta dall’ong non è «un’ingiustificata disobbedienza alle indicazioni impartite», ma «il frutto delle comunicazioni intercorse tra la nave e le autorità italiane». Chiaro? «La condotta», leggiamo ancora, «tenuta nella fattispecie dal natante Sea Eye 5 risulta conforme alla normativa vigente, non essendosi la nave arbitrariamente rifiutata di fornire informazioni o di osservare indicazioni, bensì essendosi limitata a rappresentare la situazione concreta».

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I PRECEDENTI
La vicenda, quindi, ci riporta a qualche settimana fa. Quando la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta attaccando la magistratura a seguito della decisione del Tribunale di Palermo di risarcire con 76mila euro la Sea Watch. «Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione», ha detto a chiare lettere la Premier, «che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro».

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Non più tardi di un giorno prima la magistratura, inoltre, aveva disposto un altro risarcimento, condannando nuovamente il Ministero degli Interni, nei confronti di un immigrato irregolare con 23 condanne nella fedina penale «che lo Stato aveva avuto l’ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l’espulsione». Sembrano le vicende raccontate nel classico Il campo dei santi di Jean Raspail dove lo scontro di civiltà, copyright di Huntington, viene alimentato tra le pieghe della società. E la magistratura si trova al centro di questo artefatto tourbillon.

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