Aveva violentato una donna 74enne ed era finito a processo. Ma ora quel giovane del Mali è tornato in libertà per un cavilllo burocratico: l’ordinanza di custodia cautelare in carcere non era stata tradotta in francese, la lingua dell’africano. La storia, agghiacciante, arriva da Pistoia ed inizia l’anno scorso. Il 21 giugno la polizia ferroviaria di Firenze procede al fermo di un cittadino del Mali di 21 anni, gravemente sospettato di aver commesso, pochi giorni prima (il 19), una violenza sessuale e una rapina ai danni di una donna italiana di 74 anni, all’interno della sua abitazione a Pistoia. Il giovane si è presentato alla porta dell’anziana con la scusa di chiedere del denaro. Al rifiuto della vittima, l’uomo ha estratto un coltello, minacciandola, per poi costringerla a subire un atto sessuale. Dopo l’aggressione, il maliano si è impossessato di alcuni beni presenti in casa e si è dato alla fuga, uscendo da una finestra, disturbato dal rientro della figlia della vittima. La donna, visibilmente sotto choc, è stata immediatamente soccorsa dai sanitari del 118 e trasportata presso l’ospedale cittadino, dove le sono state diagnosticate lesioni giudicate guaribili in pochi giorni. Poi, la settimana scorsa, la 74enn ha dovuto ripercorrere davanti ai giudici del Tribunale di Pistoia i momenti dell’aggressione. Per raccontare quella violenza, la donna aveva attinto a tutto il suo coraggio, chiedendo solo di poter parlare senza dover incrociare lo sguardo dell’uomo che l’aveva violentata, schermata da un paravento, come prevede la legge.
IL RACCONTO
«Stavo tornando a casa ed era una giornata molto calda» ha raccontato la vittima davanti ai giudici «quando ho incontrato questa persona che mi ha chiesto del denaro. Era nervoso, l’ho visto fin dall’inizio agitato, ma gli ho dato comunque un euro. Ma non era contento, me ne ha chiesti altri. Allora ho cercato le chiavi di casa nella borsa». Arrivata al portone di casa, scostata la tenda, la donna ha raccontato di aver ricevuto una spinta. Non è caduta a terra, ma si è ritrovata nell’androne del palazzo. E da lì l’incubo: la violenza sessuale, le minacce, il terrore e la richiesta di soldi. La vittima ha poi raccontato di essere salita al piano dell’appartamento della figlia, dove conservava alcuni effetti personali, e di essere stata seguita dall’aggressore. Gli ha offerto altri soldi, sperando che se ne andasse, ma lui l’ha spinta nella stanza della nipote, e qui si è consumata la violenza. Gli altri familiari erano nel frattempo rincasati, insospettiti e allarmati. Il processo per la terribile aggressione è iniziato giovedì della settimana scorsa davanti al collegio presieduto dal giudice Stefano Billet. L’imputato, che nel frattempo ha compiuto 22 anni e che era detenuto nel carcere di Sollicciano dal 22 giugno 2025, martedì mattina è tornato in libertà. Il Tribunale «Siamo sconvolti e spaventati tutti» spiega la figlia dell’anziana «è come se lui fosse tornato in libertà e in carcere avessero messo tutti noi, tutta la nostra famiglia. Non ci sentiamo più liberi di uscire di casa e temiamo una vendetta, anche perché quel giovane è una persona instabile, e non è la prima volta che aggredisce qualcuno. Sa dove viviamo». «La nostra vita di fatto è bloccata» aggiunge la donna, «mia madre ha testimoniato contro di lui e lo ha riconosciuto come il suo aggressore. Lei non può vivere segregata in casa anche perché è una persona molto attiva e impegnata. È una professionista e ogni giorno va a Firenze. Potrebbe ritrovarselo davanti su un treno, o per strada. Questo ragazzo non ha una casa, vive in strada, e non gli è stato applicato neanche un braccialetto elettronico. Possibile che nessuno ci abbia pensato?».
Intanto, il legale dell’anziana, l’avvocato Sandra Tornatore di Firenze, ha dichiarato di aver «inviato una pec al Tribunale di Pistoia per chiedere che sia emessa una misura cautelare, anche perché ritengo che ci sia un concreto pericolo di fuga odi reiterazione del reato». «Avevamo presentato richiesta di scarcerazione già alla fine dell’anno scorso» ha chiarito l’avvocato dell’imputato, Marco Tafi. «La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo giudizio davanti al Tribunale del Riesame, avendo ravvisato la sussistenza di un vizio procedurale» ha aggiunto. Dopo l’aggressione, il maliano si era dato alla fuga ed era stato rintracciato due giorni dopo alla stazione di Firenze, mentre dormiva sotto una coperta e con due lamette nascoste nella bocca, per difendersi. A Pistoia aveva vissuto per un periodo nel centro di accoglienza di Vicofaro.