L'Italia non è l'unico Paese europeo a servirsi del cosiddetto rimpatrio volontario assistito (RVA). Il suo utilizzo varia molto in base alle diverse nazioni e non esiste una classifica ufficiale aggiornata in tempo reale su "chi lo usa di più". Spulciando i dati e i report europei, però, è possibile riscontrare alcune tendenze chiare. Nel 2022 circa il 47% dei rimpatri dall’Ue è avvenuto su base volontaria. L’Ue considera il rimpatrio volontario prioritario rispetto a quello forzato, perché più sostenibile e più facile da negoziare con i Paesi di origine.
Secondo i report dell'Euaa (Agenzia Ue per l'asilo) e i programmi Iom (Organizzazione internazionale per le immigrazioni) ci sono alcuni Paesi che si distinguono più di altri. Quali sono? Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio. I motivi sono variegati: i grandi numeri di richiedenti asilo e i migranti irregolari; la forte cooperazione con Iom e Ong. Come sottolinea il Secolo d'Italia, tra i Paesi nordici si rileva che in Danimarca e in Svezia c’è un forte uso di incentivi economici (anche molto alti, come in Danimarca) e politiche orientate alla “volontarietà incentivata”. Tra i Paesi dell’Europa meridionale, la Spagna ha sviluppato programmi di ritorno volontario in collaborazione con Ong e Iom.
Doccia gelata, quindi, per la sinistra, che continua ad attaccare il governo meloni ma non dice nulla sugli altri paesi che seguono la stessa linea. La Germania, per esempio, secondo i dati Eurostat è quella con i tassi di rimpatri più alti in Ue: ben 6.170. La Francia ha avuto 3.700 – 4.200 rimpatri per trimestre nel 2024. E oltre 30.000 ordini di rimpatrio (tra i più alti in Ue). Poi la Spagna, con 3.100 rimpatri (estate 2024).