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"Altro che tesoro Psi, Craxi morì senza più un quattrino"

sabato 25 gennaio 2020
3' di lettura

Roma, 20 gen. (askanews) - A 20 anni dalla morte di Bettino Craxi, esce "Ad Hammamet" (Graphofeel), libro scritto da Mario Pacelli, che è stato funzionario della Camera dei deputati per 35 anni e che attraverso testimonianze e documenti inediti tenta di dare una ricostruzione storica dell'"Ascesa e caduta di Bettino Craxi" (come recita il sottotitolo) legata al contesto internazionale dell'epoca. Il primo socialista a diventare presidente del Consiglio (dal 1983 al 1987) è morto da esule o latitante? "É morto da chi aveva scelto di non essere presente in Italia, perché la risposta alla sua domanda presupporrebbe già uno schieramento politico e viceversa io ritengo che il vero problema sia di vedere quanto storicamente si è salvato di Craxi". Tangentopoli e caduta del Muro di Berlino, due fatti apparentemente non collegati e che invece hanno favorito l'uscita di scena di colui che ha ricoperto la carica di segretario socialista per ben 17 anni (dal 1976 al 1993). Diversi i motivi, secondo Pacelli, 86 anni: "Primo: perché il partito socialista avendo bisogno di più soldi, perché finanziava tutti questi movimenti di liberazione, dai greci ai portoghesi agli spagnoli, aveva più bisogno di denari e quindi taglieggiava in misura maggiore l'apparato produttivo italiano. E questi industriali ad un certo punto si stufarono e organizzarono tutta la stampa di cui erano proprietari contro Craxi. Seconda ragione: era venuto meno il muro di Berlino e tutta quanta quella classe politica che aveva vissuto e prosperato in nome del comunismo e dell'anticomunismo non aveva progetti politici. La terza: lui ritenne questo un errore personale di Craxi, che potesse reggere un accordo con Andreotti e Forlani e non aveva tenuto presente che la democrazia cristiana era anche di Ciriaco De Mita. Craxi non era un personaggio simpatico". E intanto il 19 gennaio 2020 in molti si sono recati a rendere omaggio sulla tomba di Craxi in Tunisia (immagini Facebook della figlia Stefania, ndr), oltre a tanti forzisti, c'erano anche alcuni esponenti del Pd e di Italia Viva. L'eredità craxiana a chi appartiene? "Ha lasciato l'eredità di un socialismo moderno, però è molto difficile dire a chi appartiene la sua eredità, se alla destra o alla sinistra, perché in realtà nessuno è più in grado di capire che cosa è destra e che cosa è sinistra". Il famoso "tesoro del Psi" è rimasto un mistero: "Il tesoro del Psi, c'è una parte, quella dei conti di Hong kong, che era molto ragguardevole e che nessuno ha mai capito che fine aveva fatto - ha raccontato - Il conto protezioni Svizzera, che è poi quello al centro dell'indagine dei giudici milanesi, affluisce nelle tasche di Raggio (Maurizio), perché Raggio era un ristoratore di Portofino che era diventato il compagno di Francesca Vacca Augusta, che era la seconda moglie del Conte Augusta, cioè la fabbrica italiana di elicotteri". "I soldi che erano in Svizzera emigrarono con Raggio in Messico. Quando poi andarono a cercare Raggio gran parte di quel denaro era scomparso. Che fine ha fatto? Non si sa. Quello che però è sicuro è che nell'ultimo anno della sua esistenza - ed è anche raccontato nel libro - Craxi non aveva più quattrini. Non aveva più quattrini perché dovevano provvedere al sostentamento di 60 persone al giorno, perché il governo tunisino aveva messo a suo carico il fornire i pasti a tutti quelli che facevano la scorta". Di fatto Craxi, come la Prima Repubblica, non si scorda mai: "La sintesi dei miei 35 anni alla Camera è che aveva ragione Macchiavelli, ogni politico desidera come Moliere morire sulla scena: e in fondo Craxi ha avuto il privilegio di morire sulla scena".

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Nella spirale del tempo: Charrière incontra Canova al Museo Correr

Venezia, 2 mag. (askanews) - C'è sempre una profondità geologica nel lavoro di Julian Charrière, che diventa ragionamento sulle profondità umane, sul nostro essere parte di un tempo e di un luogo che hanno una intensità maestosa. E ora questa profondità torna in una veste inedita al museo Correr di Venezia, in un dialogo con le sculture di Antonio Canova, che partecipano alle sue installazioni e, letteralmente, ne risuonano.

"Io sono particolarmente interessato alla prospettiva del tempo che è contenuta in certi materiali - ha detto Charrière ad askanews - Canova invece è come se volesse fissare l'attimo nelle sue sculture, si tratta di proiettare questa effige del momento sul lungo periodo, mentre il mio lavoro in effetti guarda a come sono le dinamiche dei processi della terra e come tutto sia un flusso. Da questo credo nasca un confronto, che genera una tensione tra il mio e il suo lavoro".

La tensione è percepibile ed è emozionante, cambia la prospettiva sulle storiche sale del museo e apre a nuove possibilità. E per il Correr è un modo di raccontare diversamente anche se stesso, come ci ha detto la direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, Chiara Squarcina: "Significa soprattutto, porre l'accento su questo artista, Antonio Canova, che in qualche modo oggi riesce ancora a catturare i talenti di artisti come Julian Charrière e creare un'installazione come questa, che vuole sottolineare soprattutto che l'arte contemporanea e l'arte antica sono in dialogo".

La mostra, intitolata "Spiral Economy", in fondo ragiona sul tempo e i tredici orologi che Charrière ha esposto, corrosi dagli elementi, sono una metafora della nostra relazione con questa grandezza, che per i fisici come tale non esiste e per noi è in fondo incommensurabile. "Qui il tempo è deostruito attraverso i processi geologici - ha aggiunto l'artista franco-svizzero - che alla fine reinventano il modo in cui ci confrontiamo con la durata".

Uno degli intenti del Museo Correr era anche quello di invitare a guardare al Canova con una nuova prospettiva, e la mostra effettivamente la offre. "Le sculture - ha concluso Julian Charrière - stanno facendo da testimoni ai film, da testimoni all'esposizione e quindi diventano come dei partecipanti e questo per me è molto importante, perché offre un'altra dinamica, una sorta di seconda vita all'opera".

La mostra resta aperta al pubblico a Venezia fino al 22 novembre.

TMNews

Usa: via 5.000 soldati dalla Germania dopo critiche Trump a Merz

Milano, 2 mag. (askanews) - Il Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania entro 6-12 mesi, su decisione del Pentagono annunciata venerdì, in un contesto di crescenti frizioni transatlantiche legate alla guerra in Medio Oriente. La mossa segue le critiche del Presidente Donald Trump al Cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusato di sottovalutare l'Iran nucleare, e precede l'aumento al 25% dei dazi su auto e camion UE dalla prossima settimana, per presunte violazioni commerciali.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato venerdì in un comunicato che il ritiro sarà completato entro i prossimi sei-dodici mesi. Questa decisione fa seguito a un'attenta revisione della presenza militare del Dipartimento in Europa ed è dettata dalle esigenze operative e dalle condizioni sul campo, ha aggiunto Parnell.

Durante entrambi i suoi mandati, Trump ha minacciato più volte di ridurre il numero di truppe statunitensi in Germania e in altri alleati europei, affermando di volere che l'Europa si assuma una maggiore responsabilità per la propria difesa, anziché dipendere da Washington.

Trump minaccia riduzioni anche in Italia (12.662 soldati) e Spagna (3.814), punendo il mancato sostegno agli USA nella crisi dello Stretto di Hormuz bloccato dall'Iran. Il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si dice "preparato", difendendo basi chiave come Ramstein, mentre l'UE ribadisce l'importanza della presenza USA per la sicurezza europea. Questa decisione riecheggia le politiche di Trump per spingere l'Europa a una maggiore autonomia difensiva, sullo sfondo del sostegno tedesco all'Ucraina.

TMNews

Fotografia Europea 2026: Ghostland, i fantasmi dell'algoritmo

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) - All'interno della ventunesima edizione di Fotografia Europea Fantasmi del Quotidiano, fino al 14 giungo 2026 nella sede di Palazzo Da Mosto la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania espone opere di Zoé Aubry, Sara Bezovsek, Carolyn Drake, Alisa Martynova, Visvaldas Morkevicius, Mykola Ridnyi, Indr Serpytyt e Vaste Programme. La curatrice ha raccontato ad askanews l'esibizione: "Ghostland è una mostra collettiva che lega il lavoro di otto artisti e artiste che lavorano con le stesse tecnologie che usiamo ogni giorno: dagli algoritmi, alle intelligenze artificiali, alle telecamere di sorveglianza, alle piattaforme social. E navigano questo flusso di immagini dando un senso a questo infinito archivio digitale che si produce ogni giorno. La mostra si interroga su come è cambiata la fotografia e il mondo dell'immagine in un mondo iper-mediato dagli schermi: schermi che non sono più soltanto dispositivi, ma sono strumenti che creano nuovi ambienti cognitivi in cui si trasforma l'identità e si trasforma il nostro modo di guardare a guerre e catastrofi e il nostro modo di interagire. I fantasmi che animano questa mostra non sono presenze evanescenti, ma sono figure concrete. Si presentano attraverso profili, dati, numeri e algoritmi, ma siamo comunque noi che ci interfacciamo. Non è una mostra che vuole essere nostalgica e neanche apocalittica, vuole semplicemente constatare dove siamo e cosa sta succedendo: quello che gli artisti possono fare per decodificare il nostro mondo".

Ghostland propone una riflessione su come osserviamo gli altri e noi stessi, su come gli algoritmi ci sorvegliano, su come costruiamo il senso del pericolo e della fiducia verso un futuro da costruire. Attraverso pratiche artistiche sperimentali, la mostra collettiva invita a riflettere non solo su ciò che vediamo ma soprattutto su ciò che resta fuori dal campo: i punti ciechi, le omissioni, gli spazi dove la realtà continua a sfuggire o a palesarsi soltanto attraverso la cornice dello schermo.

I progetti di Indr Serpytyt e Visvaldas Morkevicius fanno parte del programma Cultura Lituana in Italia 2025-2026, realizzato dall'Istituto di Cultura Lituano e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana. La ventunesima edizione di Fotografia Europea è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

TMNews

Pecoraro Scanio: "Pannella esempio di buona politica"

Roma, 2 mag. (askanews) - "Nel giorno dell'anniversario della nascita di Marco Pannella, voglio rendere omaggio a una figura che ha dato moltissimo al nostro Paese, segnando in modo profondo le battaglie sui diritti civili, sull'ambiente, sulla legalità e contro la partitocrazia", dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore della rete Ecodigital e da ventenne presidente del partito radicale in Campania e autore del libro "la lezione di Marco" .

"Pannella ha dimostrato che la politica può essere fatta coinvolgendo le persone e creando innovazione, a partire dall'uso dei referendum come strumento di democrazia diretta. Ricordo il mio impegno, già da minorenne giovanissimo, nelle campagne referendarie e nelle raccolte firme dei radicali, contro il nucleare, contro la caccia e per iniziative sul finanziamento pubblico dei partiti, battaglie che nel tempo sono state riprese e condivise da tanti ".

"È stato anche un innovatore nella comunicazione politica, anticipando pratiche che oggi sono diffuse come inserire il nome del leader nel simbolo elettorale . La sua lezione resta attuale: gli incarichi pubblici non sono un fine, ma strumenti per realizzare iniziative concrete e migliorare la vita delle persone e del pianeta".

"Pur avendo avuto anche divergenze su alcuni temi, restano centrali i valori che hanno guidato la sua azione: pace, nonviolenza, democrazia, diritti civili, innovazione ed ecologia".

"È importante - conclude Pecoraro Scanio - che il nostro Paese sappia riconoscere esempi di buona politica. Marco Pannella rappresenta senza dubbio uno di questi".

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