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Governo spaccato sulla Tav, Lega e M5S agli antipodi

sabato 9 marzo 2019
2' di lettura

Roma, 7 mar. (askanews) - Ancora niente accordo sulla Tav, con il governo giallo-verde spaccato come non mai e i due vicepremier Salvini e Di Maio agli antipodi, mentre il premier Conte cerca di prendere tempo. Non c'è riavvicinamento nell'esecutivo, anzi le posizioni sono sempre più distanti e lo stesso Conte, che ha spesso cercato di mediare, stavolta in conferenza stampa da Palazzo Chigi non esita a mostrare le sue personali perplessità sull'opera: "Io stesso nel vertice di stanotte ho espresso forti dubbi e perplessità su questa opera - ha detto - e lo ribadisco dopo averla studiata: non sono allo stato affatto convinto che questo progetto infrastrutturale sia quello di cui l'Italia ha bisogno. Il progetto risale a decenni fa e se oggi dovessimo cantierizzarlo non avrei dubbi, mi batterei perché non lo sia". Il premier ha ammesso lo stallo sui bandi per l'alta velocità fra Torino e Lione chiedendo ancora tempo fino a lunedì per una decisione, e suggerendo la necessità di "un'interlocuzione con i partner, ovvero la Francia e la Commissione europea, per condividere i dubbi e le perplessità in ordine all'analisi costi benefici". Conte ha cercato di ricacciare lo spettro di una crisi di governo che a questo punto molti osservatori ritengono possibile, definendola "assurda", ma il vicepremier Matteo Salvini ha ribadito la posizione della Lega in modo molto netto: "Fino alle 3 di notte ho discusso di Tav: ribadisco che gli italiani mi chiedono, meritano e si aspettano crescita e futuro. Voglio un paese che va avanti, non che torna indietro. Se sono stati spesi soldi per fare un buco preferisco spendere altri soldi per finire quel buco sotto la montagna, piuttosto che spenderne per riempirlo". Agli antipodi le dichiarazioni dell'altro vicepremier, Luigi Di Maio, che in una lettera inviata ai parlamentari M5S insiste sul fatto che "dati inoppugnabili" dicono che la realizzazione della Tav porterebbe "effetti fortemente negativi". Nel frattempo si avvicina la scadenza di lunedì 11 marzo, quando il Cda della Telt, la società italofrancese che dovrebbe dare il via libera ai bandi. Senza un via libera del governo di Roma, è a rischio la prima tranche di 300 milioni di finanziamenti Ue per realizzare l'opera, a cui potrebbero aggiungersene altri 500.

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