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Concluso l'attacco jihadista a Nairobi, tutti i terroristi uccisi

sabato 19 gennaio 2019
1' di lettura

Nairobi, (askanews) - Torna la paura di attentati terroristici in Kenya. Un commando di jihadisti ha assaltato un complesso di hotel e uffici a Nairobi, provocando 14 morti, tra cui un cittadino americano, un attacco rivendicato dalle milizie somale Al Shabaab, iniziato il pomeriggio di martedì 15 gennaio e conclusosi la mattina seguente. Quattro uomini armati, uno dei quali si è fatto esplodere, hanno fatto irruzione alle 15 del pomeriggio (le 13 in Italia) nell'hotel DusitD2, che si trova all'interno di un elegante complesso. Le forze speciali kenyane sono intervenute per fermare i terroristi, che si erano asserragliati all'ultimo piano dell'albergo, secondo le testimonianze. Mercoledì il presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, in un messaggio trasmesso alla tv ha confermato: "Posso ora confermare che l'operazione di sicurezza nel complesso Dusit è finita e tutti i terroristi eliminati", ha detto Kenyatta, aggiungendo che i 700 civili sul posto sono stati messi in sicurezza.

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Iran, Rutte: "La Nato non è coinvolta nelle operazioni militari"

Skopje, 3 mar. (askanews) - Israele e Stati uniti "non hanno chiesto" alla Nato di unirsi all'attacco all'Iran e la Nato non è coinvolta. Lo ha assicurato il segretario generale dell'Alleanza atlantica Markì Rutte, rispondendo a una domanda durante una conferenza stampa congiunta oggi a Skopje con la presidente della Macedonia del Nord Gordana Siljanovska.

"È chiaramente una campagna condotta da Usa e Israele e quel che vediamo è che molti alleati stanno fornendo supporto chiave e abilitante", ha detto Rutte, facendo l'esempio del sistema Patriot spagnolo che è in Turchia a difesa degli interessi Usa nel paese.

"Posso assicurarvi che la Nato difenderà ogni centimetro del suo territorio" ha continuato Rutte. "Io - ha detto ancora - ho percepito un ampio sostegno da parte di molti leader nel weekend e in questo inizio di settimana. Ho chiaramente percepito che far fuori le capacità nucleare, far fuori le capacità missilistiche balistiche, e anche il fatto che Khamenei sia scomparso, questo è applaudito da gran parte dei colleghi nella Nato".

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Testimonianza Cesvi da Beirut: migliaia in fuga, aiuti agli sfollati

Beirut, 3 mar. (askanews) - In Libano si contano già migliaia di sfollati per i bombardamenti israeliani, che hanno aperto un nuovo fronte in Medio Oriente nel terzo giorno dal primo attacco di Israele e Usa contro l'Iran. A raccontare la situazione Federico Patacconi, capo missione per Cesvi in Libano che si trova a Beirut con personale della organizzazione umanitaria.

"Nella notte, tra lunedì e martedì, sono ricominciati bombardamenti aerei israeliani in numerose zone del paese, tra cui i quartieri sud di Beirut, l'area sud del paese e la valle della Bekaa, che hanno provocato già più di 50 morti e più di 150 feriti", racconta.

"Sono decine di migliaia di persone che hanno lasciato le proprie abitazioni alla ricerca di un luogo sicuro e molte di loro, circa 35.000 al momento, si sono rifugiate nei rifugi collettivi messi disposizione dallo Stato libanese", aggiunge.

"Come Cesvi continuiamo a supportare la popolazione e i bisogni della popolazione rispondendo con supporto psicosociale per i bambini e le famiglie che stanno rivivendo per l'ennesima volta il trauma della guerra e dello sfollamento e inoltre stiamo riorganizzando i nostri interventi per poter fornire beni di prima necessità, acqua, cibo, medici, kit igienici alla popolazione che si trova nei rifugi per gli sfollati".

TMNews

Iran, Amnesty: per detenuti "c'è un nastro trasportatore della morte"

Roma, 3 mar. (askanews) - "Dopo il massacro senza precedenti dell'8 e 9 gennaio con almeno 7.000, ma magari sarà un numero a cinque cifre, con persone uccise in strada e con le carceri che si sono riempite di ddecine di migliaia di persone arrestate in piazza e con un dato di 2.500 impiccagioni negli ultimi 14 mesi, dato fornitoci dalle ong iraniane, lo scenario che ci si prospetta è terrificante: c'è un nastro trasportatore della morte, pronto a mandare al patibolo tantissime persone. Sono almeno 100 le persone di cui conosciamo nome, cognome, luogo in cui sono stati condannati e 'reato' per cui sono stati condannati, pronti per essere impiccati": lo ha affermato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, durante il flash mob "Stand for Life", che si è tenuto davanti Montecitorio per chiedere lo stop delle esecuzioni in Iran e il patrocinio politico ai prigionieri politici a rischio di pena di morte.

Al flash mob - promosso da associazioni di attiviste e attivisti iraniani all'estero insieme a organizzazioni internazionali impegnate contro la pena di morte, si inserisce nella campagna "Martedì del no alle esecuzioni" - hanno partecipato diversi esponenti dell'opposizione, che hanno tenuto in mano i cartelli con i volti dei prigionieri politici, molti dei quali giovanissimi: Laura Boldrini (Pd), Peppe Provenzano (Pd), Lia Quartapelle (Pd), Riccardo Magi (+Europa), Chiara Braga (Pd), Angelo Bonelli (Avs) e Nicola Fratoianni (Avs), Susanna Camusso (Pd), Luana Zanella (Avs), Marta Bonafoni (Pd), Marco Grimaldi (Avs), Elisabetta Piccolotti (Avs), Elisa Pirro (5Stelle).

Nel malfamato carcere di Evin, ha ricordato Noury, è detenuta anche la Premio Nobel per la Pace 2023, l'attivista iraniana Narges Mohammadi, attualmente in condizioni di salute critiche a causa della prolungata detenzione.

Le associazioni promotrici chiedono ai governi europei di attivarsi con urgenza per l'annullamento delle accuse, la liberazione dei detenuti e l'abolizione della pena di morte. Ribadiscono inoltre che il necessario e auspicato passaggio dalla dittatura alla democrazia in Iran dovrà avvenire senza ulteriori spargimenti di sangue e senza il sacrificio di altre vite civili, attraverso strumenti democratici e con la partecipazione diretta della società civile iraniana.

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Attivista Donna Vita Libertà: "Iran grande prigione, stop esecuzioni"

Roma, 3 mar. (askanews) - "Ci hanno chiesto dall'Iran di parlare dei prigionieri politici. Noi questo flash mob lo abbiamo organizzato quando ancora non c'era l'attacco militare. Pensiamo sia ancora più importante in questo momento parlare di loro. Sappiamo che nel carcere di Evin c'è una situazione tragica sappiamo che i prigionieri politici vengono detenuti soprattutto nel carcere di Evin, ma ci sono tantissimi altri istituti di detenzione. L'Iran è una grande prigione": così Parisa Nazari, esponente del movimento "Donna Vita Libertà", tra le organizzatrici del flash mob "Stand for Life", che si è tenuto davanti a Montecitorio per chiedere lo stop delle esecuzioni in Iran e il patrocinio politico ai prigionieri politici a rischio di pena di morte.

"In questo momento tantissime persone arrestate decine di migliaia, durante le ultime manifestazioni sono in attesa di giudizio. C'è un giudice che si chiama 'Giudice di morte' che emette sentenze in pochi minuti e la maggior parte sono sentenze di morte. Sappiamo che ci sono dei minorenni e anche alcuni di loro rischiano la pena di morte", ha aggiunto Nazari.

Al flash mob - promosso da associazioni di attiviste e attivisti iraniani all'estero insieme a organizzazioni internazionali impegnate contro la pena di morte, si inserisce nella campagna "Martedì del no alle esecuzioni" - hanno partecipato diversi esponenti dell'opposizione, che hanno tenuto in mano i cartelli con i volti dei prigionieri politici, molti dei quali giovanissimi: Laura Boldrini (Pd), Peppe Provenzano (Pd), Lia Quartapelle (Pd), Riccardo Magi (+Europa), Chiara Braga (Pd), Angelo Bonelli (Avs) e Nicola Fratoianni (Avs), Susanna Camusso (Pd), Luana Zanella (Avs), Marta Bonafoni (Pd), Marco Grimaldi (Avs), Elisabetta Piccolotti (Avs), Elisa Pirro (5Stelle).

Le associazioni promotrici chiedono ai governi europei di attivarsi con urgenza per l'annullamento delle accuse, la liberazione dei detenuti e l'abolizione della pena di morte. Ribadiscono inoltre che il necessario e auspicato passaggio dalla dittatura alla democrazia in Iran dovrà avvenire senza ulteriori spargimenti di sangue e senza il sacrificio di altre vite civili, attraverso strumenti democratici e con la partecipazione diretta della società civile iraniana.

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