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Juncker: leggermente preoccupato per l'economia italiana

sabato 6 aprile 2019
1' di lettura

Roma, 2 apr. (askanews) - Jean-Claude Juncker si è detto "leggermente preoccupato" per l'economia italiana e ha chiesto di fare di più per la crescita. Il presidente della Commissione Ue ha parlato in conferenza stampa a conclusione dell'incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "Sono leggermente preoccupato nel vedere che l'economia italiana continua a regredire e auspico che le autorità italiane facciano sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita economica dell'Italia. Le previsioni di crescita all'1% per l'Italia andranno riviste al ribasso considerato il debito pubblico italiano. Noi siamo aperti e vedremo come procedere al riguardo", ha aggiunto Juncker. Da parte sua il premier italiano Conte, che ha definito quello con Juncker un incontro "cordiale e proficuo", ha rispost così sul debito pubblico: "Il governo aveva previsto questo rallentamento della crescita per questo la manovra vuole perseguire una politica fiscale espansiva ma responsabile approvando misure sociali fondamentali di cui il paese necessitava da anni per l'equità sociale". Conte ha anticipato a Juncker anche alcune iniziative che vanno nella direzione della crescita. "In settimana contiamo di approvare il decreto crescita con cui introdurre misure in grado di dare impulso effettivo alla crescita effettiva e potenziale. VAremo così le premesse per il rilancio degli investimenti pubbloici e privati", ha concluso Conte.

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"No good men", la commedia romantica nella Kabul pre-talebani

Roma, 26 mag. (askanews) - E' ambientato a Kabul nel 2021, poco prima del ritorno dei talebani dopo 20 anni di presenza americana, "No good men" della regista Shahrbanoo Sadat, nei cinema italiani dal 28 maggio. Una commedia che non vuole solo denunciare il patriarcato violento nella società afgana ma anche mostrare, attraverso una storia romantica, il vero volto delle donne di Kabul.

Sadat, che oggi vive in Germania, nel film interpreta Naru, un'operatrice tv di Kabul News. "In quel momento c'erano opportunità, io sono un prodotto di quei venti anni: ho studiato inglese, ho avuto un lavoro, sono diventata regista, ma la nostra è comunque una società profondamente patriarcale, con tante limitazioni per le donne. Nel film volevo raccontare la storia di una di loro, che lavora e al contempo prova a combattere il sistema. E volevo farlo attraverso una commedia romantica, che in realtà non era mai stata fatta prima in Afganistan, e anche questa era una sfida complessa per me".

Per la regista era importante mostrare varie sfaccettature della società afgana, delle sue donne e di quegli uomini che anche oggi cercano di sottrarsi alle logiche patriarcali, i 'good men': "Molti pensano che tutte le donne in Afganistan siano represse, silenziose ma questo è un cliché: anche se negli ultimi 5 anni non possono più andare a scuola o lavorare, ma non vuol dire che stiano ferme a casa. Conosco tantissime donne che seguono corsi d'inglese o fanno sport in segreto: anche se le libertà sono limitate non si fermeranno. E allo stesso modo non si parla mai dei 'good men' e di quanto è difficile per loro la vita lì: vengono bullizzati, molestati. Ma abbiamo bisogno anche degli uomini, senza di loro anche i movimenti femminili non possono arrivare a creare una società fatta di rispetto per l'altro".

TMNews

Clima, attivisti fanno causa alla Svezia

Stoccolma, 26 mag. (askanews) - Un gruppo di attivisti per il clima ha fatto causa allo Stato svedese, accusandolo di aver violato il diritto di protesta. Il ricorso è stato presentato al tribunale distrettuale di Stoccolma da 46 attivisti di Svezia, Norvegia e Germania, riuniti sotto il nome "The Rosa Case", in riferimento a Rosa Parks. Secondo il gruppo, tra il 2020 e il 2026 fino a 388 attivisti climatici sarebbero stati sospettati, processati o condannati per avere partecipato a manifestazioni.

"Abbiamo chiesto che questo caso venga trattato come un'azione collettiva, e ci sono già 46 persone che lo sostengono - afferma l'attivista Viktor Jonsson -. Potenzialmente, il gruppo complessivo potrebbe arrivare a 388 persone, che abbiamo identificato come partecipanti a manifestazioni negli anni 2020 a favore della transizione climatica e contro attività dannose per il clima. Chiediamo che lo Stato ci risarcisca per le violazioni che abbiamo subito, per il fatto di essere stati portati davanti a un tribunale. Questo è il denominatore comune: siamo stati processati per avere manifestato pacificamente".

"Dal punto di vista legale - prosegue Jonsson - ci basiamo sulla Costituzione svedese, sulla Convenzione europea, che in Svezia è legge, e soprattutto sulla Convenzione di Aarhus, oltre che sulle altre convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani".

"Non ci è permesso manifestare. O meglio: se manifesti per il clima e lo fai creando disagio, vieni portato in tribunale e molto probabilmente condannato per un reato. Questo non può esistere in una società democratica", conclude l'attivista.

TMNews

Flotilla, Albanese: è banco prova per giustizia internazionale

Genova, 26 mag. (askanews) - "Adesso, soprattutto dopo quello che è successo ai delegati della Flotilla, è necessario che ci sia una risposta forte, non solo della politica, ma dell'autorità giudiziaria, perché sono stati commessi atti di maltrattamenti e probabilmente torture da quello che emerge dalle prime dichiarazioni che sono trapelate. Questo è il banco di prova della giustizia internazionale". Lo ha detto Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, a margine della presentazione a Genova del suo nuovo libro "La luce del risveglio".

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Flotilla, primi racconti di attivisti in Italia: escalation di violenza

Milano, 26 mag. (askanews) - Il team legale in Italia della Global Sumud Flotilla ha cominciato a sentire le testimonianze degli attivisti italiani rientrati in Italia dopo essere stati fermati dall'esercito israeliano mentre cercavano di portare aiuti a Gaza, via mare.

"Per quanto abbiamo appreso dai nostri assistiti gli abusi ci sono stati e sono stati anche di natura molto diversa tra loro, quindi è importante che il racconto di ciascuno non venga disperso, l'esperienza diretta di ciascuno non venga dispersa", racconta ad askanews Francesca Cancellaro, una delle avvocate del team legale. "Sicuramente abbiamo ravvisato fin da questi primi racconti una escalation di violenza e anche di intensità rispetto agli abusi che ci sono stati, ai maltrattamenti, quindi da questo punto di vista è necessario proprio una grande attenzione ricostruttiva", sottolinea. Ad essere ascoltate al momento una quarantina di persone. "Sono stati giorni del rientro e naturalmente sono stati giorni molto delicati perché le persone sono tornate ovviamente con i segni e i traumi che hanno riportato dopo la permanenza in Israele e prima ancora, a partire dal momento del sequestro, quindi già in acque internazionali", dice Cancellaro.

Dopo l'ascolto, i passi legali. "Abbiamo iniziato a sentire le prime testimonianze formalmente perché ovviamente tutto quello che è il racconto delle esperienze vissute direttamente da ciascuno degli attivisti dovrà confluire poi nel fascicolo di indagini che è stato aperto davanti alla Procura di Roma", spiega l'avvocata del team che lavora con gli attivisti.

"Quando le testimonianze, così come anche i documenti che ci stanno fornendo i nostri assistiti, saranno acquisite nelle formalità prescritte dalla legge queste potranno essere utilizzate e fondare anche la nostra ricostruzione, come denuncia-querela in nome dei singoli denuncianti e querelanti".

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