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Cybercrime: poca consapevolezza dei rischi per persone e aziende

sabato 20 aprile 2019
2' di lettura

Catania, 16 apr. (askanews) - È il rischio più percepito dalla popolazione mondiale, in termini di probabilità, dopo uno tsunami, un terremoto o altri disastri naturali: è il cybercrime, nelle sue molteplici sfaccettature di reato informatico e furto di dati digitali. Eppure malgrado la "percezione di pericolo", gli stessi utenti della rete, persone o aziende che siano, perseverano in comportamenti che li espongono a rischi dalle conseguenze molto costose. Se ne è discusso a Catania nel corso dell'incontro "L'Economia e il cybercrime: l'evoluzione del sistema dei pagamenti e la tutela dei cittadini e delle imprese" che ha messo a confronto forze dell'ordine, banche e professionisti. "Il cybercrime è sempre il risultato di disattenzioni individuali, sia di singoli utenti che di realtà aziendali", ha detto Gennaro Gigante, direttore della filiale catanese della Banca d'Italia sottolineando anche che a fronte dello sviluppo digitale dei sistemi di pagamento, con si riscontra un adeguata conoscenza di strumenti e procedure corrette da parte di quanti li utilizzano. Il presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Catania Giorgio Sangiorgio, a sua volta ha come siano soprattutto le piccole imprese ad essere particolarmente esposte per alcune sottovalutazioni degli asset da proteggere con sistemi e procedure adeguate. Nell'ultimo biennio il tasso di crescita del numero di attacchi gravi nel nostro Paese è aumentato di 10 volte. E nessuna realtà dimensionale o territoriale - ha sottolineato Marcello La Bella, il dirigente della Polizia Postale a Catania - è stata risparmiata. Nel 2018 nel territorio catanese si sono verificati almeno 10 importanti attacchi di Business Email Compromise che hanno riguardato imprese importanti, con un danno di oltre 300mila euro, in parte recuperato Secondo il Rapporto Clusit 2018 il costo totale che l'Italia sostiene per il cybercrime è di circa 10 miliardi di euro.

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"Guardiamo pure il bicchiere mezzo pieno, la guerra non dipende da noi, vorrei ricordare che l'export rappresenta quasi il 40% del Pil e se va bene l'export vanno bene anche l'industria. Stiamo crescendo, anche in Cina sono aumentate le esportazioni, i dati sono lusighieri, l'ultimo trimestre si è chiuso con più 7, ed era più 3,3 l'anno scorso, da questo punto di vista credo che il mondo dell'industria possa essere contento, noi faremo ti tutto per aiutarlo, stiamo facendo il possibile. Non dipende da noi la guerra in Ucraina, la guerra in Medio Oriente, i dazi, ma nonostante tutto, anche la benzina costa meno in Italia rispetto a Germania o Francia", ha aggiunto.

L'energia però costa di più: "Quello non dipende da noi, che non si possa vendere l'energia spagnola all'Italia a prezzi più bassi è una scelta che non dipende da noi ma dalla Francia", ha tagliato corto.

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"Esortiamo le parti interessate a rispettare gli impegni assunti in materia di cessate il fuoco, a risolvere le controversie con mezzi pacifici, a continuare a lavorare per trovare una soluzione che tenga conto delle legittime preoccupazioni di tutte le parti attraverso il dialogo e il negoziato, e a promuovere il rapido ripristino della pace in Medio Oriente e nella regione del Golfo", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning in conferenza stampa.

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