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Professione buyer nell'era dell'industria 4.0

sabato 23 giugno 2018
3' di lettura

Milano, (askanews) - Come categoria professionale, non è molto conosciuta. Ma costitusce un tassello chiave dell'industria 4.0, uno degli elementi cruciali per vincere la sfida della competitività delle imprese che si gioca su scala planetaria. E' il mondo dei buyer, i responsabili degli acquisti delle aziende e dei professionisti del supply management, la catena di fornitura delle imprese che sempre di più esternalizzano le proprie funzioni e acquisti. I buyer gestiscono fino al 75% per cento dei costi aziendali e regolano, nella maniera più efficiente possibile, la supply chain di medie e grandi aziende. Un mondo rappresentato in Italia dall'Adaci. L'associazione italiana acquisti e supply management compie quest'anno 50 anni di vita e rappresenta un migliaio di soci, di cui quattrocento chiamati a Brescia per due giorni di incontri, seminari e occasioni di networking, un appuntamento per la formazione degli addetti ai lavori nell'era degli ecosistemi digitali basati su piattaforme evolute. Capita ancora, però, che l'importanza del direttore degli acquisti sia sottovalutata. Ne spiega le ragioni il presidente di Adaci, Fabrizio Santini: "Spesso le aziende non cercano buyer perché non si rendono conto dell'importanza del buyer e del fatto che è necessario - ci ha detto - Perché pensano di farlo fare all'ufficio tecnico, senza rendersi conto che ha un altro obiettivo, che è quello di far funzionare il prodotto. Gli acquisti hanno l'obiettivo di far funzionare il prodotto ma al minor costo possibile. Noi siamo partiti con un progetto dedicato ai giovani in cui andiamo dentro l'università parlando della nostra professione raccontando nelle facoltà vicine a noi, ingegneria ed economia, la professione degli acquisti, e dare loro possibilità di incontrare le aziende, i cacciatori di teste, li appoggiamo sui curriculum, inserirli negli stage e affiancarli nel primo anno d'ingresso nella professione". "I nostri associati - ha aggiunto - gestiscono 65 miliardi di euro, che non sono pochi. Sommando i nostri fatturati siamo a quella cifra lì. Quindi siamo importanti da questo punto di vista". Le aziende, grazie alle nuove tecnologia, si trovano di fronte a un vero e proprio cambio di paradigma. Che va capito, e adottato, il prima possibile. Ne parla Giovanni Atti, past president di Adaci. "L'applicazione delle tecnologie abilitanti consente di ridurre tutti i tempi di processo, sia produttivi sia gestionali, riduce i tempi e quindi i costi, ma aumenta la qualità e dà una maggior certezza dell'affidabilità del dato - ha spiegato Atti - Quindi mi auguro che il nostro sistema industriale la applichi perché siamo oggi al 28esimo posto in termini di competitività dell'industria manifatturiera e dobbiamo crescere. E non possiamo non fare nulla perché tutti i Paesi avanzati stanno applicando le tecnologia abilitanti". Federica Dalla Noce, segretario generale di Adaci, spiega come l'associazione si è messa al servizio dei buyer. "Abbiamo lanciato oltre dodici progetti nazionali. Gli ultimi due sono la Adaci Smart, una collaborazione con 23 professori universitari sui temi della supply chain. Il secondo progetto è una supply chain lounge, un ambiente riservato ai supply chain manager, ai direttori logistici e ai direttori di funzione. E' con l'innovazione che possiamo mantenere il vantaggio competitivo delle nostre aziende, possiamo creare valore. Quindi passare da una cultura di costo a una cultura di ricavo e profitto. E questo credo che sia un fattore abilitante per la crescita delle nostre imprese e del tessuto imprenditoriale italiano". E il futuro? Lo tratteggia Paolo Marnoni, vice presidente nazionale di Adaci. "Il futuro sarà caratterizzato da alcuni fattori come la velocità, il cliente al centro, la grande disponibilità di dati e la digitalizzazione - ha osservato - Le nuove tecnologie sono l'elemento che può dare risposta a queste esigenze e di costruire pertanto ecosistemi di acquisto e di supply chain che siano veloci flessibili ed agili, capaci di adattarsi ai cambiamenti e di dare risposte veloci".

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Tor Bella Monaca, un progetto per superare i pregiudizi

Roma, 25 giu. (askanews) - Dal percorso di co-progettazione del progetto BELLA - Fateci Spazio è emerso come Tor Bella Monaca sia un quartiere di cui molti parlano, ma che pochi conoscono davvero. Anche chi lo abita non sempre è consapevole delle risorse, delle opportunità e delle realtà che il territorio offre.

Per contribuire a superare i pregiudizi che ancora lo circondano, è stata ideata un'azione che utilizza le cartoline, simbolo del viaggio e della scoperta. Attraverso una cartolina si racconta un luogo e si crea una connessione tra persone che vivono nella stessa città, ma che spesso non si incontrano.

Le parole di Claudia Bernabucci, Presidente dell'Associazione Cubo Libro: "Progetti come Bella cercano di raccontare, insieme a tante altre iniziative, un altro volto, quello vero, quello vissuto realmente e non da cronaca delle periferie. Noi stiamo crescendo un sistema fatto di etichette e stereotipi che diamo sui luoghi senza renderci conto dell'impatto che questi hanno sulle persone e magari i bambini, le bambine, le ragazze, le ragazze che crescono in quei luoghi. I luoghi di periferia sono molto spesso i luoghi in cui il sistema concentra categorie di descrizioni come il disagio, come lo spaccio, come la povertà. Ma sono in realtà luoghi ricchi di complessità dove il numero delle persone amplifica il numero delle possibilità e delle storie che contengono."

L'obiettivo è avvicinare Tor Bella Monaca al resto di Roma, favorendo una conoscenza più autentica del quartiere.

L'intervista a Maria Sole Piccioli, responsabile Education ActionAid: "Portiamo delle cartoline che ritraggono Tor Bella Monaca ma come se fosse un vero e proprio posto turistico. Le cartoline sono state realizzate insieme a bambini e bambine delle scuole di Tor Bella Monaca proprio per lanciare un messaggio diverso: la periferia non è un luogo di disagio, di povertà e di spaccio o quantomeno non è solo quello ma è un luogo vivo pieno di speranza."

In occasione del 24 giugno, Giornata Nazionale delle Periferie Urbane, un gruppo di giovani ha distribuito le cartoline nelle fermate più frequentate della Linea C, invitando i passanti a scoprire il quartiere oltre gli stereotipi.

TMNews

Aurora Quattrocchi: ci siamo fatti fregare il nostro cinema

Roma, 25 giu. (askanews) - Un appello ad aprire le sale cinematografiche. E un sogno nel cassetto: fare un musical. Da Mary per sempre fino a "Gioia mia". Una carriera sul set. I riconoscimenti, dal David di Donatello al Pardo di Locarno, sono forse arrivati tardi. Ma per Aurora Quattrocchi, per tutti Rori, palermitana di 83 anni, che ha appena vinto il David di Donatello come miglior attrice per "Gioia mia", il tempo non conta. "E' stato giusto tutto ciò che ci accade, nel momento in cui ci accade. Le cose accadono quando devono accadere. Se sei partecipe della tua meravigliosa vita, se vivi insieme a lei quello che vuoi arriva sempre".

L'attrice è stata intervistata in occasione del Marefestival a Salina, dove ha ricevuto il Premio Troisi. Cosa direbbe Rori al cinema italiano? "Prima di tutto di riaprire le sale, non è vero che la gente non ci vuole andare più. Le sale cinematografiche devono essere belle grandi, i biglietti non devono essere numerati. È un orrore. La vogliamo finire?". "Il nostro cinema italiano, ma come ce lo siamo fatti fottere. Avremmo potuto fare scuola a tutto il mondo. Abbiamo avuto geni, di attori, registi sale cinematografiche tutte chiuse".

Aurora Quattrocchi ha ancora un sogno nel cassetto: "Fare un bel musical, io amo cantare molto e ho sempre cantato... ma ormai, una nonna che fa il musical ce la risparmiamo".

TMNews

La cena sarda di Vannacci e Alemanno: "Leader FN è la prima speranza"

Roma, 25 giu. (askanews) - Il patto suggellato da un abbraccio. Così Gianni Alemanno arriva al ristorante Ca Sardiga, Roma Nord, nel suo primo giorno da uomo libero per la cena con Roberto Vannacci che si prende la scena. "Avete scelto un ristorante sardo? Boh... In Italia si mangia bene ovunque", scherzano l'ex sindaco e l'ex generale.

L'ex sindaco di Roma, uscito dal carcere di Rebibbia dopo avere scontato quasi un anno e mezzo per traffico d'influenze e abuso d'ufficio, è pronto a dare una mano al leader di Futuro Nazionale (FN). Il tavolo sardo dei 'futuristi' è infatti l'occasione per certificare la confluenza di Indipendenza! nel partito di Vannacci. I due, prima della cena si sono 'concessi' alle domande della stampa, tra battute e assist.

"Sento di avere una persona di esperienza, una persona che ha fatto politica per 40 anni, cosa che io non ho fatto, ho fatto altro. Conto di poter attingere da questa esperienza", ha spiegato Vannacci.

"Il fatto nuovo della politica italiana, non ve lo devo dire io è Roberto Vannacci. Non è questione di fare i salvatori, è questione della novità e della voglia di fare e di essere coerenti, poi per noi la Folgore è sempre stata un mito. Una persona che ha tre lauree si mette in politica, viva Dio è sangue fresco che serve alla nostra nazione", ha aggiunto Alemanno.

Circa una ventina i commensali, oltre ai due protagonisti, ci sono alcuni deputati 'strappati' alla Lega e a Fdi (Sasso, Furgiuele, Ziello e Pozzolo), quelli che l'ex generale chiama la "sporca dozzina" e l'europarlamentare, ex leghista, Antonio Rinaldi. Due le donne: Annamaria Frigo e Caterina Galli. L'intesa è servita:

"'O la destra è sociale o non è'. Cito un certo Giorgio Almirante... Pur non avendo esperienza politica, qualche cosa la ricordo", ha detto Vannacci tra gli applausi dei presenti.

E sui rapporti con il centrodestra di Giorgia Meloni hanno ribadito:

"Ringrazio Gianni - osserva Vannacci - perché ha ripetuto quello che avevo detto io. Giorgia Meloni sicuramente ha il mio numero di telefono; se non lo ha, sa come recuperarlo, è una persona capace - ha sottolineato Vannacci - Io sono sempre disponibile".

"Il leader di Futuro nazionale è lui. Ci confronteremo su tutto e troveremo la linea", dice Alemanno.

"Anche il programma può cambiare, non prendetelo come una cosa granitica. Futuro nazionale è un partito futurista non siamo persone che scrivono cose sulla pietra e poi la lasciano là, siamo il partito che evolve in base a quelle che sono le necessità e gli interessi degli italiani", ha spiegato Vannacci.

"Gianni è molto gentile, non credo di essere l'ultima speranza, farò di tutto per riportare l'Italia la rango che le spetta", ha detto Vannacci. "Non ho detto l'ultima speranza, ho detto la prima speranza", ha concluso Alemanno.

TMNews

Mattarella: il fascismo mise a rischio l'unità d'Italia

Roma, 25 giu. (askanews) - Il fascismo mise a rischio l'unità d'Italia. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento in aula alla Camera in occasione degli 80 anni della prima seduta dell'Assemblea Costituente.

La Costituente, ha sottolineato, fu "un'assemblea sovrana senza il tributo di una spartizione del governo dei suoi territori ad opera delle potenze alleate come sarebbe toccato, invece, ad altri Paesi dell'Asse, dove questo movimento non si manifestò".

"Una classe dirigente non compromessa col regime fascista - regime che aveva messo a rischio la stessa unità d'Italia - fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto".

"Nonostante l'inettitudine manifestata dalla monarchia, l'Italia non era 'terra di nessuno'. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini. E il Governo Militare Alleato si trovò a dover interloquire con loro", ha osservato Mattarella.

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