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Cingolani (IIT): paura dei robot? Sono macchine, basta spegnerle

sabato 9 giugno 2018
3' di lettura

Trento (askanews) - Sentirsi minacciati dalle macchine, dagli automi? Sì: può essere giustificato a livello psicologico. Ma bisogna ricordare sempre che alla fin fine sono, appunto, macchine. E che quindi possono essere spente. Roberto Cingolani, direttore Scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia - IIT di Genova, invita a guardare alle nuove tecnologie digitali, dell'Intelligenza Artificiale e dei Big Data con sereno pragmatismo. "Da un certo punto di vista potremmo pensare che è la prima volta nella storia che abbiamo in contrapposizione l'essere umano e una macchina in grado, però a livello molto basico, di intendere di decidere, di volere - dice Cingolani - E ci sta anche che ci si senta un po' minacciati, come specie. Ma è oggettivamente un effetto più psicologico che reale. Si tratta di macchine o di strumenti: hanno un pulsante di acceso/spento. O quando si scarica la batteria finiscono di fare il loro lavoro". Cingolani ha partecipato al Festival dell'Economia di Trento , dedicato a "Lavoro e Tecnologia" dialogando con iCube, il robot umanoide sviluppato dall'IIT. Il robot è il testimonial perfetto del volto simpatico della tecnologia. Ma nel corso del Festival sono stati evidenziati e discussi anche lati critici della rivoluzione hi-tech, a cominciare dall'impatto sul lavoro. Anche in questo caso Cingolani invita analizzare il tema evitando i sensazionalismi. "Il problema non è tanto sostituire un lavoro vecchio e farne venire un nuovo. E' che questo succede con una dinamica tanto accelerata per la quale non si riesce a riconvertire il lavoratore - spiega il direttore dell'IIT - E' di questo che bisogna parlare, non del pericolo delle macchine. Serve una società che si impegni a investire costantemente sul cittadino; serve un rapporto pubblico privato intelligente che investa sui lavoratori e che faccia formazione continua. Questo vuol dire avere una società preparata alla rivoluzione robotica e digitale. Il resto è un po' troppo cinematografico". Il direttore scientifico dell'IIT non nasconde né minimizza neanche i rischi di tipo etico connessi alle nuove tecnologie, ma sottolinea che è l'uomo che costruisce e quindi governa le macchine; sue quindi le scelte. "Se prendo un cuscino e lo uso per soffocare una persona nel letto, mi pongo il problema del cuscino o il problema di chi lo ha utilizzato male? - argomenta Cingolani - Con la tecnologia è la stessa cosa: sono strumenti via via più potenti. Il Boeing che ha buttato giù le Torri Gemelle era progettato per trasportare passeggeri, nessuno si era mai posto il problema che fosse pericoloso nelle mani di un criminale che lo trasforma in un'arma di distruzione di massa. Quello che deve fare la scienza, recuperando anche il contenuto delle scienze umane, è capire l'uomo. Perché il problema è come noi usiamo le tecnologie e non la tecnologia per sé". Nessuna paura verso la tecnologia, quindi. Anche perché nulla - è convinto Cingolani - potrà eguagliare la complessità dell'essere umano. "Non dimentichiamo che esistono macchine che possono essere superperformanti rispetti a noi in determinati ambiti, ma solo in quelle. La rotondità delle capacità umane è irraggiungibile e tale rimarrà in seguito. L'uomo è una creatura troppo complessa e troppo sofisticata e eclettica per essere per essere sostituita dalla macchina. Ci sta la macchina che gioca a scacchi meglio di noi. Ci sta la macchina più forte, si chiama ruspa, quella che fa le previsioni bancarie, e si chiama computer. Ma tutte queste cose non sono nella stessa entità. Nel corso dell'intervento al Festival dell'Economia Cingolani ha poi parlato della protesica e della biomeccanica, campi dove le nuove tecnologie sono applicate con effetti molto importanti in campo riabilitativo: esempi concreti di una tecnologia a servizio dell'uomo e dell'uomo alleata. ( luca.ferraiuolo@askanews.it )

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Tor Bella Monaca, un progetto per superare i pregiudizi

Roma, 25 giu. (askanews) - Dal percorso di co-progettazione del progetto BELLA - Fateci Spazio è emerso come Tor Bella Monaca sia un quartiere di cui molti parlano, ma che pochi conoscono davvero. Anche chi lo abita non sempre è consapevole delle risorse, delle opportunità e delle realtà che il territorio offre.

Per contribuire a superare i pregiudizi che ancora lo circondano, è stata ideata un'azione che utilizza le cartoline, simbolo del viaggio e della scoperta. Attraverso una cartolina si racconta un luogo e si crea una connessione tra persone che vivono nella stessa città, ma che spesso non si incontrano.

Le parole di Claudia Bernabucci, Presidente dell'Associazione Cubo Libro: "Progetti come Bella cercano di raccontare, insieme a tante altre iniziative, un altro volto, quello vero, quello vissuto realmente e non da cronaca delle periferie. Noi stiamo crescendo un sistema fatto di etichette e stereotipi che diamo sui luoghi senza renderci conto dell'impatto che questi hanno sulle persone e magari i bambini, le bambine, le ragazze, le ragazze che crescono in quei luoghi. I luoghi di periferia sono molto spesso i luoghi in cui il sistema concentra categorie di descrizioni come il disagio, come lo spaccio, come la povertà. Ma sono in realtà luoghi ricchi di complessità dove il numero delle persone amplifica il numero delle possibilità e delle storie che contengono."

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In occasione del 24 giugno, Giornata Nazionale delle Periferie Urbane, un gruppo di giovani ha distribuito le cartoline nelle fermate più frequentate della Linea C, invitando i passanti a scoprire il quartiere oltre gli stereotipi.

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Aurora Quattrocchi: ci siamo fatti fregare il nostro cinema

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L'attrice è stata intervistata in occasione del Marefestival a Salina, dove ha ricevuto il Premio Troisi. Cosa direbbe Rori al cinema italiano? "Prima di tutto di riaprire le sale, non è vero che la gente non ci vuole andare più. Le sale cinematografiche devono essere belle grandi, i biglietti non devono essere numerati. È un orrore. La vogliamo finire?". "Il nostro cinema italiano, ma come ce lo siamo fatti fottere. Avremmo potuto fare scuola a tutto il mondo. Abbiamo avuto geni, di attori, registi sale cinematografiche tutte chiuse".

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La cena sarda di Vannacci e Alemanno: "Leader FN è la prima speranza"

Roma, 25 giu. (askanews) - Il patto suggellato da un abbraccio. Così Gianni Alemanno arriva al ristorante Ca Sardiga, Roma Nord, nel suo primo giorno da uomo libero per la cena con Roberto Vannacci che si prende la scena. "Avete scelto un ristorante sardo? Boh... In Italia si mangia bene ovunque", scherzano l'ex sindaco e l'ex generale.

L'ex sindaco di Roma, uscito dal carcere di Rebibbia dopo avere scontato quasi un anno e mezzo per traffico d'influenze e abuso d'ufficio, è pronto a dare una mano al leader di Futuro Nazionale (FN). Il tavolo sardo dei 'futuristi' è infatti l'occasione per certificare la confluenza di Indipendenza! nel partito di Vannacci. I due, prima della cena si sono 'concessi' alle domande della stampa, tra battute e assist.

"Sento di avere una persona di esperienza, una persona che ha fatto politica per 40 anni, cosa che io non ho fatto, ho fatto altro. Conto di poter attingere da questa esperienza", ha spiegato Vannacci.

"Il fatto nuovo della politica italiana, non ve lo devo dire io è Roberto Vannacci. Non è questione di fare i salvatori, è questione della novità e della voglia di fare e di essere coerenti, poi per noi la Folgore è sempre stata un mito. Una persona che ha tre lauree si mette in politica, viva Dio è sangue fresco che serve alla nostra nazione", ha aggiunto Alemanno.

Circa una ventina i commensali, oltre ai due protagonisti, ci sono alcuni deputati 'strappati' alla Lega e a Fdi (Sasso, Furgiuele, Ziello e Pozzolo), quelli che l'ex generale chiama la "sporca dozzina" e l'europarlamentare, ex leghista, Antonio Rinaldi. Due le donne: Annamaria Frigo e Caterina Galli. L'intesa è servita:

"'O la destra è sociale o non è'. Cito un certo Giorgio Almirante... Pur non avendo esperienza politica, qualche cosa la ricordo", ha detto Vannacci tra gli applausi dei presenti.

E sui rapporti con il centrodestra di Giorgia Meloni hanno ribadito:

"Ringrazio Gianni - osserva Vannacci - perché ha ripetuto quello che avevo detto io. Giorgia Meloni sicuramente ha il mio numero di telefono; se non lo ha, sa come recuperarlo, è una persona capace - ha sottolineato Vannacci - Io sono sempre disponibile".

"Il leader di Futuro nazionale è lui. Ci confronteremo su tutto e troveremo la linea", dice Alemanno.

"Anche il programma può cambiare, non prendetelo come una cosa granitica. Futuro nazionale è un partito futurista non siamo persone che scrivono cose sulla pietra e poi la lasciano là, siamo il partito che evolve in base a quelle che sono le necessità e gli interessi degli italiani", ha spiegato Vannacci.

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Roma, 25 giu. (askanews) - Il fascismo mise a rischio l'unità d'Italia. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento in aula alla Camera in occasione degli 80 anni della prima seduta dell'Assemblea Costituente.

La Costituente, ha sottolineato, fu "un'assemblea sovrana senza il tributo di una spartizione del governo dei suoi territori ad opera delle potenze alleate come sarebbe toccato, invece, ad altri Paesi dell'Asse, dove questo movimento non si manifestò".

"Una classe dirigente non compromessa col regime fascista - regime che aveva messo a rischio la stessa unità d'Italia - fu in grado di assumere le responsabilità della transizione, in attesa del voto".

"Nonostante l'inettitudine manifestata dalla monarchia, l'Italia non era 'terra di nessuno'. Questo il merito di quelle donne e di quegli uomini. E il Governo Militare Alleato si trovò a dover interloquire con loro", ha osservato Mattarella.

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