CATEGORIE

La negazione come prospettiva potenziale: Paolini e il Bello

sabato 27 ottobre 2018
3' di lettura

Milano (askanews) - "E' la Bellezza che ci guarda, non siamo noi a riconoscerla e a poterla osservare". Scrive così Giulio Paolini, forse il più importante artista italiano vivente, nel testo che accompagna la sua ultima mostra, allestita in Fondazione Carriero a Milano e giustamente intitolata "del Bello ideale". Un progetto, che è anche un processo narrativo, che ruota intorno alla dimensione di assenza o negazione, all'idea paoliniana che "ideale è il non visto". E allora abbiamo chiesto all'artista che cosa vediamo non vedendo. "Direi - ha spiegato Paolini ad askanews - che in un certo senso tutto è 'non'. E' un paradosso ed è un'affermazione un po' audace, però quello che invece è sotto gli occhi, o a portata di mano il più delle volte non è quello che noi desidereremmo toccar o vedere. Quindi diciamo che, pur essendo una privazione, il non visto, è però anche l'apertura di una prospettiva mentale, di una aspettativa, e quindi non è cosa da poco". La mostra, allestita sui tre piani della Fondazione Carriero con grazia scientifica, è curata da Francesco Stocchi, che ha immaginato di andare alle fonti del lavoro di Paolini, indagandolo attraverso tre grandi nuclei: il ritratto e l'autoritratto, o meglio la sua assenza; la superficie e il confronto con la mitologia classica. "Siamo partiti - ci ha raccontato Stocchi - dalla dimensione potenziale, che caratterizza l'opera di Paolini, che è sempre in uno stato sospeso, nell'ipotesi o nell'attesa che l'opera si riveli. Da qui anche il bello ideale, che è un'idea, è qualcosa che non sarà mai raggiungibile, ma è il percorso che conta, come è il processo che conta nell'opera di Paolini, che io vedo come circolare, sempre inscritta in questo eterno presente". Il lavoro di Giulio Paolini, in questo eterno presente, si svela come geometria e, soprattutto come filosofia, una inesausta indagine sui confini della visione e della rappresentazione, alla ricerca di qualcosa che somiglia all'idea stessa della Cosa in sé, il Noumeno kantiano di cui però possiamo esperire soltanto il desiderio, mai la pienezza. E ogni opera in mostra ci racconta di ciò che, come un'entità oscura galattica o come un iperoggetto filosofico, sta al di là del territorio dell'opera d'arte, eppure è proprio l'opera d'arte che rende possibile questo altrove lontanissimo. Dove la Bellezza è quasi un pretesto per ribadire il valore della complessità, la distanza da qualsiasi operazione semplicistica. "Paolini - ha aggiunto Francesco Stocchi - è proprio un antidoto a questo ed è un artista che non intende la preparazione del suo lavoro come indagine o ricerca, ma proprio come ispirazione, termine che è stato per molti anni messo da parte e del quale invece abbiamo bisogno. Dobbiamo essere ispirati ed ispirare, e questa mostra penso e spero che indichi una via". Una via che passa anche attraverso gli interventi della scenografa Margherita Palli che in due sale della Fondazione ha creato due installazioni che dialogano con le immagini e il pensiero di Giulio Paolini, offrendo quinte ulteriori alla prospettiva che la mostra vuole esibire. "Io l'ho vissuto come un lavoro in teatro - ci ha spiegato Palli - c'è un tema, che in questo caso è Paolini e la negazione, c'è un regista che è Stocchi e io ho cercato di mettere in scena un'opera che non c'è". A esserci, invece, e in abbondanza, è un'idea forte di arte come possibilità, di potenza che torna alla propria pienezza rinunciando all'atto, ma che, al tempo stesso, nella rinuncia vive la sua più evidente affermazione.

tag

Ti potrebbero interessare

Nella spirale del tempo: Charrière incontra Canova al Museo Correr

Venezia, 2 mag. (askanews) - C'è sempre una profondità geologica nel lavoro di Julian Charrière, che diventa ragionamento sulle profondità umane, sul nostro essere parte di un tempo e di un luogo che hanno una intensità maestosa. E ora questa profondità torna in una veste inedita al museo Correr di Venezia, in un dialogo con le sculture di Antonio Canova, che partecipano alle sue installazioni e, letteralmente, ne risuonano.

"Io sono particolarmente interessato alla prospettiva del tempo che è contenuta in certi materiali - ha detto Charrière ad askanews - Canova invece è come se volesse fissare l'attimo nelle sue sculture, si tratta di proiettare questa effige del momento sul lungo periodo, mentre il mio lavoro in effetti guarda a come sono le dinamiche dei processi della terra e come tutto sia un flusso. Da questo credo nasca un confronto, che genera una tensione tra il mio e il suo lavoro".

La tensione è percepibile ed è emozionante, cambia la prospettiva sulle storiche sale del museo e apre a nuove possibilità. E per il Correr è un modo di raccontare diversamente anche se stesso, come ci ha detto la direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, Chiara Squarcina: "Significa soprattutto, porre l'accento su questo artista, Antonio Canova, che in qualche modo oggi riesce ancora a catturare i talenti di artisti come Julian Charrière e creare un'installazione come questa, che vuole sottolineare soprattutto che l'arte contemporanea e l'arte antica sono in dialogo".

La mostra, intitolata "Spiral Economy", in fondo ragiona sul tempo e i tredici orologi che Charrière ha esposto, corrosi dagli elementi, sono una metafora della nostra relazione con questa grandezza, che per i fisici come tale non esiste e per noi è in fondo incommensurabile. "Qui il tempo è deostruito attraverso i processi geologici - ha aggiunto l'artista franco-svizzero - che alla fine reinventano il modo in cui ci confrontiamo con la durata".

Uno degli intenti del Museo Correr era anche quello di invitare a guardare al Canova con una nuova prospettiva, e la mostra effettivamente la offre. "Le sculture - ha concluso Julian Charrière - stanno facendo da testimoni ai film, da testimoni all'esposizione e quindi diventano come dei partecipanti e questo per me è molto importante, perché offre un'altra dinamica, una sorta di seconda vita all'opera".

La mostra resta aperta al pubblico a Venezia fino al 22 novembre.

TMNews

Usa: via 5.000 soldati dalla Germania dopo critiche Trump a Merz

Milano, 2 mag. (askanews) - Il Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania entro 6-12 mesi, su decisione del Pentagono annunciata venerdì, in un contesto di crescenti frizioni transatlantiche legate alla guerra in Medio Oriente. La mossa segue le critiche del Presidente Donald Trump al Cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusato di sottovalutare l'Iran nucleare, e precede l'aumento al 25% dei dazi su auto e camion UE dalla prossima settimana, per presunte violazioni commerciali.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato venerdì in un comunicato che il ritiro sarà completato entro i prossimi sei-dodici mesi. Questa decisione fa seguito a un'attenta revisione della presenza militare del Dipartimento in Europa ed è dettata dalle esigenze operative e dalle condizioni sul campo, ha aggiunto Parnell.

Durante entrambi i suoi mandati, Trump ha minacciato più volte di ridurre il numero di truppe statunitensi in Germania e in altri alleati europei, affermando di volere che l'Europa si assuma una maggiore responsabilità per la propria difesa, anziché dipendere da Washington.

Trump minaccia riduzioni anche in Italia (12.662 soldati) e Spagna (3.814), punendo il mancato sostegno agli USA nella crisi dello Stretto di Hormuz bloccato dall'Iran. Il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si dice "preparato", difendendo basi chiave come Ramstein, mentre l'UE ribadisce l'importanza della presenza USA per la sicurezza europea. Questa decisione riecheggia le politiche di Trump per spingere l'Europa a una maggiore autonomia difensiva, sullo sfondo del sostegno tedesco all'Ucraina.

TMNews

Fotografia Europea 2026: Ghostland, i fantasmi dell'algoritmo

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) - All'interno della ventunesima edizione di Fotografia Europea Fantasmi del Quotidiano, fino al 14 giungo 2026 nella sede di Palazzo Da Mosto la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania espone opere di Zoé Aubry, Sara Bezovsek, Carolyn Drake, Alisa Martynova, Visvaldas Morkevicius, Mykola Ridnyi, Indr Serpytyt e Vaste Programme. La curatrice ha raccontato ad askanews l'esibizione: "Ghostland è una mostra collettiva che lega il lavoro di otto artisti e artiste che lavorano con le stesse tecnologie che usiamo ogni giorno: dagli algoritmi, alle intelligenze artificiali, alle telecamere di sorveglianza, alle piattaforme social. E navigano questo flusso di immagini dando un senso a questo infinito archivio digitale che si produce ogni giorno. La mostra si interroga su come è cambiata la fotografia e il mondo dell'immagine in un mondo iper-mediato dagli schermi: schermi che non sono più soltanto dispositivi, ma sono strumenti che creano nuovi ambienti cognitivi in cui si trasforma l'identità e si trasforma il nostro modo di guardare a guerre e catastrofi e il nostro modo di interagire. I fantasmi che animano questa mostra non sono presenze evanescenti, ma sono figure concrete. Si presentano attraverso profili, dati, numeri e algoritmi, ma siamo comunque noi che ci interfacciamo. Non è una mostra che vuole essere nostalgica e neanche apocalittica, vuole semplicemente constatare dove siamo e cosa sta succedendo: quello che gli artisti possono fare per decodificare il nostro mondo".

Ghostland propone una riflessione su come osserviamo gli altri e noi stessi, su come gli algoritmi ci sorvegliano, su come costruiamo il senso del pericolo e della fiducia verso un futuro da costruire. Attraverso pratiche artistiche sperimentali, la mostra collettiva invita a riflettere non solo su ciò che vediamo ma soprattutto su ciò che resta fuori dal campo: i punti ciechi, le omissioni, gli spazi dove la realtà continua a sfuggire o a palesarsi soltanto attraverso la cornice dello schermo.

I progetti di Indr Serpytyt e Visvaldas Morkevicius fanno parte del programma Cultura Lituana in Italia 2025-2026, realizzato dall'Istituto di Cultura Lituano e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana. La ventunesima edizione di Fotografia Europea è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

TMNews

Pecoraro Scanio: "Pannella esempio di buona politica"

Roma, 2 mag. (askanews) - "Nel giorno dell'anniversario della nascita di Marco Pannella, voglio rendere omaggio a una figura che ha dato moltissimo al nostro Paese, segnando in modo profondo le battaglie sui diritti civili, sull'ambiente, sulla legalità e contro la partitocrazia", dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore della rete Ecodigital e da ventenne presidente del partito radicale in Campania e autore del libro "la lezione di Marco" .

"Pannella ha dimostrato che la politica può essere fatta coinvolgendo le persone e creando innovazione, a partire dall'uso dei referendum come strumento di democrazia diretta. Ricordo il mio impegno, già da minorenne giovanissimo, nelle campagne referendarie e nelle raccolte firme dei radicali, contro il nucleare, contro la caccia e per iniziative sul finanziamento pubblico dei partiti, battaglie che nel tempo sono state riprese e condivise da tanti ".

"È stato anche un innovatore nella comunicazione politica, anticipando pratiche che oggi sono diffuse come inserire il nome del leader nel simbolo elettorale . La sua lezione resta attuale: gli incarichi pubblici non sono un fine, ma strumenti per realizzare iniziative concrete e migliorare la vita delle persone e del pianeta".

"Pur avendo avuto anche divergenze su alcuni temi, restano centrali i valori che hanno guidato la sua azione: pace, nonviolenza, democrazia, diritti civili, innovazione ed ecologia".

"È importante - conclude Pecoraro Scanio - che il nostro Paese sappia riconoscere esempi di buona politica. Marco Pannella rappresenta senza dubbio uno di questi".

TMNews