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Dal carcere alla Fashion Week: i detenuti lavorano a uncinetto

sabato 28 aprile 2018
2' di lettura

San Paolo, (askanews) - Un progetto partito per insegnare ai detenuti a lavorare a maglia in Brasile è arrivato a creare una collezione di abiti, ben 45 pezzi, presentata sulla passerella della Sao Paulo Fashion Week, la più importante del Sud America. A seguire il progetto "Ponto Firme", due volte a settimana nel penitenziario Adriano Marrey, a Guarulhos, area metropolitana di Sao Paolo, lo stilista Gustavo Silvestre. "Non è iniziato con l'idea di una sfilata di moda, non abbiamo fatto abiti all'inizio del progetto. Ma lavorare con l'uncinetto ci ha portati naturalmente a fare dei vestiti durante il workshop e mi sono reso conto che avevamo una collezione, molti pezzi di vestiario". Uno dei detenuti, Andarson da Silva, che sta scontando una condanna a 10 anni per rapina a mano armata: "Sono sempre stato molto nervoso, molto stressato, ma oggi mi sento calmo, grazie a Dio, ho una vita diversa, un diverso modo di pensare, grazie a questo. Questa è una terapia che fai per te stesso ed è molto più sorprendente di quello che immagini". E sui pregiudizi, che vorrebbero etichettare il lavoro a maglia come un passatempo poco virile, risponde il collega Thiago Araujo: "Quando ho iniziato, la gente mi prendeva in giro, mi chiamava femminuccia e così via... Se avessi smesso non sarei arrivato dove sono. Se avessi ascoltato quelle persone non potrei uscire oggi, non avrei l'opportunità di lavorare". Ago e filo, come "armi" di riscatto sociale. Nei due anni e mezzo di progetto, circa 120 detenuti hanno seguito le lezioni dello stilista brasiliano e qualcuno adesso collabora anche nel suo atelier: "Sono venuto a queste lezioni e mi ha preso molto, ho visto un potenziale. Una delle cose che mi fa tornare qui ogni settimana è vedere cosa hanno prodotto durante la settimana. Ogni volta che torno mi sorprendono con bellissime cose, fatte davvero bene". Nella sfilata, che comprendeva giacche, berretti, borse, abiti, cappotti e scarpe, anche un messaggio contro le disuguaglianze sociali.

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