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Settore avicolo ha retto durante il Covid, ora serve un sostegno

di TMNews giovedì 25 giugno 2020
2' di lettura

Roma, 25 giu. (askanews) - Le imprese della nostra filiera avicola sono tutte a conduzione familiare e fortemente legate al territorio. In nessuna di queste si sono registrati focolai di Covid-19, a differenza di quanto sta accadendo in Europa e negli Usa. Questa è una garanzia per continuare a competere a livello internazionale, soprattutto in tempi di crisi causata dalla pandemia. Lo hanno ribadito a Bologna i produttori nel corso dell'assemblea di Unaitalia, l'associazione che rappresenta il 90% della produzione avicola nazionale, durante la quale sono stati presentati i dati degli ultimi mesi. Il presidente di Unaitalia, Antonio Forlini.

"Il 2019 è stato un anno sostanzialmente positivo dal punto di vista dell'andamento dei volumi e, soprattutto nella prima parte, dal punto di vista dei prezzi che si sono un po' livellati verso il basso nella parte finale. L'export è aumentato leggermente e questo ha portato il nostro grado di approvvigionamento al 107%. Siamo l'unico settore zootecnico che è in grado di auto-approvvigionarsi in misura maggiore rispetto ai consumi interni".

Nel primo trimestre del 2020 si è registrata una crescita del 9% dei consumi di carni bianche e del 14% delle uova, ma rimane forte l'incertezza legata alla crisi a causa della chiusura di interi canali di vendita.

"Noi abbiamo reagito in maniera estremamente resiliente, perché avevamo il dovere nei confronti del Paese di riuscire ad approvvigionare i banchi dei supermercati. Ci siamo dati la priorità della tutela della salute dei lavoratori, ma contestualmente anche di riuscire a continuare nelle nostre attività che non si sono mai fermate. E' chiaro che questo sforzo ha generato dei costi rilevanti che oggi evidentemente cominciano a pesare sulle nostre imprese".

L'assenza di flussi di turisti stranieri comporta una riduzione dei consumi che proseguirà nei prossimi mesi. "Noi chiediamo al Governo che ci siano misure di supporto al settore sia per riuscire a smaltire scorte di surgelato che negli scorsi mesi si sono accumulate in virtù del calo dei consumi, ma anche di tutelare gli anelli più deboli della filiera, in particolare gli allevatori che potrebbero risentire di minori volumi di attività nel breve e medio periodo".

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Gerusalemme, 20 mar. (askanews) - La polizia israeliana ha sparato gas lacrimogeni contro i fedeli musulmani radunati a Gerusalemme, che hanno provato a raggiungere la moschea di al Aqsa per celebrare la ricorrenza dell'Eid al-Fitr, la fine del digiuno che segna la conclusione del mese sacro del Ramadan.

Israele ha chiuso la moschea di al Aqsa, uno dei tre luoghi più sacri per l'Islam, dopo l'inizio dell'attacco all'Iran, e i fedeli musulmani sono venuti a pregare vicino alla Città Vecchia.

Abou Najm, fedele musulmano di Beit Hanina, quartiere orientale di Gerusalemme:

"Come musulmani, avremmo dovuto celebrare la preghiera dell'Eid nella moschea di Al-Aqsa", ha spiegato, aggiungendo - ma le forze israeliane "hanno chiuso la moschea di Al-Aqsa negli ultimi venti giorni. Per questo abbiamo deciso di riunirci nel luogo più vicino alla moschea di Al-Aqsa".

Intanto, dopo un allarme missilistico iraniano, i servizi di emergenza sono intervenuti nell'area d'impatto nella città vecchia di Gerusalemme, dove sono caduti i detriti di un missile o di un intercettore, proprio nel quartiere ebraico, vicino al Muro e ai luoghi santi, mentre nelle ultime ore sono state udite diverse forti esplosioni. Le sirene antiaeree hanno risuonato in città, secondo quanto riferito dai giornalisti di Afp sul posto.

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