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Zona rossa, Milano prova a resistere (e non rinuncia al caffè)

di TMNews venerdì 6 novembre 2020
3' di lettura

Milano, 6 nov. (askanews) - Milano si sveglia zona rossa. Ma non è la Milano deserta e immobile del lockdown di marzo. In giro di gente ce n'è ancora, soprattutto nelle ore di punta, i bar sono aperti per l'asporto, i mercati rionali animati, anche se un po svuotati dalle nuove misure. E poi ci sono le scuole, fino alla prima media, che continuano a funzionare in presenza, librerie e cartolerie con la saracinesca alzata.

Dalle parole di chi stamattina ha potuto rialzare la saracinesca trapela un misto di rassegnazione e spirito di sopravvivenza. Siamo andati al mercato rionale di via Stresa. Le nuove misure previste dall'ultimo decreto hanno imposto la chiusura di molte bancarelle, ma gli alimentari e chi vende prodotti per la cura personale ci sono e provano ad andare avanti. "Queste restrizioni ci possono anche stare - ci ha detto Antonella che insieme al marito Luciano vende frutta e verdura - però non avendo un punto di riferimento, i bar chiusi diciamo che non è una buona soluzione, dovrebbero pensare meglio a quello che fanno". "Le conseguenze sono queste - gli fa eco un collega di una bancarella poco più avanti osservando il panorama desolante davanti a sè - la gente è terrorizzata e non viene a comprare, il mercato è vuoto meno male che ce la caviamo con quattro clienti fissi che vengono lo stesso".

Un argine al crollo delle vendite sono proprio le consegne a domicilio per le quali tutti si sono già attrezzati. "Abbiamo già avuto un sacco di telefonate ieri di clienti che stentano a uscire - ha spiegato sempre Antonella - che non erano pronti perchè tanti erano confusi". "Mi sembra abbastanza tranquillo per ora - ci ha detto il titolare di una rosticceria ambulante - devo dire che alcuni miei clienti mi hanno telefonato a casa perchè non se la sentono di uscire".

Gli ambulanti più indignati sono quelli che vendono intimo, abbigliamento per bambini che da sabato saranno costretti restare a casa. Un'ordinanza del Comune di Milano, nella tarda serata di ieri, ha di fatto consentito l'apertura solo agli ambulanti di alimentari, dopo una iniziale possibilità di poter continuare a lavorare anche per queste categorie non food.

"Come è? - ci ha detto una ambulante che da 30 anni vende abbigliamento per l'infazia - Brutta perchè ci dicono una cosa poi un'altra, ci avevano detto che potevamo ma da domani non possiamo per cui da domani basta, oggi è così domani staremo a casa. Due chiusure in un anno sono veramente troppe, anche perchè la gente era contenta di sapere che noi c'eravamo perchè i bambini continuano ad andare all'asilo e a scuola ma da domani basta!".

In questo lockdown soft, dunque, chi può continuare a lavorare lo fa in tutti i modi possibili, ingegnandosi per non violare le regole ma anche per preservare un barlume di normalità. Alla pausa caffè, per esempio, non si rinuncia anche se si è costretti a sorseggiarlo in un bicchierino di plastica in piedi per strada. Loro, i gestori dei bar, servono caffè e colazioni coi tavolini davanti all'ingresso che sostituiscono i classici banconi. Come va?, chiediamo a uno di loro: "Non bene però ci proviamo - risponde - eravamo già attrezzati col primo lockdown, la roba che è rimasta la stiamo riutilizzando". Certo le nuove misure pesano sul bilancio di un anno drammatico ma si prova a resistere: "Se calcoli quanto è pesato quello di prima più quello di adesso siamo a un bel 80% e mi ritengo fortunato - ci dice - perchè ci sono altri che non hanno ancora aperto".

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Nella spirale del tempo: Charrière incontra Canova al Museo Correr

Venezia, 2 mag. (askanews) - C'è sempre una profondità geologica nel lavoro di Julian Charrière, che diventa ragionamento sulle profondità umane, sul nostro essere parte di un tempo e di un luogo che hanno una intensità maestosa. E ora questa profondità torna in una veste inedita al museo Correr di Venezia, in un dialogo con le sculture di Antonio Canova, che partecipano alle sue installazioni e, letteralmente, ne risuonano.

"Io sono particolarmente interessato alla prospettiva del tempo che è contenuta in certi materiali - ha detto Charrière ad askanews - Canova invece è come se volesse fissare l'attimo nelle sue sculture, si tratta di proiettare questa effige del momento sul lungo periodo, mentre il mio lavoro in effetti guarda a come sono le dinamiche dei processi della terra e come tutto sia un flusso. Da questo credo nasca un confronto, che genera una tensione tra il mio e il suo lavoro".

La tensione è percepibile ed è emozionante, cambia la prospettiva sulle storiche sale del museo e apre a nuove possibilità. E per il Correr è un modo di raccontare diversamente anche se stesso, come ci ha detto la direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, Chiara Squarcina: "Significa soprattutto, porre l'accento su questo artista, Antonio Canova, che in qualche modo oggi riesce ancora a catturare i talenti di artisti come Julian Charrière e creare un'installazione come questa, che vuole sottolineare soprattutto che l'arte contemporanea e l'arte antica sono in dialogo".

La mostra, intitolata "Spiral Economy", in fondo ragiona sul tempo e i tredici orologi che Charrière ha esposto, corrosi dagli elementi, sono una metafora della nostra relazione con questa grandezza, che per i fisici come tale non esiste e per noi è in fondo incommensurabile. "Qui il tempo è deostruito attraverso i processi geologici - ha aggiunto l'artista franco-svizzero - che alla fine reinventano il modo in cui ci confrontiamo con la durata".

Uno degli intenti del Museo Correr era anche quello di invitare a guardare al Canova con una nuova prospettiva, e la mostra effettivamente la offre. "Le sculture - ha concluso Julian Charrière - stanno facendo da testimoni ai film, da testimoni all'esposizione e quindi diventano come dei partecipanti e questo per me è molto importante, perché offre un'altra dinamica, una sorta di seconda vita all'opera".

La mostra resta aperta al pubblico a Venezia fino al 22 novembre.

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Usa: via 5.000 soldati dalla Germania dopo critiche Trump a Merz

Milano, 2 mag. (askanews) - Il Segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania entro 6-12 mesi, su decisione del Pentagono annunciata venerdì, in un contesto di crescenti frizioni transatlantiche legate alla guerra in Medio Oriente. La mossa segue le critiche del Presidente Donald Trump al Cancelliere tedesco Friedrich Merz, accusato di sottovalutare l'Iran nucleare, e precede l'aumento al 25% dei dazi su auto e camion UE dalla prossima settimana, per presunte violazioni commerciali.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato venerdì in un comunicato che il ritiro sarà completato entro i prossimi sei-dodici mesi. Questa decisione fa seguito a un'attenta revisione della presenza militare del Dipartimento in Europa ed è dettata dalle esigenze operative e dalle condizioni sul campo, ha aggiunto Parnell.

Durante entrambi i suoi mandati, Trump ha minacciato più volte di ridurre il numero di truppe statunitensi in Germania e in altri alleati europei, affermando di volere che l'Europa si assuma una maggiore responsabilità per la propria difesa, anziché dipendere da Washington.

Trump minaccia riduzioni anche in Italia (12.662 soldati) e Spagna (3.814), punendo il mancato sostegno agli USA nella crisi dello Stretto di Hormuz bloccato dall'Iran. Il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si dice "preparato", difendendo basi chiave come Ramstein, mentre l'UE ribadisce l'importanza della presenza USA per la sicurezza europea. Questa decisione riecheggia le politiche di Trump per spingere l'Europa a una maggiore autonomia difensiva, sullo sfondo del sostegno tedesco all'Ucraina.

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Fotografia Europea 2026: Ghostland, i fantasmi dell'algoritmo

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) - All'interno della ventunesima edizione di Fotografia Europea Fantasmi del Quotidiano, fino al 14 giungo 2026 nella sede di Palazzo Da Mosto la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania espone opere di Zoé Aubry, Sara Bezovsek, Carolyn Drake, Alisa Martynova, Visvaldas Morkevicius, Mykola Ridnyi, Indr Serpytyt e Vaste Programme. La curatrice ha raccontato ad askanews l'esibizione: "Ghostland è una mostra collettiva che lega il lavoro di otto artisti e artiste che lavorano con le stesse tecnologie che usiamo ogni giorno: dagli algoritmi, alle intelligenze artificiali, alle telecamere di sorveglianza, alle piattaforme social. E navigano questo flusso di immagini dando un senso a questo infinito archivio digitale che si produce ogni giorno. La mostra si interroga su come è cambiata la fotografia e il mondo dell'immagine in un mondo iper-mediato dagli schermi: schermi che non sono più soltanto dispositivi, ma sono strumenti che creano nuovi ambienti cognitivi in cui si trasforma l'identità e si trasforma il nostro modo di guardare a guerre e catastrofi e il nostro modo di interagire. I fantasmi che animano questa mostra non sono presenze evanescenti, ma sono figure concrete. Si presentano attraverso profili, dati, numeri e algoritmi, ma siamo comunque noi che ci interfacciamo. Non è una mostra che vuole essere nostalgica e neanche apocalittica, vuole semplicemente constatare dove siamo e cosa sta succedendo: quello che gli artisti possono fare per decodificare il nostro mondo".

Ghostland propone una riflessione su come osserviamo gli altri e noi stessi, su come gli algoritmi ci sorvegliano, su come costruiamo il senso del pericolo e della fiducia verso un futuro da costruire. Attraverso pratiche artistiche sperimentali, la mostra collettiva invita a riflettere non solo su ciò che vediamo ma soprattutto su ciò che resta fuori dal campo: i punti ciechi, le omissioni, gli spazi dove la realtà continua a sfuggire o a palesarsi soltanto attraverso la cornice dello schermo.

I progetti di Indr Serpytyt e Visvaldas Morkevicius fanno parte del programma Cultura Lituana in Italia 2025-2026, realizzato dall'Istituto di Cultura Lituano e dall'Ambasciata della Repubblica di Lituania nella Repubblica Italiana. La ventunesima edizione di Fotografia Europea è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

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Pecoraro Scanio: "Pannella esempio di buona politica"

Roma, 2 mag. (askanews) - "Nel giorno dell'anniversario della nascita di Marco Pannella, voglio rendere omaggio a una figura che ha dato moltissimo al nostro Paese, segnando in modo profondo le battaglie sui diritti civili, sull'ambiente, sulla legalità e contro la partitocrazia", dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore della rete Ecodigital e da ventenne presidente del partito radicale in Campania e autore del libro "la lezione di Marco" .

"Pannella ha dimostrato che la politica può essere fatta coinvolgendo le persone e creando innovazione, a partire dall'uso dei referendum come strumento di democrazia diretta. Ricordo il mio impegno, già da minorenne giovanissimo, nelle campagne referendarie e nelle raccolte firme dei radicali, contro il nucleare, contro la caccia e per iniziative sul finanziamento pubblico dei partiti, battaglie che nel tempo sono state riprese e condivise da tanti ".

"È stato anche un innovatore nella comunicazione politica, anticipando pratiche che oggi sono diffuse come inserire il nome del leader nel simbolo elettorale . La sua lezione resta attuale: gli incarichi pubblici non sono un fine, ma strumenti per realizzare iniziative concrete e migliorare la vita delle persone e del pianeta".

"Pur avendo avuto anche divergenze su alcuni temi, restano centrali i valori che hanno guidato la sua azione: pace, nonviolenza, democrazia, diritti civili, innovazione ed ecologia".

"È importante - conclude Pecoraro Scanio - che il nostro Paese sappia riconoscere esempi di buona politica. Marco Pannella rappresenta senza dubbio uno di questi".

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