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Vaccini sfida epocale: catena del freddo e security punti critici

di TMNews martedì 17 novembre 2020
2' di lettura

Milano, 17 nov. (askanews) - La distribuzione di milioni di dosi di vaccino contro il SARS-CoV-2 in tutto il mondo è una sfida epocale dal punto di vista della logistica. Quali sono i punti più critici lo ha spiegato ad askanews un esperto del settore Luca Lanini, professore di Logistica e Supply Chain Management all'università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

"Grandi volumi in poco tempo e capillari sul territorio è per definizione una sfida logistica, se poi aggiungiamo la deperibilità del prodotto e temi ancora poco citati come la security, la sicurezza, la necessità di accompagnarlo con guardie giurate, l'esercito, la protezione dei centri di smistamento, è un elemento complicato", ha detto.

Ancor più nel caso di Pfizer/BioNtech il cui vaccino deve essere conservato a temperature molto basse, - 70 gradi. Non rompere la catena del freddo è vitale, e complicato. Pfizer ha detto che fornirà dei piccoli box refrigerati con ghiaccio secco con all'interno 4.785 dosi che vanno aperti il meno possibile. Questo box semplifica ma non risolve, anzi pone altri problemi.

"Il punto delicato è questo luogo di smistamento, alla fine di questa già importante catena logistica da costruire. Dove sarà? "Se deve arrivare un box da 4.785 dosi, l'ospedale deve fare quei vaccini in due giorni; ma deve farli altrimenti finiamo nel 2021. Vanno fatti velocemente. Probabilmente direbbe 'me ne porti solo 100 flaconi', ma allora creo una rottura di carico. E dove li metto questi 100 che devono stare a meno 70?".

Servono dunque punti di somministrazione dedicati perché "il problema è l'ultimo miglio: io mi fermerei a 200 punti di somministrazione, la vedo difficile arrivare ai mille punti suggeriti in prima battuta dal commissario (Domenico Arcuri ndr) perché al momento non ci sono gli strumenti, le tecnologie e il numero di box più piccoli per spacchettare".

Altra soluzione infatti sarebbe l'ideazione di box refrigerati più piccoli, ma vanno appunto inventati e costruiti per gennaio. Una sfida complicatissima che diventa impossibile per Paesi non industrializzati e ricchi come lo è l'Italia, per i quali le difficoltà logistiche rendono l'arrivo di un vaccino con queste necessità un miraggio.

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