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Al G20 dei giovani imprenditori parla il console Usa a Milano

di TMNews mercoledì 6 ottobre 2021
2' di lettura

Milano, 6 ott. (askanews) - "Il modo migliore per proteggere il futuro è crearlo. E questo è quello che gli imprenditori fanno: identificano i problemi nel presente, sviluppano e creano soluzioni per quei problemi e costruiscono imprese commerciali per sostenere quelle soluzioni".

Così il console generale degli Stati Uniti d'America Robert Needham, intervenuto al "Global Renaissance - Summit G20 Young Entrepreneurs' Alliance", ospitato dai Giovani Imprenditori di Confindustria.

"Avete bisogno di un sistema che non ha paura di confrontarsi e combattere la corruzione che è il peggior nemico dell imprenditoria".

Il diplomatico ha inoltre spiegato che il governo americano investe una quantità enorme di risorse umane, oltre che capitali, per promuovere l imprenditorialità non soltanto negli Stati Uniti ma anche all estero.

"Noi lo facciamo sicuramente per promuovere la crescita globale. Ma lo facciamo anche perché vogliamo il progresso delle condizioni politiche, economiche e sociali che permettono all imprenditoria di prosperare: la democrazia, la diversità, la trasparenza e la giustizia".

Nel futuro ci dovrà essere un posto anche per la parità di genere. La ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, intervenuta in videocollegamento ha sottolineato come sia importante stimolare la leadership femminile, l'impiego delle donne nei settori tecnologici, scientifici e green, piena eguaglianza di opportunità e di condizioni di lavoro per uomini e donne.

Un appuntamento internazionale, quello del Summit G20 Giovani di Confindustria, nel segno di Confindustria Lombardia che ha appena eletto presidente Francesco Buzzella per il quadriennio 2021-25.

Tra le testimonianze più interessanti quella di Paolo Barletta, Ceo di Arsenale. "La missione - ha detto - come mi ha insegnato la mia storia non è creare un'azienda di famiglia, da tramandare alle generazioni future, ma creare un'azienda con dei valori familiari, affiché negli anni possa sopravvivere e garantirsi un futuro senza dipendere da chi la guida".

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini a cura di askanews

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"L'Elfo - ha spiegato ad askanews - è un collettivo, è una cosa unica in Italia e riflette questo suo essere un collettivo nella stagione, che è un'esperienza di casa abitata da artisti. Abbiamo 56 spettacoli, ma non è il numero, è la voglia di avere una mappa di tutto quello che accade, soprattutto delle storie che vengono raccontate dagli artisti, con tutte le loro forme, diversissime, il teatro è plurale, un po' come diceva Pasolini, la verità non è in un sogno, ma in molti sogni".

Partendo dall'opera di Valeria Petrone che fa da immagine simbolo della stagione, il programma si muove su più registri. "Teho Teardo ed Elio Germano che portano gli scritti di Gino Strada sulla guerra - ha aggiunto il direttore - poi abbiamo il ritorno alla Politkovskaija di Ottavia Piccolo con un testo di Massini, Parliamo di guerra anche attraverso 'Erano tutti miei figli' di Arthur Miller, che girerà tutta l'Italia, parliamo di arte con 'Amadeus', poi nuove produzioni, di nuovo Miller con 'L'orologio americano', che aprirà la stagione, testo mai rappresentato da tanti anni, che però parla della crisi del 1929 e noi ci siamo dentro in pieno e Ferdinando Bruni invece tornerà su Oscar Wilde con "Il marito ideale" che però è un Wilde anche politico, perché parla di corruzione, di etica nella politica, nella vita, nel rapporto personale. E ancora 'Cuore di tenebra', 'Elephant Man', 'Il ritratto di Dorian Gray', uno spettacolo sulla Russia, molto importante".

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