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Presentato al Senato il Rapporto "La Musica che Conta"

di TMNews martedì 16 novembre 2021
2' di lettura

Roma 16 nov. (askanews) - L'industria musicale italiana crea un grosso valore non solo in termini sociali ma anche economici. Ed è per questo che l'AFI, l'Associazione Fonografici Italiani, in collaborazione con Deloitte, il centro studi Assolombarda, le società Utopia e Gfk, ha realizzato la prima analisi di impatto della produzione musicale in Italia. L'anteprima del Rapporto "La Musica che Conta" è stata presentata nella sala Nassirya del Senato dal Presidente di AFi Sergio Cerruti alla presenza, fra gli altri, della Sottosegretaria di Stato per la Cultura Lucia Borgonzoni, dell'onorevole Federico Mollicone (FdI) e di un celebre personaggio del settore musicale come Al Bano.

Dal rapporto emerge che circa l'88% degli italiani ascolta musica regolarmente, privilegiando come strumento di diffusione la radio (il 56%) e lo streaming (il 30%). Alla musica non si rinuncia mai, durante il lockdown infatti il suo ascolto è sempre rimasto stabile. Questo è merito anche dei diversi mezzi di diffusione che oggi ci permettono di portare le nostre canzoni preferite ovunque, segno di un settore ad alto valore innovativo e tecnologico, capace di intercettare e promuovere i bisogni dei suoi utenti,

Cerruti a proposito dello Studio "La Musica che Conta" dice: "Emerge che ci sono delle ricadute dirette, indirette, indotte, come il dottor Vulpiani di Deloitte questa mattina ci ha relazionato, che sono una componente complessa da poter identificare correttamente per capire quant'è il valore della musica. Il valore della musica non è il download, lo streaming o la singola utilizzazione. Il valore della musica è quando in una economia circolare come quella della musica di oggi si accendono tutti i vari settori, i vari comparti, che sono a noi collegati".

La Sottosegretaria Borgonzoni sottolinea l'importanza di studi come quello promosso dall'AFI. "Sono fondamentali questi studi per disegnare i provvedimenti per un settore importante, perché questo lo si dimentica, un po' perché forse negli anni, prima del Covid non si era rivolto così tanto alle istituzioni perché era un settore sano.

La musica è veramente un grande attratto di investimenti dall'estero e un grande traino per tutto il Pil. E attraverso ricerche e dati come questo è più semplice anche per noi, che andiamo a chiedere anche dei fondi, andiamo a chiedere interventi, poter spiegare anche a chi non è del settore, a chi non si occupa di cultura, quanto possano portare nei territori, in cui si sviluppano alcune attività come queste. Poi il Ministero della Cultura sicuramente dovrà dedicare molto più spazio alla musica, io vorrei esistesse una direzione staccata dalle lirico-sinfonica, proprio dedicata alla musica".

L'onorevole Mollicone evidenzia ancora un altro aspetto: "Il rapporto commissionato dall'AFI perché finalmente ci darà i numeri e l'indotto reale numerico della musica italiana, che dobbiamo trasversalmente come Governo e come Parlamento italiano, difendere e sostenere rispetto all'aggressione delle piattaforme digitali che oltretutto, nonostante il recepimento della direttiva copyright, non riconoscono il giusto reddito agli autori, ai creativi, ai musicisti italiani".

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