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Da Meshal a Sinwar, i candidati alla successione di Haniyeh

di TMNews venerdì 2 agosto 2024
2' di lettura

Milano, 2 ago. (askanews) - Gli uomini più influenti di Hamas si sono riuniti a Doha, in Qatar, per la cerimonia funebre di Ismail Haniyeh, leader politico dell'organizzazione palestinese ucciso in un attentato a Teheran. Tra i presenti potrebbe essere scelto il successore alla guida politica di Hamas: il più accreditato è il 68enne Khaled Meshal, che ha già occupato dal 1996 al 2017 la carica ora lasciata vacante dall'uccisione di Haniyeh. Uomo pragmatico e portato al dialogo, Meshal ha, secondo alcuni esperti della storia dell'organizzazione palestinese, un tallone d'Achille nell'ascesa alla leadership: non ha infatti ottimi rapporti con i più grandi sostenitori regionali della causa palestinese, da Hezbollah all'Iran e la Siria, mentre ha legami consolidati con il Qatar e con la Turchia.

E' invece un fervente difensore della resistenza armata contro Israele il 64nne Khalil al-Hayya, palestinese nato a Gaza, abile nel ricucire i rapporti con la Siria di Assad, i libanesi di Hezbollah e l'Iran sciita, un leader convinto che il 7 ottobre fosse un'azione necessaria per rimettere in evidenza il dramma palestinese anche a costo di far subire alla popolazione civile la devastante rappresaglia israeliana.

Tra i candidati alla leadership c'è anche Musa Muhammad Abu Marzuq, 73 anni, fino al 2014 vicepresidente dell'ufficio politico. Posizioni simili a quelle di Haniyeh, più moderato dell'ala armata di Hamas, Musa ha consigliato al movimento di accettare un futuro stato palestinese basato sui confini del 1967.

In ultimo, il vero leader sul campo di Hamas, Yaya Sinwar, mente del 7 ottobre, il quale però al momento, intrappolato nei tunnel di Gaza e braccato dall'esercito israeliano, ha pochissimi margini di manovra. Dalla scelta del nuovo leader politico tra le diverse anime di Hamas passeranno le chance di negoziati per il cessate il fuoco in Medio Oriente.

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Abusi e silenzi, Famiglia Cristiana indaga sui minori maltrattati

Roma, 2 lug. (askanews) - Abusi, omissioni e silenzi. Famiglia Cristiana ha ampliato l'inchiesta sul fenomeno dei minori maltrattati. Nel numero in edicola, la testata del Gruppo Editoriale San Paolo ha voluto incontrare e dare voce alle realtà che intervengono in caso in disagio in famiglia.

Tra le interviste, quella nella Casa-Famiglia Spirito Santo di Trecate, struttura che accoglie minori dai 5 ai 21 anni che sono stati allontanati dalle famiglie. Qui la direttrice, Suor Maria, e le educatrici hanno raccontato una realtà molto complessa in cui spesso sono i bambini stessi, gli adolescenti, a rivolgersi alla comunità per chiedere di essere aiutati, perché non ce la fanno più a vivere in casa con i loro genitori; o al contrario sono i genitori a chiedere aiuto trovandosi in difficoltà nel loro ruolo.

A Napoli, invece, l'assistente sociale Dora Artiaco ha raccontato che spesso attorno a queste famiglie problematiche c'è un clima di omertà, per cui tutti sanno tutto ma nessuno parla... Sottolineando come la collaborazione sul territorio "sia spesso insufficiente". Inoltre, la presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Paola Ortolan, ha spiegato che i bambini non vengono tolti dai genitori da un giorno all'altro ma che ci sono delle procedure ben precise da seguire, aggiungendo: "Ma la vera criticità è ciò che resta nell'ombra: possibile che nessun adulto abbia notato niente della fatica di quelle bambine?", riferendosi ai casi di cronaca più recenti.

Dal Meyer di Firenze, il pediatra Francesco Silenzi ha poi spiegato come riconoscere subito quando un bambino arriva al pronto soccorso se ha dei segni che possono ricondurre delle violenze domestiche.

A tutela dei minori, Letizia Cirillo, dopo aver lavorato per anni al Tribunale per minorenni di Milano ha fondato Famille, portale nato con lo scopo di dare supporto alle famiglie nei primi mille giorni di vita del neonato: "Nelle nostre città è sempre più rara la rete familiare e i nuclei familiari appena usciti dall'ospedale si trovano soli senza sapere come fare ne a chi rivolgersi" ha detto.

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Lefebrviani, Vaticano: scomunica per tutti i ministri San Pio X

Roma, 2 lug. (askanews) - La scomunica è ufficialmente arrivata. La Fraternità Sacerdotale San Pio X che ha consacrato quattro nuovi vescovi a Écone, in Svizzera, ignorando l'appello del Papa a sospendere la cerimonia, "sono nello scisma e devono pertanto essere considerati scismatici, risultando soggetti alla scomunica prevista dal diritto" spiega il Vaticano nel Decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Secondo il diritto canonico, infatti, la consacrazione episcopale senza mandato pontificio comporta la scomunica automatica dei partecipanti e determina una situazione di scisma.

La Chiesa cattolica ha cercato di evitare la frattura, anche con l'appello in extremis dello stesso Papa Leone XIV, ma i Lefebrviani non hanno fatto un passo indietro e anzi hanno celebrato la consacrazione dei nuovi vescovi davanti a circa 15 mila fedeli e in diretta streaming tradotta in 6 lingue per dare massimo risalto alla sfida lanciata a Roma.

Nel decreto firmato dal cardinale Vìctor Emanuel Fernàndez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede: "Si ammoniscono i chierici e i fedeli laici a non aderire allo scisma della Fraternità Sacerdotale San Pio X, perché incorrerebbero ipso facto nella pena della scomunica latae sententiae".

A fronte di questa spaccatura, la Fraternità San Pio X ha ribadito la delusione per il mancato sostegno del pontefice.

Il segretario di Stato Pietro Parolin ha commentato: "E' Grande dolore perché un atto del genere ferisce profondamente l'unità della Chiesa. La mia speranza è che nonostante quello che è avvenuto si possa riprendere il dialogo e trovare una soluzione".

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I Lefebrviani sono ultratradizionalisti e accusano la chiesa di distruggere la fede e la morale cattoliche e rifiutano le aperture alla modernità stabilite nel Concilio Vaticano II.

Alla vicenda dello scontro tra Vaticano e Fraternità Sacerdotale San Pio X si unisce anche un elemento politico. Si registra infatti la vicinanza di alcuni ambienti lefebvriani a settori dell'estrema destra europea, uniti da una visione identitaria delle radici cristiane dell'Occidente e dei valori nazionali.

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