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Andrea Loreni: io, funambolo, artigiano del disequilibrio

di TMNews mercoledì 9 luglio 2025
3' di lettura

Milano, 10 lug. (askanews) - C'è un uomo che cammina sull'aria. Non è una metafora. Cammina davvero. Sopra le città, sopra le vallate, sopra di noi. Mentre noi, qui sotto, facciamo fatica a stare in equilibrio... anche con i piedi ben piantati a terra. Lui no. Lui si muove sul filo come se fosse a casa sua. E forse lo è davvero. Perché quello spazio sospeso, dove tutto vacilla... è anche lo spazio in cui tutto è possibile.

Andrea Loreni lo chiamano il funambolo. Ma lui si definisce un artigiano del disequilibrio. Non un domatore della paura. Uno che con la paura... ci prende il caffè ogni mattina.

"Ho sviluppato la capacità di stare nel disequilibrio, nel vivere la situazione critica - dice Andrea Loreni - Sicuramente con un po' di paura perché la situazione critica, la trasformazione, il cambiamento fanno paura, perché ti portano via da una situazione stabile e ben conosciuta. Quindi affrontare una situazione ignota e vuota con questi spazi molto grandi che sono tipici delle mie traversate spaventa perché richiede la capacità di trasformarsi, cioè di assumere ogni momento una nuova forma, la forma richiesta dal disequilibrio, dalla domanda che viene posta dal contesto nuovo. Ogni passo è una nuova domanda che richiede una nuova risposta, cioè una nuova forma. E quindi lasciare andare quello che c'è dietro per accogliere quello che c'è davanti è un po' la mia l'abilità che ho che ho sviluppato". E aggiunge: "Sì, ho paura, sì, sono spaventato, sì, sono anche un essere fragile. Ma in questa paura, nella capacità di fare una cosa, nonostante la paura, c'è anche la possibilità di guadagnare la propria libertà, cioè di realizzare tutto il nostro potenziale".

Andrea Loreni è un filosofo che ha smesso di pensare. E ha cominciato a camminare. Anche se sopra l'abisso. Uno che ogni passo lo fa per il passo. Non per arrivare da qualche parte. E solo questo in un tempo ossessionato dagli obiettivi già basta per spiazzare. Ma anche per attrarre. Per farci desiderare, almeno una volta, di camminare senza sapere dove si va... e stare bene lo stesso.

"Devo dire che dopo le traversate ho dei feedback in cui le persone si identificano molto con quello che faccio - prosegue Loreni - secondo me perché è un gesto in un certo senso molto semplice. Si tratta di camminare da un punto all'altro ed è molto umano perché sono una persona umana, sono un uomo, sono umanità e quindi è facile identificarsi con quello che faccio. Chi ci vede il coraggio di camminare la propria strada, a chi ci vede la capacità di stare e andare avanti nonostante la paura e chi ci vede invece ovviamente per esempio la difficoltà dovuta a equilibrio e disequilibrio che c'è nella vita di tutti noi. Infatti molti mi dicono 'Anch'io sono un funambolo nella vita di tutti i giorni' ed effettivamente devo dire che stare nella vita di tutti i giorni è molto più complicato che stare su un cavo".

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"Sono assolutamente dell'idea che il gesto inutile abbia un senso - aggiunge - soprattutto perché l'utilità come metro di valore di ciò che facciamo è decisamente sopravvalutata e probabilmente molto sbagliato, secondo me, perché se tu fai una cosa perché è utile a qualcos'altro, stai trascurando il valore di quella cosa, mentre io faccio ogni passo semplicemente per il passo che sto facendo. E se avessi in mente il finale o l'obiettivo sarei portato via dal passo attuale. Molti funamboli - osserva Loreni - cadono negli ultimi metri perché pensano di essere arrivati e dimenticano di essere dove sono, pensano al finale. Invece io cammino perché devo camminare, ogni passo è il passo, non perché devo arrivare dall'altra parte, ma perché la possibilità che ho di arrivare dall'altra parte passa dall'essere presente a quello che faccio e godermi il valore di quello che sto facendo. Non trasferire il valore di quello che faccio in quello che sarà, ma in quello che è".

Guardarlo lassù è come vedere la versione più nuda di noi. Quella che non ha più bisogno di alibi. Solo di un passo. Poi un altro. E un altro ancora.

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Nella spirale del tempo: Charrière incontra Canova al Museo Correr

Venezia, 2 mag. (askanews) - C'è sempre una profondità geologica nel lavoro di Julian Charrière, che diventa ragionamento sulle profondità umane, sul nostro essere parte di un tempo e di un luogo che hanno una intensità maestosa. E ora questa profondità torna in una veste inedita al museo Correr di Venezia, in un dialogo con le sculture di Antonio Canova, che partecipano alle sue installazioni e, letteralmente, ne risuonano.

"Io sono particolarmente interessato alla prospettiva del tempo che è contenuta in certi materiali - ha detto Charrière ad askanews - Canova invece è come se volesse fissare l'attimo nelle sue sculture, si tratta di proiettare questa effige del momento sul lungo periodo, mentre il mio lavoro in effetti guarda a come sono le dinamiche dei processi della terra e come tutto sia un flusso. Da questo credo nasca un confronto, che genera una tensione tra il mio e il suo lavoro".

La tensione è percepibile ed è emozionante, cambia la prospettiva sulle storiche sale del museo e apre a nuove possibilità. E per il Correr è un modo di raccontare diversamente anche se stesso, come ci ha detto la direttrice scientifica della Fondazione Musei Civici di Venezia, Chiara Squarcina: "Significa soprattutto, porre l'accento su questo artista, Antonio Canova, che in qualche modo oggi riesce ancora a catturare i talenti di artisti come Julian Charrière e creare un'installazione come questa, che vuole sottolineare soprattutto che l'arte contemporanea e l'arte antica sono in dialogo".

La mostra, intitolata "Spiral Economy", in fondo ragiona sul tempo e i tredici orologi che Charrière ha esposto, corrosi dagli elementi, sono una metafora della nostra relazione con questa grandezza, che per i fisici come tale non esiste e per noi è in fondo incommensurabile. "Qui il tempo è deostruito attraverso i processi geologici - ha aggiunto l'artista franco-svizzero - che alla fine reinventano il modo in cui ci confrontiamo con la durata".

Uno degli intenti del Museo Correr era anche quello di invitare a guardare al Canova con una nuova prospettiva, e la mostra effettivamente la offre. "Le sculture - ha concluso Julian Charrière - stanno facendo da testimoni ai film, da testimoni all'esposizione e quindi diventano come dei partecipanti e questo per me è molto importante, perché offre un'altra dinamica, una sorta di seconda vita all'opera".

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Usa: via 5.000 soldati dalla Germania dopo critiche Trump a Merz

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Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato venerdì in un comunicato che il ritiro sarà completato entro i prossimi sei-dodici mesi. Questa decisione fa seguito a un'attenta revisione della presenza militare del Dipartimento in Europa ed è dettata dalle esigenze operative e dalle condizioni sul campo, ha aggiunto Parnell.

Durante entrambi i suoi mandati, Trump ha minacciato più volte di ridurre il numero di truppe statunitensi in Germania e in altri alleati europei, affermando di volere che l'Europa si assuma una maggiore responsabilità per la propria difesa, anziché dipendere da Washington.

Trump minaccia riduzioni anche in Italia (12.662 soldati) e Spagna (3.814), punendo il mancato sostegno agli USA nella crisi dello Stretto di Hormuz bloccato dall'Iran. Il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si dice "preparato", difendendo basi chiave come Ramstein, mentre l'UE ribadisce l'importanza della presenza USA per la sicurezza europea. Questa decisione riecheggia le politiche di Trump per spingere l'Europa a una maggiore autonomia difensiva, sullo sfondo del sostegno tedesco all'Ucraina.

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Fotografia Europea 2026: Ghostland, i fantasmi dell'algoritmo

Reggio Emilia, 2 mag. (askanews) - All'interno della ventunesima edizione di Fotografia Europea Fantasmi del Quotidiano, fino al 14 giungo 2026 nella sede di Palazzo Da Mosto la mostra collettiva Ghostland a cura di Arianna Catania espone opere di Zoé Aubry, Sara Bezovsek, Carolyn Drake, Alisa Martynova, Visvaldas Morkevicius, Mykola Ridnyi, Indr Serpytyt e Vaste Programme. La curatrice ha raccontato ad askanews l'esibizione: "Ghostland è una mostra collettiva che lega il lavoro di otto artisti e artiste che lavorano con le stesse tecnologie che usiamo ogni giorno: dagli algoritmi, alle intelligenze artificiali, alle telecamere di sorveglianza, alle piattaforme social. E navigano questo flusso di immagini dando un senso a questo infinito archivio digitale che si produce ogni giorno. La mostra si interroga su come è cambiata la fotografia e il mondo dell'immagine in un mondo iper-mediato dagli schermi: schermi che non sono più soltanto dispositivi, ma sono strumenti che creano nuovi ambienti cognitivi in cui si trasforma l'identità e si trasforma il nostro modo di guardare a guerre e catastrofi e il nostro modo di interagire. I fantasmi che animano questa mostra non sono presenze evanescenti, ma sono figure concrete. Si presentano attraverso profili, dati, numeri e algoritmi, ma siamo comunque noi che ci interfacciamo. Non è una mostra che vuole essere nostalgica e neanche apocalittica, vuole semplicemente constatare dove siamo e cosa sta succedendo: quello che gli artisti possono fare per decodificare il nostro mondo".

Ghostland propone una riflessione su come osserviamo gli altri e noi stessi, su come gli algoritmi ci sorvegliano, su come costruiamo il senso del pericolo e della fiducia verso un futuro da costruire. Attraverso pratiche artistiche sperimentali, la mostra collettiva invita a riflettere non solo su ciò che vediamo ma soprattutto su ciò che resta fuori dal campo: i punti ciechi, le omissioni, gli spazi dove la realtà continua a sfuggire o a palesarsi soltanto attraverso la cornice dello schermo.

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Pecoraro Scanio: "Pannella esempio di buona politica"

Roma, 2 mag. (askanews) - "Nel giorno dell'anniversario della nascita di Marco Pannella, voglio rendere omaggio a una figura che ha dato moltissimo al nostro Paese, segnando in modo profondo le battaglie sui diritti civili, sull'ambiente, sulla legalità e contro la partitocrazia", dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore della rete Ecodigital e da ventenne presidente del partito radicale in Campania e autore del libro "la lezione di Marco" .

"Pannella ha dimostrato che la politica può essere fatta coinvolgendo le persone e creando innovazione, a partire dall'uso dei referendum come strumento di democrazia diretta. Ricordo il mio impegno, già da minorenne giovanissimo, nelle campagne referendarie e nelle raccolte firme dei radicali, contro il nucleare, contro la caccia e per iniziative sul finanziamento pubblico dei partiti, battaglie che nel tempo sono state riprese e condivise da tanti ".

"È stato anche un innovatore nella comunicazione politica, anticipando pratiche che oggi sono diffuse come inserire il nome del leader nel simbolo elettorale . La sua lezione resta attuale: gli incarichi pubblici non sono un fine, ma strumenti per realizzare iniziative concrete e migliorare la vita delle persone e del pianeta".

"Pur avendo avuto anche divergenze su alcuni temi, restano centrali i valori che hanno guidato la sua azione: pace, nonviolenza, democrazia, diritti civili, innovazione ed ecologia".

"È importante - conclude Pecoraro Scanio - che il nostro Paese sappia riconoscere esempi di buona politica. Marco Pannella rappresenta senza dubbio uno di questi".

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