Roma, 8 gen. (askanews) - Luisa Ranieri è un'eroina determinata che lotta contro la dispersione scolastica e la criminalità, convinta che la scuola sia "un tempio", come dice lei stessa, e che i ragazzi vadano salvati. Dal 12 gennaio su Rai 1 e su RaiPlay è la protagonista de "La Preside", serie tv con la regia di Luca Miniero, presentata in anteprima ad Alice nella Città, in coproduzione con la Festa del Cinema di Roma, liberamente ispirata alla storia di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano divenuta simbolo di coraggio. La serie è stata fortemente voluta da Luisa Ranieri con il marito Luca Zingaretti, che l'ha ideata e co-prodotta e ha raccontato:
"La prima volta che sono andato a Caivano, sono piombato il giorno dopo che la preside mi aveva attaccato il telefono in faccia, non credendo che fossi io. Mi ha molto colpito, soprattutto l'aria intorno alla scuola che era piena di erbacce cancellate rotte, arrugginite, fuochi spenti da poco. Non era proprio quello che mi aspettavo di trovare. L'incontro dentro è stato bellissimo, perché la preside mi è venuta incontro abbracciandomi e scusandosi del fatto che il giorno prima mi aveva mandato a quel paese, mi ha presentato tutti gli alunni e lì è stata un po' l'emozione. Ho capito perché la preside si spendeva così tanto per questi ragazzi, perché veramente ho letto nei loro occhi una riconoscenza e l'amore verso la preside che gli aveva teso la mano e loro hanno capito, vincendo la resistenza, che quella mano tesa non solo era una seconda chance che gli si offriva, ma addirittura forse anche l'ultima".
La preside al suo primo incarico sceglie l'istituto più difficile, al centro di una delle più grandi piazze di spaccio, ma è pronta a tutto per portare avanti quella che per lei è una missione, recuperare i ragazzi, ridargli una speranza e offrirgli un'alternativa. Luisa Ranieri ha detto di aver sentito una grande responsabilità e la paura di non ruscire a restituire quello che lei aveva fatto:
"La sua storia mi ha influenzato nel senso che non avevo mai fatto una riflessione sul fatto di quanto è importante incontrare le persone giuste nell'età scolare, cioè le persone che hanno la capacità di accogliere, di guardare oltre, ma soprattutto del lavoro, la fatica che c'è contro tutto e tutti, specialmente nelle periferie per far funzionare le cose".