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Meeting di Rimini nel segno dell'ultimo verso della Divina Commedia

di TMNews mercoledì 7 gennaio 2026
2' di lettura

Roma, 7 gen. (askanews) - Presentato il manifesto dell'edizione 2026 del Meeting per l'amicizia fra i popoli, in programma a Rimini dal 21 al 26 agosto. "L'amor che move il sole e l'altre stelle", l'ultimo verso della Divina Commedia di Dante Alighieri, è il titolo della 47esima edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli, in programma a Rimini dal 21 al 26 agosto 2026.

Bernhard Scholz, presidente del Meeting, presentando il manifesto della nuova edizione ha sottolineato che nella frammentazione e solitudine, nell'urgenza di pace e unità che segna le nostre società e le nostre vite personali, il titolo di quest'anno desidera mettere a tema una dinamica originale, quella forza che attrae e armonizza di cui Dante si fa cantore e testimone. "Con questo titolo - ha osservato - vogliamo riscoprire l'origine e il destino del mondo che ci è affidato e della nostra stessa esistenza".

Il titolo vuole essere non solo una citazione letteraria, ma una provocazione rivolta al presente. "Dobbiamo confrontarci - ha sottolineato ancora Scholz - con la domanda se siamo dominati da un caos indecifrabile, spesso anche crudele, oppure se ci è possibile riconoscere, in modo ragionevole, un bene dal quale e per il quale tutto è stato generato e continua a essere generato anche ora, nel nostro oggi. Un bene e un amore che non si impone, ma rispetta la nostra libertà, anzi la esalta e la sostiene per renderla feconda".

La 47esima edizione del Meeting vuole verificare se questa forza che muove tutto può essere la chiave per leggere la realtà nella sua dinamica più profonda e veritiera, se può diventare fonte di riconciliazione, di apertura verso nuove forme di socialità, di condivisione, di educazione, di cultura. Un amore capace di aprire orizzonti nuovi per chi desidera proporre una tecnologia, un'economia e una politica più consone alle reali esigenze dell'uomo. "L'ultimo verso della Divina Commedia - ha detto Scholz - ci invita a un nuovo inizio che è possibile per ognuno e che sarà il cuore del prossimo Meeting di Rimini".

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"La prima volta che sono andato a Caivano, sono piombato il giorno dopo che la preside mi aveva attaccato il telefono in faccia, non credendo che fossi io. Mi ha molto colpito, soprattutto l'aria intorno alla scuola che era piena di erbacce cancellate rotte, arrugginite, fuochi spenti da poco. Non era proprio quello che mi aspettavo di trovare. L'incontro dentro è stato bellissimo, perché la preside mi è venuta incontro abbracciandomi e scusandosi del fatto che il giorno prima mi aveva mandato a quel paese, mi ha presentato tutti gli alunni e lì è stata un po' l'emozione. Ho capito perché la preside si spendeva così tanto per questi ragazzi, perché veramente ho letto nei loro occhi una riconoscenza e l'amore verso la preside che gli aveva teso la mano e loro hanno capito, vincendo la resistenza, che quella mano tesa non solo era una seconda chance che gli si offriva, ma addirittura forse anche l'ultima".

La preside al suo primo incarico sceglie l'istituto più difficile, al centro di una delle più grandi piazze di spaccio, ma è pronta a tutto per portare avanti quella che per lei è una missione, recuperare i ragazzi, ridargli una speranza e offrirgli un'alternativa. Luisa Ranieri ha detto di aver sentito una grande responsabilità e la paura di non ruscire a restituire quello che lei aveva fatto:

"La sua storia mi ha influenzato nel senso che non avevo mai fatto una riflessione sul fatto di quanto è importante incontrare le persone giuste nell'età scolare, cioè le persone che hanno la capacità di accogliere, di guardare oltre, ma soprattutto del lavoro, la fatica che c'è contro tutto e tutti, specialmente nelle periferie per far funzionare le cose".

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"Le proteste in Iran non sono più soltanto economiche, ormai sono chiaramente politiche - ha spiegato l'analista - in strada vediamo manifestanti che esprimono rabbia, frustrazione e un profondo risentimento nei confronti della Repubblica islamica. La natura politica delle proteste è evidente sia nelle dimensioni delle mobilitazioni sia negli slogan che si sentono nelle strade".

"Questo indica quanto siano diffuse, in tutta la società iraniana, la rabbia e la frustrazione. Non si tratta di una sola frattura sociale: non è soltanto una protesta della Generazione Z né una mobilitazione guidata dal bazar. Le manifestazioni mettono insieme gruppi diversi, provenienti da tutto il Paese, comprese province a maggioranza di minoranze etniche. Questo segnala qualcosa di più ampio e, forse, più serio.

"Queste proteste potrebbero diventare significative proprio perché la popolazione è profondamente stanca. Le riforme di politica economica sembrano aver raggiunto un punto morto. Quello che vedo oggi è una crescente assenza di paura tra i manifestanti. Le persone sono esasperate. Resta da vedere se le forze di sicurezza romperanno i ranghi: finora non è accaduto. In passato, l'unità e la compattezza del regime hanno contribuito a contenere le proteste.

"Il Venezuela rappresenta un monito, sia per i manifestanti iraniani sia per la Repubblica islamica. Per i manifestanti, mostra che gli Stati Uniti tendono a promuovere i propri interessi più che un reale cambiamento democratico in Iran, puntando piuttosto a manovre simboliche e di facciata. E ancora questo chiarisce che non esistono vie d'uscita semplici per la leadership iraniana".

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