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Visit Monaco: "Abbiamo un legame particolare con tutta l'Italia"

di TMNews mercoledì 7 gennaio 2026
2' di lettura

Monaco, 7 gen. (askanews) - A Monaco l'offerta turistica dura 365 giorni, è lunga tutto l'anno, ha diverse stagioni e durante l'inverno vive la grazia del bel tempo della Costa Azzurra e di temperature mai troppo fredde e sempre gradevoli. Non solo Grand Prix, glamour e barche meravigliose. Il Principato di Monaco, con la sua storia, il potere e l'eleganza della Casa Grimaldi da oltre sette secoli, è rinomato anche per l'architettura audace, si è appena dotato di un nuovo spettacolare quartiere: Mareterra, un'estensione di 6 ettari sul Mediterraneo. E a soli 25 minuti dall'aeroporto internazionale di Nice Cote d'Azur, con voli per oltre 122 destinazioni, rappresenta una meta strategica non solo per le famiglie ma anche per organizzare eventi aziendali di rilievo.

Guy Antognelli è il direttore di Visit Monaco e una figura chiave per la promozione della destinazione a livello internazionale.

"Abbiamo un legame particolare con tutta l'Italia, e soprattutto con la Liguria, la Lombardia e Piemonte. Fino all'anno 2000 l'Italia rappresentava il primo mercato per il Principato, davanti alla Francia che è quasi considerata come un mercato domestico. Ora la Francia è sempre prima e l'Italia è quasi a pari con gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Si passa negli anni dal mercato numero 2 al mercato numero 4, sempre con poche differenze", dice.

Una volta arrivati, tutto può essere fatto a piedi o con mezzi di trasporto efficienti: biciclette elettriche, boat-bus a energia solare, navette elettriche, ma soprattutto gli ascensori urbani: si dice infatti che chi conosce bene il Principato lo si riconosce da come usa gli ascensori. E in fatto di infrastrutture, poche destinazioni possono eguagliare la ricchezza e la concentrazione dell'offerta monegasca. Con oltre 70.000 mq di spazi per riunioni e ricevimenti, quasi 150 sedi che spaziano da saloni storici a tetti panoramici, da auditorium ultramoderni a luoghi come il Grimaldi Forum, il primo centro congressi d'Europa con certificazione ecologica ISO 20121.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini askanews

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"La prima volta che sono andato a Caivano, sono piombato il giorno dopo che la preside mi aveva attaccato il telefono in faccia, non credendo che fossi io. Mi ha molto colpito, soprattutto l'aria intorno alla scuola che era piena di erbacce cancellate rotte, arrugginite, fuochi spenti da poco. Non era proprio quello che mi aspettavo di trovare. L'incontro dentro è stato bellissimo, perché la preside mi è venuta incontro abbracciandomi e scusandosi del fatto che il giorno prima mi aveva mandato a quel paese, mi ha presentato tutti gli alunni e lì è stata un po' l'emozione. Ho capito perché la preside si spendeva così tanto per questi ragazzi, perché veramente ho letto nei loro occhi una riconoscenza e l'amore verso la preside che gli aveva teso la mano e loro hanno capito, vincendo la resistenza, che quella mano tesa non solo era una seconda chance che gli si offriva, ma addirittura forse anche l'ultima".

La preside al suo primo incarico sceglie l'istituto più difficile, al centro di una delle più grandi piazze di spaccio, ma è pronta a tutto per portare avanti quella che per lei è una missione, recuperare i ragazzi, ridargli una speranza e offrirgli un'alternativa. Luisa Ranieri ha detto di aver sentito una grande responsabilità e la paura di non ruscire a restituire quello che lei aveva fatto:

"La sua storia mi ha influenzato nel senso che non avevo mai fatto una riflessione sul fatto di quanto è importante incontrare le persone giuste nell'età scolare, cioè le persone che hanno la capacità di accogliere, di guardare oltre, ma soprattutto del lavoro, la fatica che c'è contro tutto e tutti, specialmente nelle periferie per far funzionare le cose".

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"Questo indica quanto siano diffuse, in tutta la società iraniana, la rabbia e la frustrazione. Non si tratta di una sola frattura sociale: non è soltanto una protesta della Generazione Z né una mobilitazione guidata dal bazar. Le manifestazioni mettono insieme gruppi diversi, provenienti da tutto il Paese, comprese province a maggioranza di minoranze etniche. Questo segnala qualcosa di più ampio e, forse, più serio.

"Queste proteste potrebbero diventare significative proprio perché la popolazione è profondamente stanca. Le riforme di politica economica sembrano aver raggiunto un punto morto. Quello che vedo oggi è una crescente assenza di paura tra i manifestanti. Le persone sono esasperate. Resta da vedere se le forze di sicurezza romperanno i ranghi: finora non è accaduto. In passato, l'unità e la compattezza del regime hanno contribuito a contenere le proteste.

"Il Venezuela rappresenta un monito, sia per i manifestanti iraniani sia per la Repubblica islamica. Per i manifestanti, mostra che gli Stati Uniti tendono a promuovere i propri interessi più che un reale cambiamento democratico in Iran, puntando piuttosto a manovre simboliche e di facciata. E ancora questo chiarisce che non esistono vie d'uscita semplici per la leadership iraniana".

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