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Difesa, Lacerenza: In Europa superare tabù culturali

di TMNews mercoledì 7 gennaio 2026
1' di lettura

Roma, 7 gen. (askanews) - "Per decenni in Europa, e ancor più in Italia, la difesa è stata considerata un ambito moralmente scivoloso. Un tabù culturale che ha tenuto lontano il capitale privato, aggravato da un mercato dominato dallo Stato e dal single customer risk, elementi che per la finanza rappresentano più un rischio che un'opportunità". Lo ha detto Giuseppe Lacerenza, partner di Keen Venture Partners, intervenendo a Largo Chigi, il format di Urania News. "A differenza degli Stati Uniti, dove questo modello è stato adottato da tempo, in Europa pesano la frammentazione politica, la presenza di grandi incumbent e le ambiguità ESG. In molti Paesi la difesa non è ancora pienamente inclusa nelle politiche ESG, nonostante senza sicurezza non possano esistere né welfare né transizione energetica". Secondo Lacerenza, "il nodo per gli investitori è la capacità delle aziende di trasformare l'innovazione in ordini e fatturato. L'Italia dispone di talento ed ecosistema, ma rischia di perdere un'opportunità che la Germania ha già colto, con startup della difesa nate da pochi anni e già oltre il miliardo di valutazione". "Anche il mercato dei capitali sta evolvendo - conclude: il Fondo europeo per gli investimenti ha attivato per la prima volta una facility dedicata alla difesa. Tuttavia, velocità e volumi di investimento restano legati al senso di urgenza, oggi più elevato nei Paesi più vicini al fronte orientale".

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Durante la conferenza Vance ha anche detto: "sappiamo che ci sono avversari ostili che hanno mostrato molto interesse per quel particolare territorio, quella particolare fetta di mondo. Quindi quello che chiediamo agli amici europei è di prendere sul serio la sicurezza di quella parte continentale. Ancora più seriamente, perché se non lo faranno, gli Stati Uniti dovranno fare qualcosa al riguardo. Lascerò questo compito al Presidente, mentre continuiamo a impegnarci nella diplomazia con i nostri amici europei e tutti su questo argomento specifico e ancora una volta grazie a tutti per l'ascolto".

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"La prima volta che sono andato a Caivano, sono piombato il giorno dopo che la preside mi aveva attaccato il telefono in faccia, non credendo che fossi io. Mi ha molto colpito, soprattutto l'aria intorno alla scuola che era piena di erbacce cancellate rotte, arrugginite, fuochi spenti da poco. Non era proprio quello che mi aspettavo di trovare. L'incontro dentro è stato bellissimo, perché la preside mi è venuta incontro abbracciandomi e scusandosi del fatto che il giorno prima mi aveva mandato a quel paese, mi ha presentato tutti gli alunni e lì è stata un po' l'emozione. Ho capito perché la preside si spendeva così tanto per questi ragazzi, perché veramente ho letto nei loro occhi una riconoscenza e l'amore verso la preside che gli aveva teso la mano e loro hanno capito, vincendo la resistenza, che quella mano tesa non solo era una seconda chance che gli si offriva, ma addirittura forse anche l'ultima".

La preside al suo primo incarico sceglie l'istituto più difficile, al centro di una delle più grandi piazze di spaccio, ma è pronta a tutto per portare avanti quella che per lei è una missione, recuperare i ragazzi, ridargli una speranza e offrirgli un'alternativa. Luisa Ranieri ha detto di aver sentito una grande responsabilità e la paura di non ruscire a restituire quello che lei aveva fatto:

"La sua storia mi ha influenzato nel senso che non avevo mai fatto una riflessione sul fatto di quanto è importante incontrare le persone giuste nell'età scolare, cioè le persone che hanno la capacità di accogliere, di guardare oltre, ma soprattutto del lavoro, la fatica che c'è contro tutto e tutti, specialmente nelle periferie per far funzionare le cose".

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