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M.O, Madre Nazzaro (Orp): torni la pace in Terra Santa

di TMNews lunedì 9 febbraio 2026
2' di lettura

Amman, 9 feb. (askanews) -"La Giordania è Terra Santa e siamo qui al Monte Nebo dove Mosè, come ci racconta la Scrittura, ha visto da lontano la Terra Promessa. Anche noi ci troviamo qui con questo segno, per vedere da lontano una pace che deve ritornare". Madre Rebecca Nazzaro, direttrice dell'Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio del Vicariato di Roma - Opera Romana Pellegrinaggi, guida un pellegrinaggio di giornalisti e sacerdoti in Giordania per dare un messaggio di pace e di speranza, e per esortare la ripresa dei pellegrinaggi nel Paese arabo, crocevia di culture e religioni.

La guerra in Medio Oriente, qui in Giordania, non è arrivata direttamente, ma i riflessi, in termini di calo di pellegrinaggi e di turismo si fanno sentire. E il messaggio di pace passa anche da qui. "Questa Terra Promessa - ha aggiunto Madre Rebecca - è un po' la terra che desideriamo tutti: la terra della pace, la terra della verità, la terra della solidarietà, la terra della convivenza, della fraternità di tutti i popoli". La madre superiora delle missionarie della Divina Rivelazione visita la Giordania per la prima volta. "È significativo stare qui in questo momento e dare una dimostrazione che niente è perduto, se noi ci proponiamo anche come pellegrini, come strumenti di pace e di trasmissione della buona novella, che qui ha avuto la sua preparazione attraverso Mosè, attraverso i profeti, attraverso poi la venuta di Gesù, di San Giovanni Battista".

L'invito è a visitare i luoghi del Vecchio e Nuovo Testamento ma anche ad incontrare le "pietre vive" senza temere. "Noi italiani a volte siamo un po' paurosi - aggiunge la responsabile dell'Orp - ma non dobbiamo temere. Noi siamo qui proprio per dimostrare questo, l'abbiamo fatto anche due settimane fa andando in Terra Santa, siamo andati anche in Turchia". Il pellegrinaggio è organizzato da Opera Romana Pellegrinaggi in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con Ministry of Tourism.

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I dietro le quinte degli anni più turbolenti della recente politica estera americana e i faccia a faccia con leader come Kim Jong-un, Vladimir Putin e Xi Jinping fanno da sfondo al suo libro e anche al suo racconto dal vivo. E sono illuminanti.

Pompeo dice ad esempio molto chiaramente che Putin non ritiene semplicemente che il completamento del suo compito è "sedersi al posto di Zelensky a Kiev". L'Ucraina non gli basta. "Lui vuole sedersi dietro la scrivania dei leader dell'Estonia o del leader della Lituania o della Moldavia e completare il compito in Georgia. Ha una grande ambizione".

E Pompeo parla con cognizione di causa: "Ho passato un po' di tempo con lui. Credo di aver trascorso con lui in totale circa dieci ore. Non potrei mai riavere indietro quel tempo. Crede con tutto il cuore che questi luoghi facciano parte della Russia", dice. E poi aggiunge in merito alle sanzioni: "Putin sta ora facendo morire di fame i bambini ucraini mentre siamo qui seduti oggi. Non hanno riscaldamento. I vostri figli non tollerereste mai che morissero in quel modo. Quindi non bisognerebbe colpire i civili russi, ma il loro complesso militare-industriale, giusto, la loro infrastruttura energetica, la loro infrastruttura bellica, tutte raggiungibili, attaccabili. Potremmo farcela e iniziare a colpirli. E non credo che questo spingerebbe Putin a fare qualcosa di cui tutti si preoccupano, dal momento che è una nazione dotata di armi nucleari. Penso che sia solo una fanfaronata da parte sua" il sollevare l'evenutalità di usarle.

Pompeo ha ricoperto alcune delle posizioni più influenti della politica estera Usa, prestando servizio prima come Direttore della CIA e poi come Segretario di Stato nella prima amministrazione Trump, ha anche condotto missioni segrete a Pyongyang, dalla liberazione di ostaggi americani e dalle trattative sul nucleare iraniano agli accordi di pace in Medio Oriente, nonché scelte difficili che hanno segnato la carriera dell'ex Segretario di Stato, per cercare di difendere la sovranità, la sicurezza e i valori occidentali.

Nel corso del suo intervento ha anche messo in luce il legame e la subalternità della Corea del Nord alla Cina, ha diviso il mondo in buoni e cattivi, ovvero società civili e non. E ha sottolineato la necessità che gli Usa hanno dell'Europa. "I cattivi - potrei elencarli molto velocemente - Russia, Cina, Iran, Venezuela, Corea del Nord, il mio amico Kim. Questi sono i cattivi. E i buoni devono schiacciare i cattivi. Noi - gli Stati Uniti non possiamo farcela da soli. Siamo un grande Paese con un'economia enorme e un popolo forte, ma non possiamo farcela da soli. Abbiamo bisogno dei nostri amici europei".

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Pompeo ha ricoperto alcune delle posizioni più influenti della politica estera degli Stati Uniti, prestando servizio prima come Direttore della CIA e poi come Segretario di Stato nella prima amministrazione Trump. Dalle missioni segrete a Pyongyang alla liberazione di ostaggi americani, dalle trattative sul nucleare iraniano agli accordi di pace in Medio Oriente, vengono rivelati episodi mai raccontati e le scelte difficili che hanno segnato la carriera dell'ex Segretario di Stato, per cercare di difendere la sovranità, la sicurezza e i valori della sua nazione.

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