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Olimpiadi, a Milano un'opera interattiva celebra le vittorie invisibili

di TMNews lunedì 9 febbraio 2026
2' di lettura

Milano, 9 feb. (askanews) - Si chiama Shades of Gold, sfumature di oro, ed è una grandissima medaglia olimpica costruita come se fosse un mosaico di arte bizantina con tanti tasselli d'oro. L'installazione interattiva presentata in piazza Cairoli a Milano è opera dello street artist Greg Goya. "Quello che ho fatto è dipingere su quest'opera la domanda: qual è la tua più grande vittoria e chiedere alle persone di raccontarmi quelle che sono le loro più grandi vittorie all'interno dei tasselli del mosaico".

Passanti incuriositi, dagli anziani ai bambini, hanno iniziato a scrivere ciascuno la propria risposta. Un progetto che invita a celebrare ciò che spesso resta invisibile: le vittorie personali, grandi o piccole, trasformando lo spazio pubblico in un luogo di condivisione, energia e ispirazione collettiva.

E ne esce un mosaico di vittorie personali molto intimiste e, alcune, anche commoventi.

A proposito di Olimpiadi, il rapporto di Greg Goya coi Giochi è molto importante nella sua vita: "Due anni fa alle Olimpiadi di Parigi è stata la prima volta che sono stato chiamato a fare arte fuori dal mio paese e quindi ha rappresentato un punto d'inizio anche per il mio percorso artistico che poi si è sviluppato anche molto fuori oltre confine e quindi ho un rapporto di affetto proprio con questo evento ed è bellissimo che oggi siano qui in Italia".

Alla domanda sulle più grandi vittorie non può mancare la risposta dell'autore dell'opera: "La mia più grande vittoria probabilmente è riuscire a vivere della mia arte, a fare arte insieme alle persone".

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I dietro le quinte degli anni più turbolenti della recente politica estera americana e i faccia a faccia con leader come Kim Jong-un, Vladimir Putin e Xi Jinping fanno da sfondo al suo libro e anche al suo racconto dal vivo. E sono illuminanti.

Pompeo dice ad esempio molto chiaramente che Putin non ritiene semplicemente che il completamento del suo compito è "sedersi al posto di Zelensky a Kiev". L'Ucraina non gli basta. "Lui vuole sedersi dietro la scrivania dei leader dell'Estonia o del leader della Lituania o della Moldavia e completare il compito in Georgia. Ha una grande ambizione".

E Pompeo parla con cognizione di causa: "Ho passato un po' di tempo con lui. Credo di aver trascorso con lui in totale circa dieci ore. Non potrei mai riavere indietro quel tempo. Crede con tutto il cuore che questi luoghi facciano parte della Russia", dice. E poi aggiunge in merito alle sanzioni: "Putin sta ora facendo morire di fame i bambini ucraini mentre siamo qui seduti oggi. Non hanno riscaldamento. I vostri figli non tollerereste mai che morissero in quel modo. Quindi non bisognerebbe colpire i civili russi, ma il loro complesso militare-industriale, giusto, la loro infrastruttura energetica, la loro infrastruttura bellica, tutte raggiungibili, attaccabili. Potremmo farcela e iniziare a colpirli. E non credo che questo spingerebbe Putin a fare qualcosa di cui tutti si preoccupano, dal momento che è una nazione dotata di armi nucleari. Penso che sia solo una fanfaronata da parte sua" il sollevare l'evenutalità di usarle.

Pompeo ha ricoperto alcune delle posizioni più influenti della politica estera Usa, prestando servizio prima come Direttore della CIA e poi come Segretario di Stato nella prima amministrazione Trump, ha anche condotto missioni segrete a Pyongyang, dalla liberazione di ostaggi americani e dalle trattative sul nucleare iraniano agli accordi di pace in Medio Oriente, nonché scelte difficili che hanno segnato la carriera dell'ex Segretario di Stato, per cercare di difendere la sovranità, la sicurezza e i valori occidentali.

Nel corso del suo intervento ha anche messo in luce il legame e la subalternità della Corea del Nord alla Cina, ha diviso il mondo in buoni e cattivi, ovvero società civili e non. E ha sottolineato la necessità che gli Usa hanno dell'Europa. "I cattivi - potrei elencarli molto velocemente - Russia, Cina, Iran, Venezuela, Corea del Nord, il mio amico Kim. Questi sono i cattivi. E i buoni devono schiacciare i cattivi. Noi - gli Stati Uniti non possiamo farcela da soli. Siamo un grande Paese con un'economia enorme e un popolo forte, ma non possiamo farcela da soli. Abbiamo bisogno dei nostri amici europei".

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Pompeo ha ricoperto alcune delle posizioni più influenti della politica estera degli Stati Uniti, prestando servizio prima come Direttore della CIA e poi come Segretario di Stato nella prima amministrazione Trump. Dalle missioni segrete a Pyongyang alla liberazione di ostaggi americani, dalle trattative sul nucleare iraniano agli accordi di pace in Medio Oriente, vengono rivelati episodi mai raccontati e le scelte difficili che hanno segnato la carriera dell'ex Segretario di Stato, per cercare di difendere la sovranità, la sicurezza e i valori della sua nazione.

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