CATEGORIE

Spiaggia di Gaza, l'artista: vogliamo un Ramadan libero dalla guerra

di TMNews mercoledì 18 febbraio 2026
1' di lettura

Deir el-Balah, 18 feb. (askanews) - Sulla spiaggia di Deir el-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, l'artista palestinese Yazeed Abu Jarad ha scolpito nella sabbia la scritta in arabo "Welcome Ramadan", alla vigilia dell'inizio del mese sacro musulmano.

Con mani e piccoli attrezzi, Abu Jarad ha modellato le lettere davanti agli occhi di bambini e passanti che si sono fermati a osservare il lavoro prendere forma. Alla fine, l'artista e alcuni ragazzi hanno posato accanto al messaggio inciso sulla sabbia, affacciato sul mare. Un gesto semplice, che accompagna l'arrivo del Ramadan in un territorio segnato da anni di conflitto.

"Vogliamo dire al mondo intero che stiamo ancora bene - dice Yazeed Abu Jarad - e speriamo che questo Ramadan sia libero da guerra e bombardamenti. Viviamo in guerra da tre anni, tutti i nostri Ramadan sono stati nel mezzo del conflitto, ma chiediamo a Dio che non ce ne siano più".

tag

Ti potrebbero interessare

Milano Cortina, Malagò: possibile che pista in Fiera a Rho rimanga

Milano, 18 feb. (askanews) - Dopo che ieri Riccardo Lorello, bronzo a Milano Cortina nel pattinaggio di velocità, ha auspicato che la pista temporanea allestita all'interno della Fiera di Rho possa non essere smantellata come previsto, il presidente della fondazione Milano Cortina 2026, Giovanni Malagò, non ha escluso che questo possa accadere. "Non sono autorizzato a dire nulla, non mi sostituisco nei ruoli, mi sono occupato da tanti anni dell'organizzazione di questi Giochi, in questi giorni h24, però secondo me qualche possibilità c'è, abbiate fiducia" ha detto a margine di un convegno a Casa Italia.

"Secondo me gli enti locali e la Fiera so che stanno facendo delle riflessioni sull'onda di questo entusiasmo quindi aspettiamo" ha aggiunto.

L'impianto per gli sport di scivolamento ricostruito a Cortina, ha ricordato, è stata "una scommessa vinta, devo darne atto alla politica, è un dato di fatto, perché dal Cio non c'era alcuna obbligatorietà. Il Governo italiano ha voluto dimostrare che l'Italia non solo poteva, ma doveva avere un impianto che ricordo non è una pista da bob, ma uno sliding center. Lo dico perché avete visto cosa ha fatto lo slittino, risultati sportivi impressionanti, per cui sono 13 discipline, uomini e donne. Devo dire che su questo un ministro che si è speso in modo particolare ed è stato Salvini, però una cosa è una pista già realizzata, un'altra è un impianto temporaneo all'interno di un sistema fieristico" ha concluso.

TMNews

Obesità, Lenzi (CNR): malattia cronica, garantire terapie adeguate

Roma, 18 feb. (askanews) - "Finalmente abbiamo una legge che identifica l'obesità come una malattia cronica, recidivante e ingravescente. Questo significa che medici e cittadini non potranno dire che non lo sanno, perché la legge è una qualche cosa che lo garantisce a livello nazionale. Abbiamo un Piano nazionale sulle cronicità delle Regioni, che garantisce da un lato che le Regioni devono occuparsene, quindi anche gli Assessori regionali alla sanità, anche i Governatori delle Regioni sanno a questo punto che questo è un obbligo". Lo ha detto Andrea Lenzi, Presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e Professore emerito di Endocrinologia presso l'Università "La Sapienza" di Roma, a margine dell'evento "Obesità e salute cardiovascolare - Evidenze e prospettive per la sostenibilità del SSN".

"Abbiamo fortunatamente, grazie anche alla collaborazione pubblico-privato che si è sviluppata, dei farmaci adeguati a poter curare l'obesità. Abbiamo una necessità che questi farmaci e tutta questa struttura normativa possano essere messe a terra - ha aggiunto - attraverso centri specializzati, centri multidisciplinari, e attraverso la possibilità di avere dei pacchetti diagnostici e strategie preventive. E anche, appunto, la possibilità di avere le terapie garantite dai Livelli essenziali di assistenza, non infinite, ma solo dedicate a quei pazienti che hanno veramente quella che è scritta nella legge, cioè la parola obesità come malattia".

TMNews

Navalny, esperti: tossina delle rane freccia si crea in laboratorio

Roma, 18 feb. (askanews) - Alcuni esperti di anfibi sudamericani sostengono che la tossina attribuita alla morte del dissidente russo Alexei Navalny è stata probabilmente creata in laboratorio.

Uno scienziato ecuadoriano afferma che l'epibatidina, neurotossina tossica letale che si trova nelle rane freccia che vivono nel Paese, e che secondo la tesi portata avanti da cinque paesi nei giorni scorsi, sarebbe la causa dell'avvelenamento di uno dei principali oppositori di Vladimir Putin, viene spesso riprodotta artificialmente.

"I laboratori producono epibatidina - ha detto Luis Coloma, direttore del Jambatu Amphibian Research Center di San Rafael, in Ecuador - laboratori in tutto il mondo la producono per scopi di ricerca". "Le dosi contenute in una rana sono basse - ha precisato - sono quantità molto piccole. In origine, per estrarre un milligrammo di epibatidina, immaginate, si prendeva la pelle di 750 rane".

Le piccole quantità di tossina prodotta dalle rane sarebbero quindi incapaci di causare la morte di un essere umano, hanno affermato gli esperti, sottolineando che è più probabile che ne sia stata usata una copia sintetica. Anche se le rane, hanno sostenuto, sono relativamente facili da ottenere. "Anche l'Ecuador alleva questa specie di rana tramite un'azienda chiamata Wikiri - ha aggiunto il direttore del laboratorio - questa azienda esporta rane allevate sui mercati internazionali".

TMNews

"Pagate o il ragazzo morirà", i volti dei dispersi in Mediterraneo

Sharqiya (Egitto), 18 feb. (askanews) - Nel villaggio di Kafr Abdallah Aziza, nel delta del Nilo, uomini e donne mostrano le fotografie dei figli e dei fratelli scomparsi dopo aver tentato di raggiungere l'Europa attraversando la Libia e il Mediterraneo.

La crisi economica - con la valuta in caduta e l'inflazione in crescita - ha alimentato le partenze. In questo villaggio agricolo, spiegano i residenti, sempre più giovani scelgono la rotta clandestina verso la costa libica.

Ahmed Ezzat tiene in mano la foto dello zio Adel Hamed, partito senza informare tutta la famiglia: "Sua madre e suo fratello maggiore non sapevano che era partito. Quando hanno scoperto che si trovava a Sallum, vicino al confine con la Libia, lo hanno chiamato e gli hanno proposto di inviargli del denaro per tornare. Lui ha risposto che non poteva più tornare perché era già con i libici, i trafficanti. Ha spiegato che lo avrebbero aiutato ad attraversare il confine e ha avvertito che se avesse provato a rientrare lo avrebbero ucciso".

"Quando è arrivato in Libia, il trafficante di migranti ci ha contattati e ha chiesto il pagamento. Ha detto che se non avessimo pagato non avrebbe potuto partire e che, se fosse tornato indietro, sarebbe stato ucciso e gettato in mare. Tornare non era più un'opzione. L'unica soluzione era pagare."

Youssef Ibrahim, 28 anni, fratello di un disperso: "Vogliamo sapere se i dispersi sono ancora vivi e, se sono vivi, dove si trovano. Adesso siamo smarriti".

Refaat Abdelsamad, farmacista: "Questo fenomeno non riguarda solo il nostro villaggio, ma tutti i villaggi vicini. Si potrebbe dire che riguarda tutti i villaggi del governatorato di Sharqiya: tutti i giovani pensano alla migrazione irregolare. È diventata una tendenza, che purtroppo non riguarda solo alcune fasce d'età. Quasi tutti sono ragazzi, a partire dai 14 anni".

TMNews