Los Angeles, 19 feb. (askanews) - Dopo la testimonianza di Mark Zuckerberg nel processo di Los Angeles che accusa Meta e altre piattaforme di social media di progettare servizi dannosi per i minori, alcuni genitori hanno rilasciato dichiarazioni forti all'uscita dell'aula. Il procedimento è considerato un caso "campione" negli Stati Uniti, con migliaia di cause simili in attesa di essere giudicate.
Tammy Rodriguez, madre di Selena, morta suicida a 11 anni in seguito a quello che la famiglia e gli avvocati definiscono un uso compulsivo dei social media, ha detto ai giornalisti di non provare alcuna soddisfazione nonostante la testimonianza del CEO di Meta. Ha ricordato il confronto in Congresso di Zuckerberg di due anni fa e ha sottolineato come la presenza in tribunale rappresenti comunque "qualcosa di grande"
"Sono qui per rappresentare mia figlia, Selena, che si è tolta la vita nel 2021 a 11 anni - ha detto Rodriguez - No, non provo alcuna soddisfazione. È molto simile a quanto accaduto al Congresso due anni fa, quando ha testimoniato sotto giuramento e mi sento come quel giorno quando sono uscita. Ma siamo qui, in un'aula di tribunale, e questo è già qualcosa di grande".
"Quello che abbiamo sentito oggi - ha affermato Matthew Bergman, fondatore Social Media Victims Law Center - è ciò che alla facoltà di legge mi insegnavano come 'pettifoggery', cioè l'arte di manipolare le parole per cambiare la realtà. Usare un linguaggio altisonante per oscurare la verità". "È stato un momento storico. Un evento rilevante nella storia del diritto americano, perché per anni una società di social media non aveva mai pensato che potesse accadere qualcosa del genere". "Questa testimonianza dimostra una cosa soltanto: la determinazione, la saggezza e il coraggio di madri come Tammy Rodriguez, che hanno portato avanti la causa delle loro figlie quando nessuno pensava che questi casi potessero nemmeno iniziare".