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"Demarcazioni", dal 20 al 22 marzo Festival geopolitico ad Ascoli

di TMNews mercoledì 25 febbraio 2026
1' di lettura

Ascoli, 25 feb. (askanews) - "Al primo Festival di geopolitica in Italia, dal 20 al 22 marzo, ad Ascoli Piceno, avremo tanti ospiti, relatori, giornalisti, filosofi. Parleremo di sicurezza, di relazioni internazionali, del problema geopolitico, del conflitto a Gaza, del conflitto in Ucraina, dell'importanza dell'intelligenza artificiale per la sicurezza del Piano Mattei. Avremo molti talk e relatori importanti, avremo Lucio Caracciolo ed Ernesto Galli della Loggia, solo per citarne un paio, e parleremo di tante problematiche, cercheremo di comunicarle a tutti, quindi cercheremo la nostra grande sfida quella di toccare temi molto complessi per poterli trasmettere al grande pubblico". Lo ha detto il Sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, nel corso della presentazione a Roma di Demarcazioni, festival di geopolitica che si terrà ad Ascoli dal 20 al 22 marzo.

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Sanremo, 25 feb. (askanews) - Seconda giornata del Festival di Sanremo. Dopo Can Yaman, stasera sul palco ad affiancare Carlo Conti e Laura Pausini ci sono Achille Lauro, Pilar Fogliati e Lillo.

A tenere banco sono soprattutto gli ascolti: 9 milioni e 600mila i telespettatori, pari al 58% di share, che nella media, hanno seguito la prima serata di questa 76esima edizione. Lo scorso anno furono 12 milioni e 630mila, 65,3% lo share. Carlo Conti ha detto che si aspettava un po' peggio: "Non ho battuto me stesso ma ho lo stesso sorriso, sono contento, rimane un risultato altissimo, il Festival sta bene".

Achille Lauro e Lillo hanno scherzato sulle possibili sorprese sul palco: "Qui c'è solo un generale, noi seguiamo Carlo. Traspare il suo lato umano, l'autenticità, di certo non gli farò sgambetti sul palco". "Sono felice di avere a fianco uno come Carlo, è una grande spalla, per chi cerca di intrattenere, e in senso positivo".

Protagonista della seconda serata ancora la musica, con 15 big in gara. Tra loro J-Ax che così ha spiegato il suo brano: "40, 60 anni di colonizzazione musicale degli americani, anche le loro cose ormai sono nostre. Io sono partito dal rap, che era esattamente questo, 30 anni fa mi dicevano 'cosa fai queste americanate'? E oggi è totalmente parte della nostra cultura. Quindi ho voluto semplicemente fare la parodia di una convention repubblicana", ha ironizzato.

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Sanremo, 25 feb. (askanews) - "Emozionante perché è un one shot. Non hai la possibilità di cantare con il pubblico che già conosce la canzone, non hai quel tifo. Ti metti a nudo per la prima volta davanti a tutti con un brano inedito. E' dura, è dura, il 90 per cento delle mie energie andavano nel cercare di controllare l'ansia e la paura di sbagliare": così il rapper Luché in conferenza stampa a Sanremo dopo la prima serata del festival.

"E' un'emozione davvero forte, un'esperienza che però ti fa crescere anche come artista e persona, perché devi imparare a controllarti e rimanere concentrato", ha aggiunto.

"Sfido chiunque a salire su quel palco e restare calmi come se cantassi a un karaoke. Io poi sono un rapper, mi affaccio alla melodia da poco, non mi definisco un cantante. Si sentono storie di cantanti che cantano da quando erano piccoli a cui tremano ancora le gambe. E' un'emozione davvero forte da gestire", ha sottolineato.

"Sulle critiche riguardo l'autotune, siamo nel 2026, ci rimango un po' così. Io rispetto i gusti di tutti, ma nel mio pezzo non c'è solo l'autotune, ma 5 o 6 effetti sulla voce per creare un sound internazionale, utilizzato in tutto il mondo, non capisco perché ancora qualcuno storce il naso. Ridurlo solo all'autotune scredita anche il lavoro del sound engineer", ha ribadito.

"Il Labirinto - ha proseguito parlando del suo brano - è un po' una metafora della vita, di una relazione, è anche un po' una metafora del mio cervello da cui alcuni pensieri non riescono mai a uscire. Credo che nella vita si esca e si rientri in questo labirinto più di una volta, il che fa anche bene, perché stare dentro la nostra testa ci può far capire molte cose di noi. Se se ne esce, bisogna uscirne più formati e consapevoli, la consapevolezza di noi stessi credo sia la chiave per risolvere molti problemi. La canzone parla un po' di me, un po' di una relazione da cui queste due persone non riescono a uscire e forse non ne vogliono uscire", ha concluso.

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Sanremo, Bambole di Pezza, video virale di un attacco sul femminismo

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La discussione ha preso le mosse da una domanda che mette in dubbio la rilevanza odierna del tema: "Non pensate che oggi, negli anni tremila oramai, questa contrapposizione sia un po' vecchia?" Alla richiesta, la band ha replicato: "La parola femminista ci piace molto è importante in una società in cui ancora non c'è la parità. Grazie della domanda perchè ci permette di parlarne. Non è andare contro gli uomini, ma volere un'equità".

La tensione è aumentata quando l'interlocutore ha sostenuto: "Non è una società patriarcale la nostra a casa mia comanda mia moglie", convinto che la parità tra i sessi sia ormai consolidata. Le musiciste hanno risposto in modo netto: "Ma le donne non dovrebbero avere potere in casa. Noi vogliamo parità ovunque".

Alla minimizzazione secondo cui "Le donne oggi lavorano fuori casa tanto quanto gli uomini , la band ha obiettato: "Non è vero. La parità di stipendi non c'è ancora ci sono tante ricerche che lo dimostrano", richiamando l'attenzione sulle disparità ancora presenti nella società.

Un passaggio controverso del video - in cui lo speaker pronuncia la frase anch'io posso essere stuprato - ha scatenato ulteriori reazioni di critica online, contribuendo alla diffusione virale del filmato.

Nel finale del confronto, accolto da applausi, le Bambole di Pezza hanno puntualizzato: "Non è una questione che gli uomini non possano subire violenze la differenza è tra un episodio possibile e un problema sistemico", sottolineando la necessità di leggere il fenomeno in chiave sociale più ampia. Il video continua a circolare con forza sui principali social network, dove la maggior parte dei commenti sottolinea la compostezza e la chiarezza delle musiciste nel ribadire le loro posizioni sulla parità di genere.

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