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Le donne attonite di Piero della Francesca, allora come oggi

di TMNews venerdì 27 febbraio 2026
2' di lettura

Venezia, 27 feb. (askanews) - Una storia nella storia. La mostra "Nulla di preciso", ospitata dalla Fondazione Querini Stampalia di Venezia e dedicata, semplificando, all'idea dell'effimero architettonico, si appoggia anche un'altra struttura effimera, quella dei ponteggi per restauri che hanno permesso a Ernesta Caviola, architettrice nella sua definizione, che ha potuto guardare molto da vicino alcuni degli affreschi più importanti di Piero della Francesca e ha visto, da femminista, i volti delle sue donne.

"Ci sono le immagini di queste donne che io ho colto sui ponteggi - ha detto ad askanews - quindi in una dimensione estremamente ravvicinata, alla Leggenda della vera Croce ad Arezzo, dentro la Basilica di San Francesco. Io racconto questo iato che uno constata in modo esplosivo nel momento in cui si avvicina fisicamente attraverso i ponteggi all'affresco e che è la totale fatica esistenziale delle donne e assenza dalla vita. Quindi nella Leggenda della vera Croce le figure maschili vivono prosperano si uccidono e poi giocano e invece le ragazze sono sono così come le vedete qua completamente attonite, perché noi siamo state private e anche adesso siamo private, in alcuni Paesi in modo esplicito, ma io ritengo siamo private in generale anche in una dimensione europea, della possibilità di una vita integrale".

Le fotografie e il film che Caviola presenta nella mostra veneziana documentano questo vuoto incolmabile, questa assenza, questo essere aliene alla vita delle figure femminili. Ma si tratta di una rivelazione, per quanto poderosa, che non è stata immediata.

"In questo caso qui a Querini - ha aggiunto la fotografa - l'assoluta precisione è stata la chirurgica visione, ottenuta anche attraverso il banco ottico, ma liftata nel tempo perché io dopo aver fatto le foto ci ho messo un anno e mezzo a capire che cosa dicevano".

E forse quello che queste donne dicono - o non dicono - con i loro volti è drammaticamente contemporaneo e per questo ci continua a turbare.

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