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Michael Armitage, la realtà della pittura dentro e oltre il presente

di TMNews venerdì 27 marzo 2026
2' di lettura

Venezia, 28 mar. (askanews) - Un presente impellente e drammatico raccontato con un linguaggio privo di temporalità, in uno dei musei che più valorizzano la pittura. Palazzo Grassi a Venezia ospita la mostra "The Promise of Change" dell'artista keniota-britannico Michael Armitage, un progetto imponente e a volte molto duro, ma che trascina lo spettatore in una diversa forma della realtà, venata di visione e di colori.

"Michael Amitage - ha spiegato ad askanews Jean-Marie Gallais, curatore della Pinault Collection e della mostra - è un pittore con un forte impegno. Utilizza la stessa tecnica dei grandi maestri, ma con una prospettiva africana, dipingendo non su tela, bensì su un supporto speciale ricavato dagli alberi. E affronta soggetti del nostro tempo con una tecnica che non è del nostro tempo, che esiste da sempre. E cita persino dipinti preistorici in questa mostra, insieme a immagini di attualità, mescolando il tutto per creare visioni di grande impatto. In passato c'era la religione, ora si tratta del potere dell'arte di parlare del mondo e di farci commuovere, ma anche di invitarci all'azione".

L'esposizione raccoglie 45 dipinti, alcuni di grandissimo formato, e più di cento studi, che ricompongono la trama del lavoro di Armitage e la densità dei temi che affronta, pur con rimandi a un realismo magico alla Salman Rushdie, tra l'altro autore di un testo per il catalogo. Ma come possiamo definire oggi questo tipo di dipinti? "Non è una fotografia, non è un film - ci ha risposto il curatore - è qualcosa che può esistere solo nella pittura, perché la pittura riguarda anche il tempo. Sono tempi diversi riuniti in un'unica composizione, ed è questo che le conferisce la sua forza. Ma poi è legata a qualcosa che potremmo definire una sorta di continuum nella storia della pittura figurativa. La pittura da sempre ha questa forza di generare emozioni".

Violenza, propaganda, migrazioni, ma anche rimandi alla classicità rivista in chiave contemporanea: Armitage lavora a occhi spalancati, e la mostra con lui, ma sono occhi particolari, che sanno evocare e stratificare, non solo il colore. "Non capita spesso - ha concluso Jean-Marie Gallais - di trovare un artista così abile sia nelle idee che nella loro realizzazione, il che lo colloca, a soli 40 anni, tra i grandi artisti del nostro tempo".

Accanto alla mostra di Michael Armitage Palazzo Grassi ospita anche un'esposizione dedicata all'artista indiano Amar Kanwar, che con le sue installazioni video molto particolari si ricollega al discorso politico su violenza e resistenza, questa volta nel contesto dell'Asia meridionale. (Leonardo Merlini)

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"IA, al Politecnico priorità resta insegnare lo spirito critico"

Milano, 28 mar. (askanews) - "L'intelligenza artificiale da un certo punto di vista potrebbe essere vista come un rischio perché noi lo vediamo nei nostri corsi, quando i nostri studenti studiano, dà tantissime scorciatoie, per cui lo studente oggi, grazie agli applicativi e ai modelli di generative IA più disparati arrivano direttamente alla soluzione e forse si impegnano meno ad apprendere e a creare quel quel percorso cognitivo che dà elasticità mentale". Lo ha detto Stefano Ronchi, vicerettore per la didattica al Politecnico di Milano, parlando di IA in occasione dell'open Day dell'ateneo.

"Il Politecnico - ha aggiunto - su questo fa scuola da tempo perché, ad esempio, sull'intelligenza artificiale noi abbiamo ricerca da oltre da da diversi decenni. Quello che la materia dell'ingegneria, ma anche nel mondo dell'architettura, del design fa bene, diciamo quello quello su cui noi stiamo investendo, è spingere gli studenti a porsi delle domande. Non accettare l'output che arriva da un sistema di intelligenza artificiale. o anche da un docente. Quindi quello che stiamo cercando di fare nei nostri corsi è sviluppare spirito critico mettendo in discussione anche quello che il docente dice in aula, perché non posso fidarmi di tutto quello che vedo nel mondo".

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Open Day al Politecnico di Milano, tre nuovi corsi di ingegneria

Milano, 28 mar. (askanews) - In un contesto in cui cresce la domanda di competenze nelle discipline STEM e nelle tecnologie digitali, il Politecnico di Milano ha aperto le porte ai futuri studenti con l'Open Day 2026, che ha visto la partecipazione di oltre 16mila ragazze e ragazzi. La giornata è dedicata a chi desidera conoscere da vicino l'offerta formativa dell'ateneo e scoprire come, dall'intelligenza artificiale alle tecnologie energetiche fino alla progettazione delle città sostenibili, l'ingegneria, l'architettura e il design possano contribuire a costruire un mondo migliore attraverso la ricerca, l'innovazione e la progettazione.

"Questa è sempre una giornata speciale - ha detto ad askanews la rettrice Donatella Sciuto - perché intanto coinvolge tantissimi dei nostri studenti già adesso e dei docenti che si mettono a disposizione di studenti futuri sperabilmente e famiglie, perché ci sono anche tanti genitori, che vogliono avere maggiori informazioni sul Politecnico, sia sui corsi di laurea sia sulla vita al Politecnico, il supporto economico, le disponibilità, i servizi che noi offriamo. Per cui è sempre un momento importante per tutti, non soltanto per per chi viene a vederci".

Tra le novità anche tre corsi di laurea triennale nell'ambito di ingegneria. "Quest'anno - ha aggiunto Stefano Ronchi, vicerettore per la didattica al Politecnico di Milano - lanciamo tre lauree completamente nuove nell'area dell'ingegneria, lauree internazionali che si affiancano alla laurea di Civil Engineering che abbiamo già da qualche anno. Queste tre lauree sono Engineering Science, Process Engineering e Industrial Engineering. Sono lauree internazionali, quindi un'offerta interamente in inglese per studenti italiani e ragazzi e ragazze che vengono da tutto il mondo. Oggi all'Open Day abbiamo visto persone che vengono dall'Olanda, dall'Inghilterra, dalla Francia, da tutta Europa per vedere queste nuove lauree".

Uno dei temi centrali del nostro presente è ovviamente quello dell'intelligenza artificiale, aspetto sul quale il Politecnico lavora già dal 1973. Ma quale scenario possiamo immaginare per i prossimi anni? "Cambieranno le mansioni - ci ha risposto la rettrice - ma io credo che comunque sia la persona quella che ha la testa. Ricordiamoci che intelligenza artificiale ha imparato delle cose da noi e quindi semplicemente poi le fa più velocemente sicuramente, ma siamo noi che dobbiamo prendere decisioni e siamo noi che dobbiamo mantenere il controllo".

In questa prospettiva tra gli obiettivi dell'ateneo milanese c'è quello di insegnare, oltre che competenze, anche una forma mentale in grado di accogliere i continui progressi scientifici. "La tecnologia si sta muovendo a una velocità elevatissima e se noi specializziamo troppo i nostri studenti, il rischio è che quando entro nel mondo del lavoro dopo pochi anni le competenze diventino già obsolete. Quindi l'aspetto fondamentale è insegnare loro la capacità di apprendere continuamente nuove tecnologie perché nell'arco della vita professionale loro cambieranno tantissimi lavori e adotteranno tecnologie che oggi noi neanche possiamo immaginare. L'altro aspetto molto innovativo è l'approccio didattico, ovvero noi abbiamo progettato, i corsi classici dell'ingegneria in modo direttamente applicato".

Con oltre 48mila studenti, il Politecnico di Milano è una delle principali università tecnico-scientifiche europee: il 97% dei suoi laureati magistrali è occupato a un anno dal titolo.

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Rubio: "La guerra con l'Iran non si trascinerà a lungo"

Cernay-la-Ville (Francia), 28 mar. (askanews) - Marco Rubio afferma che Washington ritiene ancora possibile raggiungere i propri obiettivi militari in Iran senza inviare truppe di terra. Il segretario di Stato americano aggiunge che Teheran non ha risposto al piano di pace trasmesso dagli Stati Uniti, ma ha inviato "messaggi" che indicano un interesse per una soluzione diplomatica.

"Questo conflitto non si trascinerà a lungo - afferma Rubio - Possiamo raggiungere tutti i nostri obiettivi senza truppe di terra, ma saremo sempre pronti a garantire al presidente il massimo margine di scelta e la massima possibilità di adattarsi a eventuali sviluppi imprevisti".

"Ci sono stati scambi di messaggi e segnali da parte del sistema iraniano, o di quel che ne resta, su una disponibilità a discutere di alcune questioni. Aspettiamo ulteriori chiarimenti su con chi siamo autorizzati a parlare, chi sarà il nostro interlocutore, di che cosa parleremo e quando si terranno questi colloqui", conclude il segretario di Stato.

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Sulla portaerei Cavour per capire l'attività Nato Neptune Strike

Bari, 28 mar. (askanews) - Ci troviamo sulla portaerei Cavour della Marina Militare, che partecipa alla prima iterazione 2026 della principale attività di vigilanza avanzata (eVA) della Nato, Neptune Strike 26, sino al primo aprile. L'esercitazione combina le capacità marittime dei carrier strike group e delle portaerei operanti nel Mediterraneo occidentale e centrale.

Sotto la guida delle Naval Striking and Support Forces Nato (STRIKFORNATO), con quartier generale a Oeiras, in Portogallo, l'Expeditionary Combat Group (ECG) Juan Carlos I della Marina spagnola, il Carrier Strike Group (CSG) della portaerei Cavour e il Carrier Strike Group (CSG) della portaerei francese Charles de Gaulle contribuiscono alle attività di vigilanza della Nato sul suo fianco meridionale e sud-orientale. Supportati dai velivoli a pilotaggio remoto (UAV) RQ-4D della Nato Intelligence, Surveillance and Reconnaissance Force (NISRF) con base a Sigonella, in Italia, i mezzi aerei dei gruppi d'attacco - inclusi caccia di quarta e quinta generazione - stanno effettuando missioni dal Mar Mediterraneo attraverso l'Europa continentale e la regione del Mar Nero. Le missioni comprendono l'ingaggio di obiettivi nei poligoni di tiro in Bulgaria, Polonia e Romania.

Carl Harwood, Chief Media Operations, Nato JFC Naples: "La Nato conduce molte esercitazioni durante l'anno, ma Neptune Strike è davvero unica e per questo la definiamo un'attività di vigilanza rafforzata. Parliamo di interoperabilità: abbiamo 32 alleati, molti dei quali dispongono di tecnologie incredibili. Ad esempio, in questa edizione di Neptune Strike e nelle precedenti, abbiamo Stati Uniti d'America, Regno Unito, Francia, Italia, Turchia: tutti con carrier strike group e capacità di lavorare insieme", afferma Harwood.

Ciò che rende Neptune Strike così importante, spiega Harwood, è il fatto che si impara reciprocamente come ciascuno opera e comunica: dal linguaggio alle tattiche. Non solo: a bordo della portaerei Cavour è apparsa molto chiara la portata di rinnovamento tecnologico che l'F-35B reca con sé. "Siamo stati molto fortunati a essere presenti alla dimostrazione dei colleghi italiani sull'ITS Cavour. L'F-35B è in grado di operare sia da terra su una nave americana, britannica o italiana, il che offre portata e capacità estese. Ci hanno anche detto che lavorano molto bene insieme con l'AV-8B Harrier, ma l'F-35B vale quattro o cinque Harrier per via delle capacità, della portata e della tecnologia. Perché è un caccia di quinta generazione: l'F-35B sta cambiando le regole del gioco, sì, è sicuramente un cambiamento epocale", chiosa il Chief Media Operations di JFC Naples.

Queste esercitazioni e attività servono a testare le capacità a lungo raggio della Nato e l'interoperabilità dell'Alleanza in ambito aereo, terrestre e marittimo. Inoltre, utilizzando lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, la Nato mantiene la sua presenza nella regione per continuare la sua vigilanza lungo il confine orientale, nell'ambito del suo approccio di difesa a 360 gradi, per contrastare qualsiasi eventuale minaccia proveniente da qualsiasi direzione. A questa edizione dell'esercitazione Neptune Strike 26 partecipano Albania, Bulgaria, Croazia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Stati Uniti d'America.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Gualtiero Benatelli

Immagini: askanews, Nato Multimedia, archivio

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