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Iran, Fmi: con guerra prevediamo richieste aiuti fino a 50 mld dollari

di TMNews giovedì 9 aprile 2026
1' di lettura

Washington, 9 apr. (askanews) - "Date le ripercussioni della guerra in Medio Oriente, prevediamo che la domanda a breve termine di sostegno del Fmi alla bilancia dei pagamenti aumenti fino a una cifra compresa tra i 20 e i 50 miliardi di dollari, con il limite inferiore prevalente se il cessate il fuoco reggerà". Lo ha dichiarato la direttrice generale del Fondo Monetario Internazional, Kristalina Georgieva, nel suo intervento di presentazione della sessione primaverile dei lavori del Fondo.

Se non ci fosse stato lo shock causato dalla guerra in Iran, "avremmo rivisto al rialzo le previsioni di crescita globale. Ma ora, anche il nostro scenario più ottimistico prevede una revisione al ribasso delle previsioni di crescita", ha aggiunto.

Georgieva ha descritto un quadro complesso, in cui la guerra in Medio Oriente ha portato gravi conseguenze sulla vita di milioni di persone, generando "insicurezza alimentare per altre 45 milioni di persone o più, portando il numero totale di persone che soffrono la fame a oltre 360 milioni", ha spiegato.

Anche il futuro resta incerto e potrebbero servire provvedimenti per dare fiato all'economia mondiale. Secondo Georgieva "se le aspettative di inflazione rischiano di disancorarsi e innescare una costosa spirale inflazionistica, allora le banche centrali dovrebbero intervenire con decisione con un aumento dei tassi".

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Merz: raid israliani in Libano rischiano di far fallire processo pace

Berlino, 9 apr. (askanews) - La prosecuzione della campagna militare israeliana in Libano rischia di far deragliare i colloqui di pace attesi tra Stati Uniti e Iran sul conflitto in Medio Oriente. Lo ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha espresso "particolare preoccupazione" per la situazione nel sud del Libano e ha chiesto a Israele di fermare gli attacchi intensificati. Merz ha inoltre indicato tre priorità per Berlino: fermare l'escalation militare, evitare che la crisi pesi ulteriormente sui rapporti tra Stati Uniti e alleati europei della Nato e ristabilire in modo rapido e stabile la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

"Guardiamo con particolare preoccupazione alla situazione nel sud del Libano - ha detto Merz - La durezza con cui Israele sta conducendo la guerra lì potrebbe far fallire l'intero processo di pace, e questo non deve accadere. Per questo ieri, insieme ad altri capi di Stato e di governo, ho chiesto al governo israeliano di porre fine agli attacchi ulteriormente intensificati".

"Come abbiamo fatto nelle ultime settimane, ci coordiniamo in modo stretto e continuo con i partner in Europa e nella regione. Perseguiamo - ha aggiunto il cancelliere tedescoo - in particolare tre obiettivi. Primo: vogliamo una rapida fine dell'escalation militare, che destabilizza sempre più il Medio Oriente, gioca sempre di più nelle mani della Russia e nel frattempo crea incertezze globali".

"In secondo luogo - avverte Merz - non vogliamo che questa guerra, che è diventata uno stress test transatlantico, aggravi ulteriormente i rapporti tra gli Stati Uniti e i partner europei della Nato. Con tutta la comprensione per chi chiede una linea dura, lasciatemi dire chiaramente che non vogliamo, io non voglio, una divisione della Nato. La Nato è garanzia della nostra sicurezza, anche e soprattutto in Europa. Dobbiamo continuare a mantenere il sangue freddo".

"E infine, terzo, vogliamo che la libera navigazione nello Stretto di Hormuz venga ristabilita rapidamente e in modo stabile. Si tratta di difendere principi fondamentali del diritto internazionale, perché solo se Hormuz tornerà libero si attenueranno gradualmente gli enormi sconvolgimenti dei mercati energetici, di cui la Germania e il mondo intero stanno soffrendo pesantemente", conclude il cancelliere.

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Russia, Memorial dichiarata "estremista", l'ong reagisce: "E' kafkiano"

Roma, 9 apr. (askanews) - Dopo un esame sommario e a porte chiuse, a cui non sono stati ammessi nemmeno gli avvocati, la Corte Suprema russa ha dichiarato "estremista" la Ong per i diritti umani "Memorial", una delle ormai poche voci critiche del regime di Vladimir Putin, che fin dalla tarda epoca sovietica ha documentato le persecuzioni politiche dei successivi regimi russi, incluse ricerche sulle vittime delle purghe di Iosif Stalin. Come spiega la rappresentante legale del gruppo Natalia Sekretareva, contattata dall'Afp in Brasile, da dove lavora, il sistema persecutorio messo in atto dal regime contro i suoi dissidenti è "assurdo" perché avvolto dal segreto più totale.

"Non è la prima volta che succede una cosa del genere, ma è comunque scioccante quando capita a te", osserva Sekretareva, che precisa: "Non appena ne siamo venuti a conoscenza in tribunale, abbiamo immediatamente inviato un avvocato. Non gli è stato permesso di entrare, né di prendere visione di alcun documento. Oggi il tribunale ha deciso che a nessuno sarà consentito partecipare al processo per conto di Memorial, poiché l'International Memorial Society è un'organizzazione non registrata e, di conseguenza, si presume che non si conosca chi ne sia a capo.

"Ci troviamo quindi in una situazione in cui non abbiamo la minima idea di chi sia effettivamente l'imputato, chi sia questa persona, di cosa sia esattamente accusata, né perché ciò venga considerato estremismo. In altre parole, è come se l'organizzazione non esistesse affatto, e per questo motivo non ci è stato permesso di partecipare al processo, mentre i procedimenti penali saranno fin troppo reali. E questo senso kafkiano di assurdità in cui viviamo è, credo, la mia impressione più forte di oggi: quanto tutto ciò sia totalmente assurdo".

"E ora - spiega la legale - chiunque abbia partecipato in qualche modo alle manifestazioni organizzate da Memorial, all'iniziativa 'Il ritorno dei nomi' e così via, temerà di essere perseguito come complice di estremisti. Ciò non significa che tutti, senza eccezioni, saranno sottoposti a procedimenti penali, ma un numero molto elevato di persone che sono ancora in Russia vivrà nella paura".

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A Catania bilancio finale per Samothrace che chiude e rilancia

Roma, 9 apr. (askanews) - Oltre 2.000 ricercatori coinvolti, di cui 300 giovani e il 45% donne. Più di 100 prototipi sperimentali sviluppati, 5 spin-off avviati, 70 brevetti depositati e 600 pubblicazioni scientifiche. Sono questi i numeri che raccontano la conclusione del progetto SAMOTHRACE - Sicilian Micro and Nano Technology Research and Innovation Center - dopo quattro anni di attività. Un bilancio significativo presentato oggi a Catania, mercoledì 8 aprile, nell'aula S. Mazzarino del Monastero dei Benedettini, in occasione dell'evento finale che ha riunito istituzioni, mondo accademico e imprese. Ma lo sguardo è già rivolto al futuro: sono infatti due i nuovi progetti già approvati e finanziati, per un valore complessivo di 40 milioni di euro. "La Fondazione Samothrace è capofila di due cordate da 20 milioni di euro, che coinvolgono non solo la Sicilia ma il territorio nazionale, con la collaborazione di hub di Roma e Milano - ha dichiarato il presidente della Fondazione Samothrace Salvatore Baglio - Il primo progetto si chiama "Eh-lix" e si occuperà di mettere a terra la filiera che va dalle micro e nanotecnologie ai dispositivi per la fruizione e la valorizzazione dei beni culturali; il secondo è denominato "Quantas" e utilizzerà le tecnologie quantistiche sui dispositivi microelettronici per aumentare sensibilità e selettività nell'ambito dell'agricoltura e dell'energia".

"Un risultato reso possibile anche dal quadro normativo nazionale - ha aggiunto Fabrizio Cobis del Ministero dell'Università e della Ricerca - grazie al decreto ministeriale n. 307 del 18 marzo 2025 emanato dal MUR, che prevede azioni di proseguimento per gli HUB PNRR invitandoli a fare squadra, come ha fatto Samothrace, esempio concreto di come la ricerca si trasformi in soluzione". Per l'Università di Catania, il progetto rappresenta una conferma del ruolo strategico dell'Ateneo. "Samothrace - ha dichiarato il rettore Enrico Foti - ha dimostrato che il nostro Ateneo è già oggi al centro di un ecosistema di innovazione capace di generare ricerca, brevetti e collaborazione tra università, imprese e istituzioni. La sfida, ora, è trasformare questi risultati in un modello stabile e duraturo, capace di produrre lavoro qualificato e nuove opportunità sul territorio. L'Università di Catania intende consolidarsi come un vero polo di ricerca e sviluppo, capace di attrarre tutti gli attori dell'innovazione e di mettere a sistema competenze, investimenti e progettualità". Presente anche il sindaco Enrico Trantino, che ha sottolineato l'impatto sul territorio: "Catania, tra le realtà urbane italiane con la più alta incidenza di auto private, rappresenta un caso emblematico di congestione strutturale e pressione sul sistema della mobilità. In questo contesto, il lavoro sviluppato all'interno del pillar dedicato alla mobilità sostenibile si è rivelato strategico, consentendo di attivare un confronto concreto con l'Università per soluzioni intelligenti, integrate e orientate al futuro".

Momento centrale della mattinata è stata la tavola rotonda "La voce agli Spoke", moderata dal giornalista Massimo Cerofolini, occasione di confronto tra i protagonisti dei diversi ambiti progettuali.

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Crosetto: "Piano Difesa pronto ma servono scelte politiche e risorse"

Roma, 9 apr. (askanews) - "Il mondo è cambiato" e l'Italia, di fronte al ritorno della guerra in Europa, ha bisogno di una difesa diversa da quella immaginata fino a pochi anni fa. Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto nel corso del question time al Senato, spiegando che gli strumenti per adeguare il sistema sono già stati definiti dagli Stati maggiori, che un nuovo Piano è pronto ma che tempi, risorse e riforme dipenderanno da decisioni politiche, dai vincoli di bilancio europei e dal Parlamento.

"L'ho detto mille volte, non abbiamo una difesa adeguata semplicemente perché la difesa di cui abbiamo bisogno nei tempi che stiamo vivendo da 4 anni è profondamente diversa da quelli che tutti immaginavano di aver bisogno fino a 4 anni fa. Il mondo - ha affermato Crosetto - è cambiato. Abbiamo riscoperto la guerra all'interno dell'Europa".

"Gli investimenti di difesa - ha aggiunto il ministro - richiedono anni di programmazione, anni di finanziamento". "La difesa ha il piano pronto. Ciò che servirebbe per adeguare la nostra difesa è pronto, è chiaro, è stato definito dagli Stati Maggiori. C'è un piano - ha spiegato - che è stato reso compatibile con le possibilità di un futuro aumento, ma il fatto che ci sia un futuro aumento non dipende dalla difesa, dipende dal parlamento, dipende da una decisione politica, dipende dai vincoli di bilancio europei, dipende dalla situazione finanziaria".

"Noi abbiamo tutto pronto - ha ribadito Crosetto - A presto verrà presentata anche una riforma della difesa che servirà al paese per i prossimi 20 anni, ma sarà il Parlamento a decidere se gli serve, se ne ha bisogno, e in qualche modo come finanziarla".

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