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"Mr. Nobody against Putin", dopo l'Oscar arriva nei cinema italiani

di TMNews lunedì 13 aprile 2026
1' di lettura

Roma, 13 apr. (askanews) - "Mr. Nobody against Putin - Il film contro tutte le guerre" ha appena vinto l'Oscar come miglior documentario e dal 16 aprile arriva nei cinema italiani. Cento proiezioni in più di 30 città italiane, a cominciare da quella al cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, a Roma, accompagnata da Andrea Segre, Francesca Mannocchi, Marco Damilano e Andrea Fabozzi.

Il documentario diretto da David Borenstein e Pavel Talankin è la testimonianza di un insegnante durante la guerra, un reportage "segreto" per mostrare come il potere vorrebbe riscrivere l'educazione.

Pavel Talankin, per tutti Pasha, è un insegnante molto amato della scuola di una piccola città russa. Quando la Russia invade l'Ucraina cambia il corso della vita quotidiana per tutti e all'improvviso anche la scuola si trasforma: le lezioni si riempiono di retorica patriottica, nascono gruppi giovanili militarizzati e l'educazione diventa uno strumento di propaganda. Costretto, come videomaker dell'istituto, a documentare le attività ufficiali, Pasha decide di usare la videocamera per raccontare ciò che accade davvero intorno a lui.

Pavel filma dall'interno la progressiva normalizzazione della guerra, il peso del consenso e il coinvolgimento crescente dei più giovani. Quella che nasce come una testimonianza privata si trasforma in un gesto di resistenza silenziosa e quotidiana, che lo porterà a scegliere di lasciare il proprio Paese per portare quelle immagini al mondo.

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"Stavamo percorrendo la strada fino a quando abbiamo raggiunto questo punto, dove abbiamo trovato l'esercito e i coloni che hanno impedito ai nostri studenti di passare", ha spiegato Bassam Jabr, direttore della Pubblica istruzione del direttorato di Yatta.

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"Considero il mio ruolo di leader di transizione come completamente neutrale e al di sopra delle parti. Non prendo posizione. Non sostengo né la repubblica né la monarchia. Sostengo una soluzione democratica", ha aggiunto Pahlavi, in esilio dalla rivoluzione islamica del 1979.

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"A prescindere da come si evolverà l'operazione militare attualmente sospesa, se accelererà la caduta della Repubblica islamica o si limiterà ad acuire le fratture al suo interno, l'esito della rivoluzione iraniana non sarà determinato da alcuna forza esterna. Sarà determinato dal popolo iraniano stesso", ha concluso, chiedendo di evitare di schierare dei 'boots on the ground' di eserciti stranieri, mentre per dare agli iraniani quel ruolo, "è necessario fornire loro una protezione aggiuntiva".

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