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Meloni: serve burocrazia Ue "senza lacciuoli". Ed apre a Confindustria

di TMNews martedì 26 maggio 2026
1' di lettura

Roma, 26 mag. (askanews) - "Ve lo dico perché l'Italia intende tenere il punto su questo tema. Anche da qui si testa il cambio di passo politico e strategico dell'Europa. Solo se noi semplifichiamo, se rendiamo più veloci i processi amministrativi possiamo rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita. Soprattutto, solo se diciamo a chiare lettere che la regola è la libertà, tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore, già tutelato, deve essere consentito senza condizioni, senza condizionamenti, senza lacci, senza lacciuoli e senza gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l'iniziativa eocnomica". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, parlando all'assemblea annuale di Confindustria, in riferimento alla burocrazia europea.

Rivolgendosi alla platea ha poi aggiunto: "Vorrei proporvi di avviare subito un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia".

"Penso sia fondamentale farlo insieme - ha aggiunto - perchè quando c'è un servizio che non funziona devi interrogare gli utenti. E voi siete gli utenti della burocrazia italiana e coloro che più di tutti possono aiutarci a risolvere le incrostazioni che vi hanno impedito di correre in questi anni come avreste potuto se non aveste dovuto rendere conto alle degenerazioni della burocrazia".

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"Insufficiente perché troppo burocrazia e non sufficiente riconoscimento delle emergenze. Da cui una serie di proposte che sono state richiamate, sia dal presidente di Confindustria, sia dal capo del governo. E, appunto, una è meno burocrazia e soprattutto meno rigidità - ha aggiunto Gros-Pietro -. Due, più attenzione alle emergenze e al problema alla rilevanza di questi problemi per i cittadini nell'immediato e per il futuro. Basta parlare di giovani senza fare qualcosa per loro: questo deve essere un punto chiave".

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"I Wep - ha detto Darya Majidi, Presidente di UN Women Italy - sono i sette principi, Women Emporement principles, che le Nazioni Unite da tempo hanno offerto alle aziende come un framework di riferimento per poter valutare in un modo quantitativo la situazione della gestione della parità di genere non solo nell'azienda, ma anche fuori dall'azienda. Questi sette principi sono diffusi poco in Italia quindi l'obiettivo nostro è far conoscere questo riconoscimento importante delle Nazioni Unite e soprattutto creare una community, un network tra le aziende che hanno già firmato o le aziende che magari sono certificate con altri certificazioni come ISO o UNI e creare un ecosistema sano fra le aziende virtuose".

Nel corso dell'incontro è stato presentato il rapporto "Le aziende Wep in Italia", realizzato da Deloitte con Un Women Italy e Winning Women Institute, che evidenzia come nel mondo abbiano aderito ai Wep oltre 12 mila aziende in più di 190 Paesi, mentre in Italia le imprese firmatarie sono oggi 182.

"Il primo elemento sicuramente è garantire, e dal report questo emerge, un equo accesso al mondo del lavoro. Nel momento in cui lo garantiamo il secondo elemento sul quale è importante lavorare, e nel report emerge molto chiaramente, è un tema di progressione della carriera. L'Italia ha in questo caso un dato medio di board member in quota femminile di più del 44%, superiore alla media europea, grazie a interventi normativi che hanno portato a un'accelerazione del nostro Paese, ma se guardiamo all'interno della composizione solo il 2,9% di donne occupa posizioni in grado di essere driver decisionali" ha evidenziato Silvana Perfetti, Chair Deloitte Central Mediterranean.

C'è poi il mondo delle istituzioni, che oltre a fornire servizi adeguati, deve dare il buon esempio favorendo l'uguaglianza di genere all'interno delle proprie mura.

"Investire sulle risorse umane, in particolare sulla leadership al femminile, è un po' un atout che abbiamo bisogno di coltivare e far sì che diventi strutturale e non solo episodico. Abbiamo lavorato sulla certificazione della parità sul bilancio di genere, ma in generale su tutte quelle esperienze che fanno crescere la consapevolezza di come sia importante oggi creare il contesto per cui uomini e donne insieme possono far crescere il loro percorso personale e la comunità nel suo insieme" ha concluso Anna Scavuzzo, vice sindaco di Milano.

Segnali positivi arrivano infine dal fronte della certificazione di parità di genere: a febbraio 2026 le aziende italiane certificate secondo la UNI/PdR 125 hanno superato quota 12 mila, ben oltre il target fissato dal Pnrr. Un dato che, secondo i promotori, dimostra una crescente attenzione verso strumenti concreti e misurabili per ridurre il divario di genere.

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