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Ue, 26 scienziati chiedono regole distinte per prodotti smoke-free

di TMNews martedì 26 maggio 2026
2' di lettura

Roma, 26 mag. (askanews) - Iniziato, lo scorso 22 maggio, il periodo di consultazione pubblica sulla revisione della direttiva dell'Unione Europea sui prodotti del tabacco e della direttiva sulla pubblicità del tabacco della Commissione Europea. Il dibattito, si è progressivamente spostato su un terreno più articolato. Non si parla più solo della riduzione del consumo, ma anche della distinzione tra categorie di prodotto profondamente diverse tra loro.

A riaccendere il confronto, la recente lettera inviata alla Commissione Europea da 26 scienziati ed esperti di salute pubblica, che chiedono di considerare con maggiore attenzione le differenze tra prodotti combustibili tradizionali e alternative smoke-free, richiamando inoltre un ampio corpus di evidenze scientifiche (131 studi) che, secondo i firmatari, non sarebbe stato adeguatamente valorizzato nel processo di revisione normativa.

Tra i principali player globali del comparto c'è una realtà come Imperial Brands, il cui portafoglio include anche prodotti di nuova generazione (NGP) come il dispositivo di tabacco riscaldato PULZE 3.0. Il tema della revisione normativa europea richiede un approccio coerente con l'evoluzione del contesto scientifico e regolatorio in corso, come ha dichiarato Enrico Ziino, Presidente di Imperial Brands Italia: "Il dibattito aperto in queste settimane da autorevoli esponenti della comunità scientifica europea conferma quanto sia importante che la revisione della Direttiva europea sui prodotti del tabacco venga affrontata con un approccio pragmatico e fondato sulle evidenze scientifiche, non su posizioni ideologiche. Continuare a trattare in modo indistinto prodotti combustibili e alternative smoke-free significa ignorare un confronto scientifico e regolatorio che a livello internazionale è ormai sempre più consolidato. Le alternative senza combustione non sono prive di rischi e devono essere regolamentate con grande rigore, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei minori. Ma proprio per questo serve una regolamentazione proporzionata, capace di distinguere tra categorie di prodotto profondamente diverse tra loro e di valutare innovazione e dati scientifici in modo oggettivo. Il rischio, altrimenti, è quello di adottare misure inefficaci rispetto agli obiettivi di riduzione del fumo che l'Europa si è posta, favorendo la crescita del mercato illecito, con prevedibili conseguenze dannose su criminalità, sicurezza dei prodotti e ricadute negative anche sul piano sanitario. Per raggiungere davvero questi obiettivi, serve quindi meno ideologia e più solidità scientifica."

Il tema si inserisce in una fase cruciale per l'Europa, chiamata a ridefinire il quadro regolatorio dei prodotti del tabacco e della nicotina in un contesto in cui innovazione, salute pubblica e sostenibilità normativa si intrecciano sempre di più. Al centro della discussione, appunto, il principio della proporzionalità regolatoria: trattare in modo differente prodotti differenti, soprattutto alla luce del potenziale rischio ridotto associato alle alternative senza combustione rispetto alle sigarette tradizionali.

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"I Wep - ha detto Darya Majidi, Presidente di UN Women Italy - sono i sette principi, Women Emporement principles, che le Nazioni Unite da tempo hanno offerto alle aziende come un framework di riferimento per poter valutare in un modo quantitativo la situazione della gestione della parità di genere non solo nell'azienda, ma anche fuori dall'azienda. Questi sette principi sono diffusi poco in Italia quindi l'obiettivo nostro è far conoscere questo riconoscimento importante delle Nazioni Unite e soprattutto creare una community, un network tra le aziende che hanno già firmato o le aziende che magari sono certificate con altri certificazioni come ISO o UNI e creare un ecosistema sano fra le aziende virtuose".

Nel corso dell'incontro è stato presentato il rapporto "Le aziende Wep in Italia", realizzato da Deloitte con Un Women Italy e Winning Women Institute, che evidenzia come nel mondo abbiano aderito ai Wep oltre 12 mila aziende in più di 190 Paesi, mentre in Italia le imprese firmatarie sono oggi 182.

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