Ottant'anni di Repubblica: quando l'Italia scelse il futuro
Bologna, 1 giu. (askanews) - Giugno 1946. L'estate più calda del secolo si abbatte su un Paese ancora in macerie. Le città portano le cicatrici dei bombardamenti, gli indirizzi sono scomparsi, tornano prigionieri e rifugiati. Eppure, in quella mattina rovente, venticinque milioni di italiani fanno qualcosa che molti di loro non hanno mai fatto: entrano in una cabina elettorale. Per la prima volta votano anche le donne. E sul tavolo c'è una sola, enorme domanda: monarchia o repubblica. Ottant'anni dopo, ricostruiamo quei giorni con la Patrizia Dogliani, ordinario di Storia contemporanea all'università di Bologna.
"La Festa della Repubblica è la più importante festività civile del Paese, che celebra la nazione nelle sue istituzioni democratiche. E' simile al 4 luglio negli Stati Uniti o al 14 luglio in Francia: forse un po' meno popolare, ma certamente la più ufficiale".
Si vota il 2 e la mattina del 3 giugno. E gli italiani vanno alle urne prestissimo: a mezzogiorno del primo giorno ha già votato quasi la metà degli aventi diritto. Per moltissimi è un esordio assoluto. Una generazione intera si affaccia per la prima volta alla democrazia. "Si celebra in questi giorni anche il voto alle donne, come se il 2 giugno fosse solo la festa del voto alle donne - ricorda Dogliani -. Di fatto molte donne avevano già votato alle amministrative, perché le comunali si erano tenute nel marzo-aprile precedente, cioè nel '46, alcune nell'autunno. Quindi una buona parte, più della metà delle donne aventi diritto, aveva già messo la propria scheda nell'urna nella primavera precedente. E occorre sottolineare che anche per moltissimi uomini è la prima volta: le ultime elezioni politiche vere si erano tenute nel '24".
La Repubblica vince con il 54 per cento, ma il risultato non arriva subito: tra verifiche e ricalcoli, l'annuncio slitta al pomeriggio del 5 giugno. La geografia del voto racconta un Paese diviso: un Nord compatto - a Ravenna la Repubblica sfiora il 90 per cento - e un Sud, con le isole, a maggioranza monarchica. Lo scontro che tutti temevano, però, non arriva. E il primo presidente provvisorio è un monarchico, De Nicola. "Siamo a un equilibrio perfetto, su cui poi l'Italia, con tutte le difficoltà e le crisi politiche e istituzionali, in qualche maniera ha retto fino a oggi".
A un anno dalla fine della guerra, gli italiani avevano voglia di voltare pagina. "Vennero dati loro due bollettini, e questo è molto interessante - spiega la professoressa di Storia contemporanea -: uno azzurro, nel quale dovevano indicare il partito e tre preferenze, e un altro che veniva ricordato perché era di colore giallo, lo stesso giallo del telegramma dell'epoca, con la possibilità di scegliere tra Repubblica e monarchia. Repubblica a sinistra, monarchia a destra. Non so se questo posizionamento potesse aiutare l'elettore a scegliere meglio: una corona da una parte e un'Italia turrita dall'altra. Però è interessante, perché da questa Italia turrita si è poi elaborata una rappresentazione più ufficiale del Paese, con la stella a cinque punte, la quercia e l'ulivo, che sarà poi scelto come segno di pace a partire dagli anni Quaranta".